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[1. Priorità alla dimensione umana nella società dell'informazione]
[2. Perché un Libro verde? - Invito a un dialogo politico, sociale e civile]
[3. Lavorare nella società dell'informazione]
[4. L'occupazione nella società dell'informazione]
[5. Coesione: vivere nella società dell'informazione]
[6. La società dell'informazione - la via europea]

LIBRO VERDE: VIVERE E LAVORARE NELLA SOCIETA' DELL'INFORMAZIONE. PRIORITÀ ALLA DIMENSIONE UMANA

GREEN PAPER: LIVING AND WORKING IN THE INFORMATION SOCIETY. PEOPLE FIRST

Indice

1. Priorità alla dimensione umana nella società dell'informazione - sommario
2. Perché un Libro verde? - Invito a un dialogo politico, sociale e civile
3. Lavorare nella società dell'informazione
3.1. Le preoccupazioni: rivoluzione delle competenze e insicurezza del lavoro
3.2. I fatti: un nuovo mondo del lavoro
3.3. La prima sfida: incrementare le conoscenze e la consapevolezza di nuove forme di organizzazione del lavoro
3.4. La seconda sfida: garantire che le PMI traggano tutti i possibili vantaggi dalla società dell'informazione
3.5. La terza sfida: modernizzare le istituzioni della vita lavorativa
3.6. Un nuovo concetto di sicurezza
3.7. Una nuova cultura della previsione
3.8. Ulteriori elementi di riflessione
4. L'occupazione nella società dell'informazione
4.1. Le preoccupazioni: crescita dei senza lavoro e fine del lavoro?
4.2. I fatti: costante crescita dell'occupazione dal 1960
4.3. La prima sfida: impedire le politiche del "ciