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Bruxelles, 1.3.2010
COM(2010)66 definitivo
LIBRO VERDE
La protezione e l’informazione sulle
foreste nell’UE:
preparare le foreste ai cambiamenti climatici
Il presente Libro verde è finalizzato ad
avviare un dibattito sulle opzioni possibili per definire un approccio dell’Unione
europea (UE) alla protezione e all’informazione su boschi e foreste nell’ambito
del piano d’azione dell’UE per le foreste, come annunciato nel Libro bianco
della Commissione «L’adattamento ai cambiamenti climatici: verso un quadro d’azione
europeo»[1].
Nelle conclusioni del 25 giugno 2009 sul Libro bianco in questione il
Consiglio sottolineava che i cambiamenti climatici hanno avuto e avranno un
impatto anche sulle foreste. E poiché tale impatto avrà, a sua volta,
conseguenze di carattere socioeconomico e ambientale è opportuno prepararsi sin
d’ora, in modo che le foreste dell’UE possano continuare a svolgere tutte le
loro funzioni anche in condizioni climatiche mutevoli.
In questo contesto, l’intervento di protezione
delle foreste nell’UE dovrebbe puntare a garantire che queste, in futuro,
continuino a svolgere tutte le loro funzioni produttive, socioeconomiche ed
ambientali.
Alla luce del principio di sussidiarietà[2],
gli Stati membri (SM) sono responsabili in primo luogo della politica forestale
mentre l’UE svolge un ruolo limitato, destinato principalmente a garantire un
valore aggiunto alle politiche e ai programmi nazionali in materia
–
monitorando ed eventualmente riferendo
informazioni sullo stato delle foreste dell’UE,
–
anticipando le tendenze a livello
mondiale e attirando l’attenzione degli SM sulle sfide emergenti e
–
proponendo e possibilmente coordinando o
sostenendo le opportunità di azione tempestiva a livello di UE.
–
Il dibattito che il presente documento
intende avviare dovrebbe pertanto concentrarsi sulle modifiche che i
cambiamenti climatici imporranno alle condizioni di gestione e protezione delle
foreste in Europa e sulla possibile evoluzione della politica UE, che sarà
chiamata a dare un contributo più sostenuto alle iniziative adottate in questo
campo dagli Stati membri. In particolare, occorre interrogarsi sulle sfide da
affrontare, su come l’UE può contribuire a risolverle e sulla necessità di
disporre di maggiori informazioni.
A livello mondiale l’importanza che rivestono la
tutela delle foreste e la loro gestione sostenibile è stata riconosciuta
fin dal 1992, anno in cui la conferenza delle Nazioni Unite per l’ambiente
e lo sviluppo ha adottato i «principi di Rio sulle foreste»[3].
La convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC)
riconosce il ruolo importante svolto dalle foreste nel bilancio dei gas serra a
livello mondiale mentre la convenzione sulla diversità biologica (CBD)[4]
affronta il problema della biodiversità delle foreste attraverso un programma
di lavoro più esteso. Anche la convenzione delle Nazioni Unite per la
lotta alla desertificazione (UNCCD) riconosce il prezioso contributo fornito
dalle foreste per realizzare gli obiettivi della convenzione.
In ambito internazionale l’UE contribuisce ad una
migliore tutela delle foreste con il piano d’azione FLEGT[5]
(applicazione delle normative, governance
e commercio nel settore forestale) e con un’iniziativa volta a ridurre le
emissioni prodotte dalla deforestazione e dal degrado delle foreste[6],
che contribuisce al dibattito post-2012 nell’ambito della convenzione UNFCCC.
A livello paneuropeo, la conferenza ministeriale
per la protezione delle foreste in Europa (MCPFE)[7]
ha definito, nel 1993, la gestione sostenibile delle foreste come «la gestione
e l’uso dei terreni forestali secondo modalità e tassi in grado di mantenerne
la biodiversità, la produttività, la capacità di rigenerazione, la vitalità e
le potenzialità di svolgere, nel presente e in futuro, le rispettive funzioni
ecologiche, economiche e sociali a livello locale, nazionale e mondiale, senza
danneggiare altri ecosistemi». Alle conferenze successive[8]
sono state presentate raccomandazioni per la gestione sostenibile e la tutela
delle foreste nonché criteri e indicatori per le relazioni nazionali. Tutti gli
Stati membri dell’UE e la Commissione hanno firmato le risoluzioni della MCPFE
confermando che la gestione sostenibile delle foreste e la multifunzionalità
rappresentavano l’approccio di base alla silvicoltura.
A livello dell’UE, la strategia forestale per l’Unione europea[9]
definisce i principi comuni della silvicoltura UE — gestione sostenibile e
multifunzionalità — ed elenca i processi e le attività internazionali da
seguire in ambito UE. Il piano d’azione dell’UE per le foreste[10]
si basa sulla strategia forestale UE e funge da strumento di coordinamento per
le attività e le politiche relative alle foreste a livello di UE. Tra le varie
finalità del piano d’azione figurano il mantenimento e un adeguato
rafforzamento della biodiversità, il sequestro del carbonio, l’integrità, lo
stato di salute e la resilienza degli ecosistemi forestali a varie scale
geografiche, perché il corretto funzionamento di tali ecosistemi è un elemento
chiave per mantenere la capacità produttiva. Il documento prevede iniziative
per giungere ad un sistema europeo di monitoraggio delle foreste e per tutelare
maggiormente le foreste dell’UE.
Il presente Libro verde:
–
presenta sinteticamente la situazione
generale e l’importanza delle foreste a livello mondiale;
–
descrive le caratteristiche delle foreste
UE e delle funzioni che queste svolgono;
–
individua le sfide principali che toccano
le foreste UE in un clima in evoluzione e le modalità in cui queste possono
comprometterne le funzioni;
–
presenta una rassegna generale degli
strumenti disponibili per garantire la protezione delle foreste e dei sistemi
esistenti di informazione sulle foreste che potrebbero essere utilizzati per
affrontare le sfide descritte e monitorare gli impatti sull’ambiente e gli
effetti delle azioni.
Il Libro verde solleva inoltre una serie di
questioni in merito all’elaborazione di opzioni per la protezione e l’informazione
sulle foreste all’interno dell’UE in una situazione di cambiamenti climatici.
Le risposte delle istituzioni UE, degli Stati membri, dei cittadini UE e
di altre parti interessate saranno alla base e ispireranno le considerazioni
della Commissione in merito ad eventuali azioni supplementari da adottare a
livello di UE per preparare meglio le foreste dell’UE ad affrontare i
cambiamenti climatici e a svolgere con più efficacia le proprie funzioni. Il
presente documento può anche dare un contributo al dibattito sul possibile
aggiornamento della strategia forestale dell’UE per quanto riguarda gli aspetti
legati al clima.
Mentre gli Stati membri dell’UE non hanno una
definizione comune di «foresta», le definizioni usate dall’Organizzazione delle
Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO) e dalla
Commissione economica per l’Europa delle Nazioni Unite (UNECE)[11]
nelle rispettive valutazioni periodiche delle risorse forestali e impiegate
anche dalla MCPFE offrono una descrizione operativa adeguata ai fini di una
riflessione sul tema della protezione delle foreste.
«Foresta»: territorio con copertura
arborea (o livello equivalente di carico) maggiore del 10% su un’estensione
maggiore di 0,5 ettari. Gli alberi devono poter raggiungere un’altezza minima
di 5 m a maturità in situ.
«Altre terre
boscate» (OWL): territorio con copertura arborea (o livello equivalente di carico)
compresa tra il 5 e il 10% di alberi che devono poter raggiungere un’altezza di
5 m a maturità in situ o con copertura arborea (o livello equivalente di
carico) superiore al 10% di alberi che non riescono a raggiungere un’altezza di
5 m a maturità in situ e una copertura di arbusti o cespugli.
A livello mondiale la domanda di terre, prodotti
ricavati dal legname ed energia, esistita da sempre, ha eliminato una vasta
parte della copertura forestale esistente originariamente sulla Terra; tale
fenomeno si è concentrato per la maggior parte nel XX secolo. Le foreste e
i boschi ricoprono ora meno del 30% delle superfici emerse della Terra e si
stanno riducendo costantemente[12].
Attualmente la deforestazione, soprattutto nei paesi in via di sviluppo, e
altri cambiamenti d’uso del suolo connessi causano circa il 12-15% delle
emissioni mondiali di CO2[13].
Gran parte del territorio europeo un tempo era ricoperto
da boschi e foreste. Dai primi insediamenti umani la superficie e la
composizione delle foreste sono state gradualmente ma notevolmente influenzate
dall’uomo per varie migliaia di anni[14].
La maggior parte delle foreste dell’UE oggi consiste di popolamenti
seminaturali e di piantagioni di specie indigene o introdotte.
Oggi nell’UE è presente
il 5% delle foreste mondiali; i boschi e le foreste dell’UE si sono
continuamente espansi per oltre 60 anni, anche se di recente ad una velocità
inferiore. Le foreste e le terre boscate dell’UE occupano oggi 155 milioni di
ettari e 21 milioni di ettari, rispettivamente, pari a più del 42% della
superficie di terre emerse dell’UE[15].
Gran parte delle foreste dell’UE, comprese quelle soggette a gestione continua,
è inoltre cresciuta anche in termini di volume di legno e riserva di carbonio,
e in tal modo assorbe con efficacia il CO2 dall’atmosfera.
Le foreste figurano tra gli ecosistemi terrestri
più ricchi di biodiversità. Nelle foreste in buono stato di salute e ricche di
biodiversità, tale complessità permette agli organismi e alle rispettive
popolazioni di adattarsi all’evoluzione delle condizioni ambientali e di
conservare la stabilità complessiva dell’ecosistema[16].
Le foreste crescono lentamente: gli alberi impiegano anni a rigenerarsi,
decenni a crescere e a volte è difficile prevedere quale sarà l’uso finale di
popolamenti giovani al momento in cui sono piantati.
Le foreste svolgono molteplici funzioni (sociali,
economiche ed ambientali) interdipendenti, spesso simultanee e concentrate
nello stesso luogo. Per preservare tale multifunzionalità occorrono approcci di
gestione equilibrati fondati su adeguate informazioni sulle foreste.
Il numero dei proprietari di boschi e foreste nell’UE
è stimato a 16 milioni[17],
mentre sono circa 350 000 le persone che operano direttamente nella
gestione delle foreste. La principale fonte di reddito della maggior parte
delle imprese silvicole proviene dalla produzione di legno. Le industrie
primarie della filiera silvicola (FBI) forniscono legno tagliato, pannelli a
base di legno, polpa per carta, legna da ardere e legno cippato e corteccia per
la produzione di bioenergia; in totale creano oltre due milioni di posti di
lavoro, spesso in piccole e medie imprese in zone rurali, con un fatturato di 300
miliardi di euro[18]. La
relazione European Forest Sector Outlook
Study[19] ha
sottolineato la necessità di migliorare l’attrattiva, le opportunità di
formazione e gli standard di sicurezza dell’occupazione in campo silvicolo.
Il legno è alla base di una vasta catena di valore
a valle, che comprende settori come i mobilifici, l’edilizia, la stampa e gli
imballaggi. Il settore delle foreste fornisce circa l’8% del valore aggiunto
complessivo derivante dall’industria manifatturiera. Il settore è
estremamente importante sotto il profilo economico nelle zone rurali: i boschi
e le foreste gestiti in maniera sostenibile costituiscono infatti l’ossatura
della fornitura di legno all’industria della filiera silvicola. Le materie
prime, i beni e i servizi ricavati dalle foreste possono rappresentare inoltre
uno dei pilastri principali della ripresa economica e della «crescita verde» in
molte zone rurali.
Dal 1950 al 1990 la produzione di legno per l’industria
è aumentata costantemente nell’Europa occidentale, per poi stabilizzarsi fino
al 2000. Nonostante i costi più elevati associati alla lavorazione di legname
di piccole dimensioni e i necessari cambiamenti nella gestione delle foreste,
il suddetto andamento è stato possibile grazie alle nuove tecnologie di
lavorazione e fabbricazione, soprattutto negli anni ’70 e ’80[20],
e successivamente grazie all’aumento delle attività di riciclaggio della carta[21].
Una tendenza analoga si è registrata nell’Europa orientale, dove la
stabilizzazione è iniziata verso il 1985.
Tuttavia, a fronte di un’espansione delle foreste
e di tassi più elevati di carico per ettaro, il tasso di utilizzo delle foreste
nell’UE, calcolato come il rapporto tra abbattimento e incremento, a partire
dal 1950[22] fino all’inizio
di questo secolo è complessivamente diminuito. Da allora, l’incremento della
domanda di prodotti del legno è stato integrato dalla domanda conseguente agli
sviluppi nelle bioenergie.
All’interno dell’UE c’è la possibilità di
aumentare ancora lo sfruttamento sostenibile del legno, senza dimenticare tutte
le altre funzioni delle foreste. Tuttavia, non
è facile riuscire a mantenere un equilibrio tra gli aspetti della competitività
delle industrie della filiera silvicola, della redditività economica, dell’ambiente,
della frammentazione della proprietà, dell’organizzazione e della motivazione
dei proprietari di boschi e foreste e sarà pertanto necessario un maggiore
impegno in termini di informazione.
La necessità di conseguire l’obiettivo del 20% di
energie rinnovabili previsto dal pacchetto UE su clima ed energia potrebbe
raddoppiare o triplicare[23]
la domanda complessiva di biomassa proveniente dall’agricoltura e dalle
foreste, senza dimenticare un notevole aumento dell’efficienza di produzione e
uso della biomassa.
Secondo le proiezioni
dell’UNECE e della FAO[24],
se il peso del legno nella componente di biomassa dell’offerta complessiva di
energie rinnovabili rimane costante, potrà verificarsi uno squilibrio tra
offerta e domanda che potrebbe impedire di soddisfare il fabbisogno attuale per
quanto riguarda l’uso del materiale esistente e le esigenze prevedibili in
termini di energie rinnovabili.
In questo scenario si stima[25]
che, a causa di una crescita costante della domanda, il rapporto di
abbattimenti rispetto all’incremento netto annuo potrebbe aumentare
provvisoriamente in alcuni paesi europei di oltre il 100%, con un conseguente
calo del materiale in crescita dopo il 2020. Anche se un momentaneo tasso di
utilizzo elevato non è necessariamente un fenomeno non sostenibile, dato che la
struttura di età delle foreste presenta un’asimmetria positiva in molti SM, le
foreste potrebbero trasformarsi da serbatoi di carbonio in fonti temporanee di
questo gas. L’incremento del tasso di utilizzo può anche servire a ridurre l’instabilità
dei popolamenti in fase di invecchiamento, gli effetti di saturazione che
caratterizzano le foreste più vecchie e la vulnerabilità nei confronti degli
incendi, delle tempeste e dei parassiti; tutti questi elementi bilanciano il
rischio che le foreste dell’UE possano diventare una fonte di emissione del
carbonio.
Disporre di informazioni mirate e tempestive sulle
foreste sarà un fattore cruciale per definire il ruolo del legno come materia
prima per l’industria della lavorazione di questo materiale e per la produzione
di energia. Nell’ambito dello scenario descritto, per garantire di poter
mantenere una fornitura sostenibile di legno sarà necessario:
–
trovare nuove fonti di legno all’interno
dell’UE, in particolare ampliando la superficie impiegata per la coltivazione e
la raccolta del legno;
–
sfruttare il legno proveniente da fonti
esistenti all’interno dell’UE (di origine forestale e non), ad esempio intensificando
l’estrazione del legno;
–
rendere la produzione e l’uso del legno
più efficienti;
–
incrementare le importazioni di materie
prime di legno.
La realizzazione degli obiettivi descritti
abbinata al mantenimento o al potenziamento di tutte le altre funzioni delle
foreste comporterà nuove sfide per la gestione sostenibile delle foreste a
tutti i livelli. Se si considera l’aspetto dell’adattamento delle foreste ai
cambiamenti climatici, tra i provvedimenti da adottare potrebbero figurare
misure di ristrutturazione come cambiamenti nella composizione degli alberi e
diradamenti più frequenti e anticipati in funzione della situazione locale.
Oltre ai prodotti del legno, in alcune regioni
europee i beni e i servizi non associati al legno garantiscono entrate più
elevate rispetto alla vendita del legno[26].
La Commissione ha esaminato[27]
metodi innovativi per valutare i prodotti e i servizi forestali non
commercializzati: tra questi i più importanti sono la tutela della
biodiversità, le attività ricreative, il sequestro dell’anidride carbonica e i
servizi dei bacini idrografici. In generale, tuttavia, si tratta di servizi che
non sono remunerati poiché spesso sono ritenuti beni pubblici.
Le foreste sono una componente essenziale del
paesaggio europeo. In Europa molte aree montuose sarebbero inabitabili senza i
boschi e le foreste che impediscono il verificarsi di scivolamenti
superficiali, lave torrentizie, cadute di massi e valanghe che hanno
conseguenze per le strade, le reti ferroviarie, i terreni coltivati e interi
insediamenti. Le foreste che svolgono tali funzioni di protezione devono essere
gestite in maniera particolare per garantire una copertura vegetale stabile e
continua. In Austria il 19% della superficie forestata totale è stata designata
come foresta di protezione dalla Legge sulle foreste del 1975, mentre la
legislazione francese distingue diversi tipi di foreste protettive: «forêts de montagne, forêt alluviale, forêt
périurbaine ou littorale».
Le foreste gestite a fini di ricreazione (comprese
amenità raramente commercializzate come la caccia, le attività ricreative, il
valore paesaggistico, la raccolta di frutti di bosco e funghi) fanno aumentare
il valore delle proprietà circostanti, incentivano il turismo, danno un
contributo allo stato di salute e di benessere e fanno parte del patrimonio
culturale europeo.
Le zone forestali svolgono un ruolo ai fini della
conservazione dei paesaggi e della fertilità del suolo:
le foreste, infatti, impediscono l’erosione del suolo e la desertificazione,
soprattutto nelle zone montuose o semiaride, in particolare limitando il
dilavamento e riducendo la velocità dei venti. Esse, inoltre, rendono più
profondi e ricchi[28]
i suoli su cui crescono grazie alle radici grosse e fini degli alberi, che
aumentano l’erosione meteorica delle rocce la cui degradazione rappresenta un’importante
fonte di materia organica del suolo; in tal modo riescono a contribuire alla
fertilità e alla produttività dei suoli e al sequestro del carbonio. L’impegno
di afforestazione e rimboschimento, volto ad aumentare la superficie forestata
nell’UE e la rigenerazione naturale, una percentuale sempre più elevata di
foreste miste e macchinari di raccolta del legno più compatibili con il suolo
sono tutti elementi che favoriscono questa funzione. D’altro canto, le misure
di intensificazione come la riduzione dei cicli di rotazione e l’impiego di
residui degli abbattimenti, di ceppi e radici possono danneggiare e impoverire
i suoli e provocare altre emissioni di gas serra in determinate condizioni dei
siti[29]
e in funzione della situazione locale.
Le foreste svolgono un ruolo cruciale nello
stoccaggio, nella depurazione e nel rilascio di acqua nei corpi idrici
superficiali e negli acquiferi del sottosuolo. La funzione di depurazione,
anche dei suoli delle foreste[30],
comprende la scissione o l’assorbimento di gran parte degli inquinanti
atmosferici trasportati dalla pioggia. I loro suoli tamponano ingenti
quantità di acqua, riducendo le inondazioni. Molti SM sfruttano il ruolo di
regolazione delle acque svolto dalle foreste per fornire acqua potabile. In
Belgio l’acqua derivante dalla zona delle Ardenne è la principale fonte di
approvvigionamento per Bruxelles e le Fiandre; in Germania, due terzi delle «Wasserschutzgebiete»[31]
destinate all’estrazione di acqua potabile di qualità elevata sono ricoperti da
foreste; in Spagna, alle foreste che si trovano nei bacini idrografici più
elevati è stato assegnato uno statuto di conservazione speciale per la loro
capacità di migliorare la qualità delle acque.
Le foreste sono una componente essenziale dell’ambiente
naturale europeo e ospitano il più vasto numero di vertebrati del continente.
Varie specie arboree dominanti (come la betulla europea e il leccio) si
ritrovano praticamente solo in Europa e danno così alle foreste europee un
tocco distintivo: migliaia di specie di insetti e invertebrati oltre che
molte specie vegetali sono confinate in habitat forestali costituiti principalmente
da questi alberi. La conservazione della biodiversità (dalla genetica fino
al paesaggio) migliora la resilienza delle foreste e la loro capacità di
adattamento[32]. I tipi di
habitat boschivi e forestali designati come siti Natura 2000 ricoprono oltre 14
milioni di ettari, cioè quasi il 20% dell’intera rete terrestre Natura 2000.
Le foreste indisturbate dall’intervento umano[33],[34]
rappresentano circa 9 milioni di ettari, cioè quasi il 5% della superficie
forestata complessiva della regione del SEE[35].
Questi habitat hanno fornito molte delle piante coltivate, dei frutti selvatici
e dei farmaci oggi in uso e dovrebbero continuare a svolgere tale funzione
anche per le generazioni a venire. Le foreste presenti nell’Europa
sud-orientale, nella Fennoscandia e nella regione del Baltico sono la
roccaforte di grandi carnivori come il lupo, l’orso e la lince, esemplari in
gran parte estinti in altre parti dell’UE.
Una gestione attiva delle foreste può creare
strutture di habitat più diversificate, riproducendo le perturbazioni naturali,
che a loro volta possono favorire una maggiore diversità delle specie[36]
rispetto a quanto avverrebbe in assenza di gestione.
Secondo la recente valutazione della Commissione
dello stato di conservazione dei tipi di habitat e specie più vulnerabili
richiesta a norma della direttiva sugli habitat[37],
le formazioni erbose, le zone umide e gli habitat costieri sono quelli
sottoposti a maggiori pressioni, mentre un terzo degli habitat forestali di
interesse comunitario[38]
si trova in uno stato di conservazione soddisfacente. La situazione descritta è
tuttavia abbastanza diversificata a livello regionale e non emergono tendenze
generali. I dati comunicati riguardanti l’obiettivo 2010 dell’UE per la
biodiversità mettono in evidenza che alcune popolazioni di uccelli che popolano
le foreste si sono ora stabilizzate dopo un periodo di declino, mentre il legno
morto è ancora al di sotto dei livelli ottimali per quanto riguarda la
biodiversità nella maggior parte dei paesi europei[39].
Occorre inoltre rilevare che alcune problematiche della biodiversità forestale
possono avere origine al di fuori del settore forestale.
Il recente monitoraggio della biodiversità nelle
foreste condotto a livello dell’UE[40]
ha fornito un parametro di riferimento con informazioni armonizzate e
comparabili sulla ricchezza delle specie arboree, la struttura dei popolamenti,
i tipi di foreste, il legno morto e la vegetazione del terreno. Dall’analisi
dei risultati emerge anche il fatto che gran parte delle foreste sottoposte a
monitoraggio ha un’età compresa tra 60 e 80 anni ed è costituita da una o due
specie di alberi, e solo occasionalmente da più di 10. Occorre tuttavia
ricordare che la biodiversità nel suo complesso non dipende solo dalle specie
arboree ma anche dalla struttura dei popolamenti e dalle condizioni di luce che
ne derivano.
Le foreste costituiscono un anello essenziale nel
ciclo globale del carbonio perché sono in grado di eliminare il CO2
dall’atmosfera e di stoccarlo nella loro biomassa e nel suolo; in tal modo
fungono da serbatoi forestali. Crescendo, inoltre, si contrappongono all’aumento
delle concentrazioni di gas serra in atmosfera. Per contro, il degrado
delle foreste e/o la conversione ad altri usi del suolo possono provocare
notevoli emissioni di gas serra legate agli incendi, alla decomposizione della
biomassa e/o alla mineralizzazione della materia organica del suolo: tutti
questi fattori fanno sì che le foreste diventino una fonte di CO2.
Gli inventari nazionali delle foreste (INF)
rappresentano la più importante fonte di dati utilizzata per stimare se una
foresta assorbe o emette CO2. Per ora dagli INF risulta che l’incremento
delle foreste nell’UE è superiore agli abbattimenti: ciò significa che le
foreste dell’UE accumulano carbonio e che pertanto il «terreno forestato» per
ora funge da serbatoio di assorbimento netto del carbonio[41]
ed elimina circa 0,5 Gt di CO2/anno rispetto ad un’emissione di gas
serra di origine industriale nell’UE-27 pari a 5 Gt di CO2
equivalente/anno[42]. Gli
effetti cumulativi dei cambiamenti climatici (come la maggiore frequenza e
intensità delle tempeste[43]),
la prevalenza di popolamenti più vecchi e l’eventuale aumento non previsto
della raccolta di legname possono, tuttavia, avere ripercussioni su tale
capacità di assorbimento.
In questo contesto è importante che le foreste
possano fornire materiali rinnovabili ed energia da utilizzare in sostituzione
di prodotti e fonti energetiche a maggiore intensità di carbonio. Tanto
maggiore sarà il quantitativo di carbonio conservato nel legno dei popolamenti
e nei prodotti del legno e minore il ricorso ai combustibili fossili tanto più
diminuirà la concentrazione di gas serra in atmosfera.
Nel lungo termine l’applicazione di una strategia
di gestione sostenibile delle foreste che punti a mantenere o far aumentare le
riserve di carbonio presenti nelle foreste e a generare contemporaneamente una
resa annua sostenuta di legname, fibre o energia dovrebbe apportare il maggior
beneficio in termini di mitigazione prolungata[44].
L’evapotraspirazione svolta da tutti i vegetali è
all’origine di circa i 2/3 dei trasferimenti complessivi di acqua dalla
superficie terrestre all’aria[45].
Le foreste conservano ma anche emettono, tramite evaporazione, ingenti
quantitativi di acqua e in questo modo integrano il flusso di umidità oceanica
che circola nell’entroterra[46].
Le foreste svolgono pertanto una funzione importante per la circolazione
atmosferica e nel ciclo dell’acqua[47]
sulla terraferma e possono anche contribuire a mitigare i problemi legati al
clima regionale, alla desertificazione e alla sicurezza dell’approvvigionamento
idrico.
La deforestazione ha un’incidenza diretta sui
venti e sui fenomeni meteorologici a livello mondiale e locale perché viene
modificato il ciclo dell’acqua; in alcune zone aride, tuttavia, le foreste
possono far aumentare la scarsità idrica perché comportano un’evapotraspirazione
superiore ad altri tipi di vegetazione. Ciò vale in particolare per le specie
arboree a rapida crescita che richiedono grandi quantità di acqua e per le
varietà piantate in siti non adatti[48].
Le informazioni disponibili sull’influenza delle
foreste sui fenomeni meteorologici si riferiscono alla sfera internazionale più
che europea e sarebbe auspicabile condurre ricerche su tali influenze anche in
Europa. In ogni caso, solo un lungo periodo di osservazione permetterà di
stabilire l’entità dei mutamenti che derivano dai cambiamenti climatici.
Domanda 1:
Ritenete che sia opportuno dedicare maggiore attenzione
al mantenimento, bilanciamento e potenziamento delle funzioni svolte dalle
foreste? In caso affermativo, a che livello sarebbe opportuno intervenire: di
UE, nazionale o ad altri livelli? E come si dovrebbe procedere?
Per millenni le foreste si sono sviluppate in un
clima soggetto naturalmente a cambiamenti: se il clima mutava lentamente e l’ambiente
naturale presentava poche barriere, le specie e le comunità erano in grado di
adattarsi e di evolvere più facilmente[49].
Nell’UE, la gestione delle foreste è finalizzata, in massima parte, a
sviluppare foreste che ben si adattino alle condizioni vegetative locali. Oggi,
tuttavia, i cambiamenti climatici indotti dall’uomo avvengono a una velocità
superiore alla naturale capacità di adattamento degli ecosistemi; anche il
tasso di aumento della temperatura ha raggiunto livelli mai visti prima. La
frammentazione del paesaggio, una composizione e una struttura forestali spesso
semplificate e pressioni quali il deperimento forestale, nuovi parassiti e le
tempeste rendono sempre più difficile un adattamento autonomo da parte delle
foreste. Per questo motivo sarà probabilmente necessario un maggior intervento
umano nella scelta delle specie e nelle tecniche di gestione, che permetta di
mantenere la vitalità della copertura forestale e la continuità di tutte le
funzioni. Nel medio termine alcune regioni potranno anche beneficiare di
condizioni vegetative più favorevoli.
In Europa, le temperature medie sono aumentate di 1 °C[50]
nell’ultimo secolo e dovrebbero salire ancora: secondo lo scenario più
ottimistico, entro il 2100 si dovrebbe assistere a un incremento di 2 °C.
Un mutamento di questa entità corrisponde alla differenza delle condizioni
ottimali di temperatura di tipi di foreste molto diversi tra loro, ad esempio
un bosco di pini rispetto a uno di betulle o un bosco di betulle rispetto a uno
di querce. Tale situazione renderà intere regioni inadatte alla crescita di
determinati tipi di foreste e ciò comporterà un cambiamento nella distribuzione
naturale delle specie e nella crescita dei popolamenti esistenti. Inoltre si
prevede che i fenomeni estremi (tempeste, incendi boschivi, siccità e ondate di
calore) saranno molto più comuni[51]
e/o gravi.
Anche senza i cambiamenti climatici la capacità
delle foreste di svolgere le loro funzioni è sempre stata soggetta a pressioni
derivanti da vari rischi naturali: se da un lato è evidente che i cambiamenti
climatici generali acuiscono tali rischi, dall’altro è impossibile quantificare
accuratamente in che misura tali impatti sono dovuti esclusivamente ai
cambiamenti climatici rispetto ai livelli storici. È per questo che gli impatti
sulle funzioni delle foreste di origine endemica o legati ai cambiamenti
climatici sono presi in esame nel loro complesso.
In generale è complesso fornire proiezioni degli
effetti netti dei cambiamenti climatici sulle popolazioni di specie forestali
all’interno dell’UE nel medio periodo[52].
Nell’Europa nordoccidentale, dove il problema dell’approvvigionamento
idrico è in genere meno limitante, i tassi di crescita risulteranno
probabilmente maggiori grazie a una combinazione di vari fattori: l’aumento dei
livelli di anidride carbonica in atmosfera, stagioni vegetative più lunghe e
una maggiore disponibilità di nutrienti risultanti dalla deposizione
atmosferica e da una maggiore mineralizzazione dei suoli.
Nell’Europa meridionale, dove invece la
disponibilità di acqua rappresenta un elemento critico, l’aumento dei periodi
di siccità estivi potrà ridurre la produttività e la resilienza. Negli ultimi
decenni nei paesi mediterranei si è osservato un declino delle foreste dopo
episodi di siccità e ondate di calore, con il conseguente deperimento e morte
di molte specie di pino e di quercia[53],
in genere attribuiti alle condizioni climatiche più calde e secche[54]
spesso abbinate a fattori biotici (come parassiti e malattie).
Le proiezioni a più lungo termine sono più incerte
e dipendono dalla resistenza alla stagione invernale e alla stagione estiva dei
tipi di foreste e delle specie colpiti: per citare un esempio, la perdita di
habitat alpini adatti al pino cembro ad altitudini più basse sarebbe 2,4 volte
superiore al beneficio ricavato da un mutamento nella distribuzione ad
altitudini più elevate[55].
È inoltre probabile che i cambiamenti climatici[56]:
–
aumentino l’entità dei danni provocati da
patogeni e parassiti delle foreste nazionali;
–
comportino nuove infestazioni di specie
esotiche, introdotte dall’uomo o migrate naturalmente;
–
provochino mutamenti nelle dinamiche
delle popolazioni.
Nell’UE le serie temporali storiche sui danni
provocati dalle tempeste sono disomogenee e in futuro sarà necessario
intensificare le attività di ricerca per permettere un’adeguata analisi dei
rischi per il settore forestale. Negli ultimi 10 anni l’Europa è stata tuttavia
colpita con sempre maggiore frequenza da tempeste di vasta portata con effetti
distruttivi: esse sono infatti diventate il primo fattore di danno nelle
regioni europee a clima temperato e oggi le perdite dovute a questi eventi
superano il 50% di tutti i tipi di danni associati alle foreste[57].
Nel gennaio del 2005 una forte tempesta («Gudrun») ha investito l’Europa
settentrionale, abbattendo e danneggiando quasi tutto il raccolto di un anno
(pari a 75 milioni di m³) di tutta la Svezia. Nel 2007 la tempesta «Kyrill» ha
provocato estesi danni in tutta l’Europa nordoccidentale pianeggiante e nel
gennaio 2009 un’altra importante tempesta, «Klaus», ha abbattuto enormi
superfici di vivai forestali nella Francia sudoccidentale e nella Spagna
settentrionale.
Gli impatti ambientali negativi di tali eventi
sono solo un aspetto, perché vi sono anche ripercussioni sociali ed economiche
associate alla gestione di enormi quantità di legno caduto (di cui buona parte
rotto, spezzato o divelto), che dunque è più difficile vendere. Per ottimizzare
il taglio fitosanitario e le possibilità di vendita, il legno deve essere
tagliato al più presto, anche per ridurre il rischio di ulteriori danni (ad
esempio quelli derivanti dagli attacchi di insetti, dal decadimento fungino e
da tempi di essiccatura diversi).
Su scala ridotta, le operazioni di taglio
fitosanitario possono creare provvisoriamente opportunità di lavoro in ambito
locale. Tuttavia, i danni provocati su vasta scala dalle tempeste comportano in
genere uno spostamento del personale che deve occuparsi di pianificare, tagliare,
trasportare, commercializzare e stoccare ingenti quantità di legno: questi
elementi disturbano i mercati del legno per alcune qualità di legno e le
operazioni silvicole già programmate. Infine, i danni causati dalle tempeste
comportano anche costose attività di manutenzione e riparazione delle
infrastrutture di trasporto ed ecologiche.
I cambiamenti climatici provocheranno
prevedibilmente altra siccità, faranno aumentare ancora le temperature e
comporteranno un numero maggiore di giornate ventose, soprattutto nell’Europa
meridionale. Questi fattori faranno aumentare la probabilità di incendi e la
loro gravità, come risulta dal grafico che segue, dal quale si vede chiaramente
la correlazione tra le superficie medie incendiate e l’indice mensile di
gravità (MSR)[58] del
pericolo di incendi negli Stati membri esposti a tale rischio[59].
In altri termini, in futuro le condizioni meteorologiche nella regione
mediterranea dell’UE porteranno probabilmente ad un aumento del pericolo di
incendi e, di conseguenza, all’aumento delle zone incendiate.

Attualmente, nell’UE, ogni anno sono colpiti da
incendi in media 500 000 ha di boschi e foreste, con la conseguente
emissione di CO2, altri gas e particelle[60].
Negli Stati membri più colpiti dal fenomeno ogni anno gli incendi dolosi
sono più di 50 000; negli ultimi dieci anni, comunque, questa cifra è in
calo rispetto ai decenni precedenti.
Con l’aumento del rischio di incendi e della loro
entità sono aumentate enormemente anche le superfici incendiate in Portogallo
nel 2003 (con oltre 400 000 ha) e nel 2005 e in Spagna nel 1985, 1989 e
nel 1994. Nel 2007, in Grecia, quando le temperature hanno raggiunto i 46
°C, cinque gravi incendi hanno distrutto 170 000 ha nel solo Peloponneso.
Oltre a causare vittime, a danneggiare i beni e a
ridurre la fertilità del suolo per la perdita di materia organica, gli incendi
di vasta entità ostacolano anche la conservazione della biodiversità. Nell’estate
del 2009 almeno il 30% della superficie incendiata[61]
si trovava in siti Natura 2000 in Bulgaria, Francia, Grecia, Italia,
Portogallo, Spagna e Svezia. I boschi e le foreste dei siti Natura 2000
gravemente colpiti dagli incendi hanno seri problemi a ritrovare le condizioni
pregresse, soprattutto in termini di biodiversità.
L’UE e gli SM si sono notevolmente impegnati ad
affrontare l’aspetto della prevenzione degli incendi e hanno concentrato l’attenzione
su formazione, ricerca, sensibilizzazione e prevenzione strutturale; tutte
queste attività dovranno essere potenziate a seguito dei cambiamenti climatici.
Esiste inoltre un’evidente correlazione tra una gestione attiva delle foreste e
la riduzione dei rischi d’incendio; il buon funzionamento del mercato
delle bioenergie, spesso ostacolato dalla mancanza di una gestione vera e
propria dovuta alla frammentazione della proprietà delle foreste, potrebbe
essere un elemento importante nella prevenzione degli incendi perché potrebbe
fornire un incentivo economico ad eliminare la biomassa che attualmente
alimenta gli incendi selvaggi nelle foreste abbandonate.
Nelle sue conclusioni sul recente Libro bianco
della Commissione intitolato «L’adattamento ai cambiamenti climatici: verso un
quadro d’azione europeo» il Consiglio ha evidenziato la necessità di integrare
l’aspetto dell’adattamento in tutte le politiche pertinenti, aumentando la
resilienza in generale, compresa quella delle foreste. Nella stessa sede è
stata inoltre sottolineata la necessità di migliorare la valutazione degli
impatti dei cambiamenti climatici in tutti i settori del caso e si è
riconosciuto che la gestione sostenibile delle foreste è strumentale per
ridurre la vulnerabilità di boschi e foreste di fronte ai cambiamenti
climatici.
Nelle stesse conclusioni si citava anche la relazione
2009 dell’IUFRO (International Union of Forest Research Organizations[62])
nella quale si dichiarava che negli ultimi cinquant’anni i cambiamenti
climatici hanno già avuto ripercussioni sugli ecosistemi forestali e in futuro
ne avranno sempre di più. I servizi forestali che regolano la concentrazione
del carbonio potrebbero scomparire quasi completamente se non si ridurranno
drasticamente le attuali emissioni di carbonio; se ciò avvenisse verrebbero
rilasciate ingenti quantità di carbonio in atmosfera, che a loro volta
acuirebbero i cambiamenti climatici.
Gli effetti cumulativi dei cambiamenti climatici
sulle foreste, compresi il mutamento delle condizioni ambientali, il
deperimento, le tempeste e gli incendi, si faranno sentire in tutta Europa,
anche se con intensità diverse; in particolare saranno colpite le funzioni
socioeconomiche e ambientali. Le problematiche che ora sono limitate a
determinate regioni si diffonderanno probabilmente al di là dei confini
tradizionali, come del resto sta già accadendo nel caso degli incendi e delle
tempeste. Il fatto che questi fenomeni acquisiscano sempre di più una
dimensione di scala UE[63]
solleva il problema di come l’UE possa contribuire a garantire che le foreste
siano in grado di continuare a svolgere tutte le loro funzioni.
Domanda 2:
— In che misura le foreste e
il settore forestale dell’UE sono pronti ad affrontare il tipo e l’entità delle
problematiche poste dai cambiamenti climatici?
— Ritenete che vi siano regioni particolari o determinati
paesi più esposti o vulnerabili agli effetti dei cambiamenti climatici? Su
quali fonti di informazioni basate la vostra risposta?
— Sentireste la necessità di un intervento tempestivo a
livello di UE per garantire il mantenimento di tutte le funzioni delle foreste?
— In che modo l’UE potrebbe contribuire garantendo un
valore aggiunto all’impegno dei vari Stati membri?
Oggi gli Stati membri dispongono di molti
strumenti per garantire la protezione delle foreste: basti pensare ai principi
della MCPFE, alla legislazione nazionale e dell’UE, ai sistemi d’informazione
sulle foreste e alle pratiche di gestione sostenibile applicate sul campo.
Inoltre, organismi quali il Comitato permanente forestale, il gruppo consultivo
«Foreste e sughero», il comitato consultivo sulle FBI e il gruppo di esperti
sugli incendi boschivi, presieduto dalla Commissione, organizzano
periodicamente degli scambi di vedute tra parti interessate, Stati membri e
Commissione.
In tutti gli Stati membri dell’UE sono in vigore
normative nazionali (e a volte anche regionali) sulla gestione delle foreste,
che vanno da legislazioni specifiche in materia a elementi afferenti alle
foreste contenuti in altre normative.
In genere nei vari paesi o regioni dell’UE si
possono ritrovare i seguenti strumenti:
–
programmi forestali nazionali;
–
standard operativi per la silvicoltura;
–
inventari nazionali delle foreste
inclusivi e sistematici;
–
sistemi di catasto dei terreni, che
rappresentano uno strumento importante per sviluppare le funzioni
socioeconomiche delle foreste e per limitare la conversione illegale delle
foreste;
–
mappatura delle funzioni forestali e
relativa pianificazione a livello di paesaggio e regionale;
–
disposizioni in materia di gestione delle
foreste, compresi piani di gestione; a volte sono previsti obblighi specifici
di gestione per quanto riguarda determinate funzioni delle foreste;
–
requisiti sulla produzione e sull’utilizzo
di materiale di propagazione;
–
piani d’azione nazionali previsti nell’ambito
della convenzione sulla diversità biologica o della convenzione per la lotta
alla desertificazione;
–
programmi di sostegno destinati ai
proprietari privati di foreste e alle loro associazioni;
–
disposizioni giuridiche e incentivi per
ridurre la frammentazione delle proprietà, a volte abbinati a incentivi alla
cooperazione tra comproprietari;
–
sistemi di autorizzazioni che subordinano
la raccolta di legname al parere favorevole delle autorità competenti;
–
restrizioni alla conversione dei terreni
forestali ad altri usi.
Gli strumenti appena elencati possono essere
obbligatori o facoltativi.
Oltre agli strumenti di politica UE dedicati
espressamente alle foreste — come la strategia forestale per l’UE, il piano d’azione
UE per le foreste e la comunicazione sulle industrie forestali innovative e
sostenibili[64] — anche
altre politiche UE sono applicabili, anche se non sono state concepite
appositamente per le foreste e la silvicoltura. Molte delle azioni più
importanti contenute nel piano d’azione dell’UE per le foreste fanno
riferimento a tali politiche, illustrate brevemente di seguito.
–
Nell’ambito della rete Natura 2000, gli
habitat forestali rappresentano almeno il 20% dei siti terrestri designati.
–
La politica UE sul clima riconosce che
per conseguire gli obiettivi complessivi fissati occorre un contributo da parte
di tutti i settori, compreso il settore LULUCF (cioè l’uso del suolo, i
cambiamenti di uso del suolo e la silvicoltura)[65].
La decisione concernente gli sforzi degli Stati membri per ridurre le emissioni
dei gas a effetto serra[66]
e la direttiva sul sistema di scambio delle quote di emissione (ETS)[67]
stabiliscono che la Commissione valuti le possibilità di inserire le attività
LULUCF tra quelle che contribuiscono all’impegno di riduzione dei gas serra
dell’UE.
–
Il regolamento sullo sviluppo rurale (2007-2013[68])
è lo strumento principale di finanziamento delle misure a favore delle foreste
e contiene disposizioni per cofinanziare le attività di afforestazione, i
pagamenti per le aree della rete Natura 2000, per le misure di prevenzione,
ripristino e altre misure ambientali per le foreste nonché un’ampia serie di
investimenti in attività di gestione forestale e trasformazione del legno.
I provvedimenti riguardanti l’uso di servizi di
consulenza da parte dei soggetti che detengono foreste aiutano a promuovere un
utilizzo sostenibile delle foreste, sensibilizzano maggiormente al problema dei
cambiamenti climatici, incoraggiano le azioni di mitigazione e aiutano tali
soggetti ad adottare misure di adattamento.
Anche il meccanismo di condizionalità può avere
ripercussioni sulla gestione delle foreste, soprattutto dopo la modifica
introdotta dalla revisione della riforma PAC, che ha incluso la gestione delle
acque nel quadro delle Buone condizioni agroambientali con la nuova norma «Introduzione
di fasce tampone lungo i corsi d’acqua», che sarà obbligatoria a partire dal 2012.
Nell’ambito dell’applicazione di questa politica potranno essere create o
preservate delle fasce tampone boscate.
–
La direttiva sulla promozione dell’uso
dell’energia da fonti rinnovabili[69]
fissa un obiettivo vincolante per l’UE, che entro il 2020 deve raggiungere una
percentuale di energia rinnovabile pari al 20%; tale percentuale dovrebbe
essere costituita in massima parte dalla biomassa derivante dalle attività
agricole e silvicole e dai rifiuti per la produzione di energia elettrica e
carburanti.
–
Il piano d’azione sul consumo e la
produzione sostenibili e su una politica industriale sostenibile (SCP/SIP) è
finalizzato a migliorare le prestazioni energetiche e ambientali dei prodotti.
La politica UE sugli acquisti verdi della pubblica amministrazione e il riesame
del marchio UE di qualità ecologica[70]
rientrano in questo contesto.
–
Il regime fitosanitario comunitario (CPHR[71])
punta ad evitare la diffusione di specie forestali alloctone o di organismi
nocivi per le foreste. Attualmente il regime è soggetto a riesame e potrebbe
essere introdotta una maggiore flessibilità sulle limitazioni all’uso e agli
scambi di materiale di moltiplicazione delle foreste e/o disposizioni per far
fronte agli effetti dei cambiamenti climatici sui parassiti, le patologie e i
relativi vettori.
–
La direttiva 1999/105/CE del Consiglio,
del 22 dicembre 1999, relativa alla commercializzazione dei materiali forestali
di moltiplicazione[72]
riconosce l’importanza della scelta del materiale di moltiplicazione a fini
silvicoli e stabilisce anche che tale materiale dovrebbe essere di qualità
elevata e geneticamente adatto alle varie condizioni del sito.
–
Il Settimo programma quadro di ricerca (7PQ)
ha introdotto il concetto delle «piattaforme tecnologiche europee» in settori
nei quali la competitività, la crescita economica e il benessere dell’Europa
dipendono da importanti passi avanti nel campo della ricerca e della
tecnologia. La piattaforma tecnologica forestale associa le parti interessate,
sotto la guida dell’industria, per definire ed attuare un’agenda strategica di
ricerca.
–
Il 7PQ finanzia anche ricerche in
collaborazione sulla produzione e la gestione sostenibili delle risorse
biologiche fornite dalle foreste nonché sulla previsione dei futuri mutamenti
ecologici.
–
Il CCR della Commissione si occupa di
rilevamento a distanza, cambiamenti climatici, monitoraggio delle foreste,
frammentazione e incendi nonché di sistemi di informazione sulle foreste. I
progetti COST hanno affrontato aspetti quali le aree forestali protette e gli
inventari nazionali delle foreste.
–
La politica di coesione in vigore
sostiene gli investimenti nelle energie rinnovabili e cofinanzia programmi
destinati a conservare e promuovere le aree naturali e la biodiversità.
–
Il Fondo di solidarietà dell’UE[73]
aiuta gli Stati membri a far fronte ai danni provocati da gravi calamità
naturali, ad esempio tempeste e incendi.
–
Il meccanismo UE di protezione civile
offre il contesto organizzativo per l’assistenza reciproca tra Stati membri in
caso di gravi calamità, compresi incendi boschivi e forti precipitazioni, per
le quali le capacità di risposta dello Stato membro colpito non si rivelano
sufficienti[74].
–
L’approccio UE alla prevenzione delle
catastrofi naturali e di origine umana[75],
che il Consiglio ha approvato di recente[76],
è un’impostazione alla valutazione e alla gestione dei rischi che tiene conto
di molteplici pericoli; in questo contesto, gli incendi boschivi figurano tra
le priorità più urgenti dell’UE sulle quali concentrare il lavoro di
valutazione e gestione del rischio.
–
Per garantire la coerenza, il gruppo
interservizi sulla silvicoltura della Commissione si incontra periodicamente
per discutere le questioni pertinenti riguardanti le foreste.
Domanda 3:
— Ritenete che le politiche dell’UE e degli Stati membri
siano sufficienti per garantire che l’UE dia il proprio contributo alla tutela
delle foreste, comprese la preparazione in vista dei cambiamenti climatici e la
conservazione della biodiversità nei boschi e nelle foreste?
— In quale settore ritenete eventualmente necessario un
ulteriore intervento? Come si potrebbe organizzare tale intervento: nell’ambito
del quadro politico dato o in un altro?
La gestione sostenibile delle foreste fondata sui
principi della MCPFE e le politiche e gli obblighi istituiti dagli Stati membri
e supportati dall’UE, in particolare nel contesto dello sviluppo rurale,
offrono uno strumento importante per tradurre i principi politici in atti
concreti a livello di foreste. Segue un elenco di alcune pratiche per la
gestione sostenibile delle foreste che tendono a favorirne la protezione.
–
L’afforestazione, che crea nuovi boschi e
foreste per potenziare il sequestro del carbonio e migliorare la biodiversità
nei terreni adatti, per tutelare gli insediamenti umani e i paesaggi culturali
e incrementare allo stesso tempo la produzione sul lungo termine.
–
Le misure di prevenzione degli incendi,
che comprendono attività di gestione del materiale combustibile, la creazione e
la manutenzione di strisce tagliafuoco, sentieri, punti di approvvigionamento
idrico, la scelta accurata delle specie arboree, strutture fisse per il
monitoraggio degli incendi e apparecchiature di comunicazione per impedire il
divampare di incendi con conseguenze catastrofiche.
–
Una corretta pianificazione delle
foreste, che può agevolare l’adattamento della composizione delle specie
forestali favorendo le specie e le varietà di alberi più adatte o, all’interno
di una stessa specie, una maggiore variabilità genetica.
–
Uno sfruttamento e una raccolta
sostenibili del legno e investimenti nelle attività silvicole, che permettono
di rendere più stabili e resilienti le foreste di fronte agli impatti dei
cambiamenti climatici; sono incluse le attività volte a ridurre il rischio di
incendi, diffusione dei parassiti e tempeste.
–
Attività finalizzate a favorire
attivamente la composizione di specie arboree suscettibili di adattarsi meglio
alle condizioni del sito e vegetative in condizioni climatiche mutevoli; tali
attività possono comprendere anche il ricorso alla rigenerazione naturale, ove
ciò sia opportuno e possibile.
–
La tutela delle risorse genetiche
endemiche e la selezione degli elementi dei pool dei geni esistenti che meglio
si adattino alle condizioni di crescita che si prevedono per il futuro. Ciò può
comportare anche il ricorso a nuove varietà e specie.
–
Le attività volte a impedire l’introduzione
di nuovi parassiti, patologie e dei rispettivi vettori (come nel caso del
nematode del pino in Portogallo) tramite gli scambi internazionali.
Domanda 4:
— Come si potrebbe aggiornare l’attuazione pratica della
gestione sostenibile delle foreste per migliorare le funzioni produttive e
protettive svolte dalle foreste e, in generale, la redditività della
silvicoltura e come si potrebbe rafforzare la resilienza delle foreste dell’UE
rispetto ai cambiamenti climatici e alla perdita di biodiversità?
— Quali provvedimenti occorre adottare per garantire la
conservazione del pool di geni del materiale di moltiplicazione forestale in
tutta la sua diversità e l’adattamento ai cambiamenti climatici?
La disponibilità di informazioni sulle risorse e
sulle condizioni delle foreste è il presupposto imprescindibile per l’adozione
di decisioni in materia di foreste in grado di apportare i massimi benefici
sotto il profilo socioeconomico ed ecologico a tutti i livelli. L’UE deve
inoltre assolvere ad obblighi di comunicazione nei confronti dell’UNFCCC e
della convenzione sulla diversità biologica, per i quali occorrono sistemi d’informazione
affidabili e coerenti. Per il momento le informazioni sulle foreste sono detenute
a vari livelli diversi:
·
Inventari
delle foreste: gli inventari nazionali delle foreste
contengono la maggior parte delle informazioni necessarie sulle risorse
forestali. Tali informazioni non sono, tuttavia, armonizzate, e sono pertanto
di utilità limitata a livello di UE. Nell’ambito di vari progetti la
Commissione sta esaminando la possibilità di:
–
ampliare la portata dei sistemi di
inventario forestale per includere, oltre agli aspetti connessi alla produzione
del legno, anche migliori indicatori e criteri ai fini della gestione
sostenibile delle foreste approvati dalla MCPFE[77]
e anche dati socioeconomici;
–
armonizzare gli inventari forestali
nazionali[78] per
migliorarne la comparabilità.
·
Il sistema integrato di gestione e di
controllo (IACS, cofinanziato dal Fondo di sviluppo rurale dell’UE) viene
utilizzato per gestire e controllare i pagamenti diretti e anche determinate
misure della politica di sviluppo rurale in alcuni settori (ad esempio le
misure agroambientali nel campo della silvicoltura).
·
Monitoraggio
delle condizioni delle foreste: nell’ambito della
legislazione dell’UE gli Stati membri hanno monitorato le condizioni delle
foreste dal 1987 al 2006, anno in cui è giunto a scadenza il regolamento «Forest
Focus»[79],
applicando un regime di monitoraggio intensivo e su vasta scala[80].
A partire dal 2007 l’UE non dispone più di una base giuridica per il
monitoraggio; tuttavia il programma Life+[81]
sovvenziona il progetto «FutMon» finalizzato ad elaborare nuovi concetti per il
monitoraggio.
·
Monitoraggio
degli incendi boschivi: il sistema europeo d’informazione
sugli incendi forestali (EFFIS) è un regime volontario, riconosciuto dagli
Stati membri, dalla Commissione e dal Parlamento europeo, e rappresenta uno
strumento essenziale di monitoraggio degli incendi in Europa.
·
Classificazione
delle foreste: l’AEA ha sviluppato una tipologia
forestale[82] che
potrebbe essere utilizzata per valutare le foreste a livello europeo su una
base ecologica; fino ad oggi, tuttavia, solo pochi Stati membri hanno provato
ad applicarla nei rispettivi sistemi d’informazione sulle foreste; perché tale
classificazione venga adottata servono ancora notevoli risorse e lavoro
tecnico.
La Commissione ha istituito il Centro dati
forestali europeo (EFDAC) che si affida ai database esistenti nell’UE per l’informazione
e il monitoraggio delle foreste, integra la Piattaforma europea di informazione
e comunicazione sulle foreste (EFICP)[83] e
si ispira a varie iniziative della Commissione[84].
L’EFDAC punta a diventare il polo centrale per l’informazione sulle foreste in
Europa; per il momento raccoglie tutti i dati dettagliati sotto il profilo
territoriale rilevati ai sensi delle normative UE precedenti e i risultati dei
progetti realizzati.
Ogni anno Eurostat fornisce statistiche sulla
produzione di legno e di prodotti di legno e sui relativi scambi per i paesi
dell’UE e dell’EFTA. Collabora inoltre con l’UNECE, la FAO e l’ITTO
(Organizzazione internazionale sui legni tropicali) ad un esercizio di portata
mondiale che comporta la somministrazione di un unico questionario comune
basato su una serie di definizioni armonizzate. I dati così raccolti potrebbero
servire a sviluppare modelli sul sequestro del carbonio contenuto nel legno
estratto ogni anno dalle foreste e nei prodotti del legno. Eurostat fornisce inoltre
indicatori economici annui per le attività silvicole, di abbattimento e per le
industrie della filiera silvicola.
Se si escludono le informazioni sugli incendi, i
dati aggregati sui danni provocati alle foreste non permettono di quantificare
il livello effettivo del danno. Per il momento nell’UE non esiste un sistema
per monitorare i focolai di parassiti; alla luce dei probabili impatti dei
cambiamenti climatici sulla distribuzione degli organismi nocivi un sistema di
questo genere potrebbe tuttavia rivelarsi presto necessario. La mancanza
di dati comparabili e verificabili fa sì, inoltre, che non disponiamo di un
quadro completo dei bilanci dei gas serra nelle operazioni silvicole né del
rispettivo impatto sulla biodiversità delle foreste.
La Commissione, gli Stati membri e molti operatori
economici sono sempre più consapevoli della necessità di disporre di
informazioni più armonizzate, affidabili e complete sulle foreste. Nel recente
riesame intermedio[85] del piano d’azione
UE per le foreste è stata sottolineata la necessità di potenziare i sistemi d’informazione
sulle foreste esistenti: in alcuni Stati membri le informazioni possono essere
sufficienti a soddisfare le esigenze nazionali ma non forniscono un valore
aggiunto per l’UE o su scala mondiale.
La comunicazione armonizzata su un serie più
completa di indicatori potrebbe essere una soluzione efficace per ottenere
maggiori informazioni sull’utilizzo delle foreste, sulle funzioni che queste
svolgono e, in ultima istanza, anche sulla loro tutela.
Per sostenere le foreste e la silvicoltura e far sì che possano
contribuire più efficacemente a mitigare i cambiamenti climatici è anche
essenziale disporre di informazioni più precise sul carbonio presente nelle
foreste e sul carbonio sequestrato nei prodotti di legno raccolti. Le notevoli difficoltà emerse di recente nella
formulazione dei documenti UE da presentare nelle sedi internazionali, come la
conferenza sul clima di Copenaghen, hanno chiaramente messo in evidenza l’importanza
di questo aspetto.
Domanda 5:
Tenuto conto dei vari livelli d’azione interessati, oggi
sono disponibili informazioni sufficienti sulle foreste che permettano di
valutare con adeguata accuratezza e coerenza:
— lo stato di salute e le condizioni delle foreste dell’UE?
— Il loro potenziale di produzione?
— Il loro bilancio del carbonio?
— Le rispettive funzioni di protezione (del suolo, delle
acque, della biodiversità e la regolazione delle condizioni meteorologiche)?
— La fornitura di servizi alla società e la rispettiva
funzione sociale?
— La redditività globale della silvicoltura?
Se tali informazioni non sono sufficienti, come si
potrebbero migliorare?
L’impegno per armonizzare[86]
la raccolta dei dati sulle foreste è sufficiente?
Che cosa può fare l’UE per sviluppare e/o potenziare
ancora di più i sistemi d’informazione sulle foreste?
Molte foreste in tutta Europa dovranno subire
sempre più gli effetti dei cambiamenti climatici: prepararsi a far fronte a
queste sfide è, per il momento, la soluzione migliore per garantire che le
foreste possano continuare a svolgere tutte le loro funzioni. Il presente Libro verde
ha l’obiettivo di promuovere un dibattito pubblico in tutta l’UE, di
sollecitare pareri sul futuro della politica di protezione e informazione sulle
foreste e di fornire elementi per un eventuale aggiornamento della strategia
forestale per l’UE per quanto riguarda gli aspetti legati al clima.
Le istituzioni europee e tutti gli interessati
— organizzazioni o privati — sono pertanto invitati a presentare le loro osservazioni
sulle domande contenute nel Libro verde e su ogni altro aspetto che
desiderino trattare riguardante la protezione e l’informazione sulle foreste. L’esercizio
di consultazione avverrà nei tempi descritti di seguito.
Fino al 31 luglio 2010 sarà possibile
partecipare alla consultazione pubblica via internet.
Nel giugno 2010 la Commissione organizzerà a
Bruxelles un workshop e una riunione degli interessati per discutere del
presente Libro verde.
La Commissione pubblicherà su internet i
contributi delle parti interessate e fornirà le proprie osservazioni sugli
esiti principali della consultazione.
I risultati della consultazione serviranno a
plasmare i futuri lavori della Commissione riguardanti il contributo che l’UE
può fornire ai fini della tutela delle foreste in una situazione di mutamento
climatico, comprese le informazioni necessarie per raggiungere tale obiettivo.
Gli Stati membri e le parti interessate
sono pregati di inoltrare le risposte al Libro verde entro e non oltre il 31
luglio 2010. Le risposte devono essere inviate al seguente indirizzo:
Per posta:
Commissione europea
Direzione generale dell’Ambiente
Unità B.1.: Foreste, suolo e agricoltura
BU-9 04/029 BE-1049 Bruxelles, Belgio
Via e-mail:
ENV-U43-sector-forest@ec.europa.eu.
È importante leggere la dichiarazione
specifica sulla riservatezza allegata alla presente consultazione per
ottenere informazioni sul trattamento dei dati personali e del contributo
fornito. Le organizzazioni professionali sono invitate a iscriversi
nel Registro dei rappresentanti di interessi della Commissione europea
(http://ec.europa.eu/transparency/regrin).
Il registro è stato creato nell’ambito dell’iniziativa europea per la
trasparenza al fine di fornire alla Commissione e all’opinione pubblica
informazioni sugli obiettivi, i finanziamenti e le strutture dei rappresentanti
d’interessi.
[1] COM(2009)
147.
[2] Articolo
5 del trattato UE.
[3] Rapporto
UNCED, allegato III, 2b, Rio de Janeiro, 1992.
[4] http://www.cbd.int/forest/pow.shtml
[5] COM(2003)
251, regolamento (CE) n. 2173/2005 del Consiglio.
[6] COM(2008) 645.
[8] MCPFE
di Lisbona (1998); MCPFE di Vienna (2003).
[9] Risoluzione
del Consiglio (GU 1999/C 56/01).
[10] COM(2006)
302.
[12] Il
tasso di deforestazione globale è pari a circa 13 milioni di ha/anno; cifre
aggiornate sono contenute al seguente indirizzo: http://www.fao.org/DOCREP/008/a0400e/a0400e00.htm.
[13] G. R. van der Werf et al, «CO2
emissions from forest loss», Nature
Geoscience (2), 2009.
[14] Falinski, J.-B.; Mortier, F., Revue forestière française, XLVIII, 1996.
[15] TBFRA 2000 — http://www.unece.org/timber/fra/welcome.htm.
[16] SEC(2009)387, punto 10.2 «Foreste».
[18] SEC(2009) 1111.
[21] COM(2008) 113.
[22] Häglund, B., The role of European forests in welfare creation, Presentazione
STORA ENSO, 2003.
[23] COM(2006) 848.
[25] Hetsch S. et al (2008), Wood resources availability and demands II -
future wood flows in the forest and energy sector. European countries in 2010
and 2020, Ginevra.
[26] MCPFE, State of Europe’s forests 2007.
[28] Il
contenuto di materia organica del suolo varia tra lo 0,71% nei terreni agricoli
aridi e il 6,65% in quelli umidi (Vallejo, R. et al (2005) MMA — Spagna).
[30] Relazione
AEA 8/2009.
[31] «Aree
per la protezione delle acque», Bayerischer Agrarbericht 2008.
[33] TBFRA 2000 - http://www.unece.org/timber/fra/welcome.htm.
[34] MCPFE, State of Europe’s Forests 2007.
[35] Stati
membri dell’UE, Islanda, Norvegia, Svizzera, Liechtenstein e Turchia.
[36] Tomialojc e Wesolowski (2000), Biogeography ecology and forest bird
communities.
[37] COM(2009)
358.
[38] Relazione
2009 a norma dell’articolo 17 della direttiva Habitat -
http://ec.europa.eu/environment/nature/
[39] Relazione
AEA n.4/2009.
[40] Progetto
BioSoil/«Forest Focus».
[41] Ciais, P. et al. (2008): http://www.nature.com/ngeo/journal/v1/n7/full/ngeo233.html.
[42] Inventario
annuale comunitario dei gas a effetto serra 1990-2007 e relativo rapporto 2009.
[43] Lindroth, A. et al. in Global Change Biology, 2009-15.
[45] Menenti, M.; Verstraete, M;
Peltoniemi, J. (2000), Observing land
from space: science, customers, and technology, Kluwer Academic.
[46] Makarieva, A. et al., «Precipitation
on land versus distance from the ocean: Evidence for a forest pump of
atmospheric moisture» in Ecological
Complexity, Volume 6, n. 3, 9/2009.
[47] Murdiyarso, D.; Sheil, D., «How
Forests Attract Rain: An Examination of a New Hypothesis», in BioScience 59, 2009.
[48] http://melbournecatchments.org
[49] Anche
eventi naturali come le ere glaciali hanno a volte causato bruschi cambiamenti
nella comparsa e nella distribuzione delle specie.
[50] Quarto
rapporto di valutazione dell’IPCC, WG 1: www.ipcc.ch.
[52] Relazione
AEA n. 4/2008 / SEC(2009)387.
[53] Colinas,
C.; De Dios, V.; Fischer, Ch., Vol. 33, N 1,
1/2007.
[54] Gonzales,
C(2008), Analysis of the oak decline in
Spain «la seca». Tesi, SLU Uppsala.
[55] Casalegno,
S. et al., 2010, Forest Ecology and
Management (in stampa).
[56] BOKU, EFI, IAFS, INRA (2008), Impacts of Climate Change on European
forests and options for adaptation.
[57] Lindner et al. 2008: http://ec.europa.eu/agriculture/analysis/external/euro_forests/full_report_en.pdf.
[58] L’MRS
illustra il pericolo di incendio in base alle condizioni meteorologiche.
[59] Centro
comune di ricerca — IES, European Forest
Fire Information System, Forest fires
in Europe, 2008.
[60] Westerling, A.L. et al. in Science, Vol.
313, n. 5789 (8/2006).
[61] Notiziario EFFIS, settembre 2009.
[62] Making
forests fit for Climate Change, a global view of climate-change impacts on
forests and people and options for adaptation, 2009.
[63] Winkel, G. et al (2009): http://ec.europa.eu/environment/forests/pdf/ifp_ecologic_report.pdf.
[64] COM(2008) 113.
[65] COM(2007) 2 e COM(2005) 35.
[66] Decisione
n. 406/2009/CE.
[67] Direttiva
2009/29/CE.
[68] Regolamento
(CE) n. 1698/2005 del Consiglio.
[69] Direttiva
2009/28/CE.
[71] Direttiva
2000/29/CE del Consiglio.
[72] GU
L 11 del 15.1.2000.
[73] Regolamento
(CE) n. 2012/2002 del Consiglio.
[74] Decisione
2007/779/CE del Consiglio.
[75] COM(2009)
82.
[76] Conclusioni
del Consiglio del 30 novembre 2009, http://www.consilium.europa.eu/uedocs/NewsWord/en/jha/111537.doc.
[78] Relazione
COST E43 report. http://www.metla.fi/eu/cost/e43/.
[79] Regolamento
(CE) n. 2152/2003.
[80] http://www.icp-forests.org/
[81] Regolamento
(CE) n. 614/2007.
[84] INSPIRE, SEIS e GMES.
[85] http://ec.europa.eu/agriculture/eval/reports/euforest/index_en.htm
[86] Per
«armonizzare», in questo contesto, s’intende rendere comparabili e compatibili
i risultati forniti dai sistemi d’informazione, non rendere uniformi le
procedure sul campo.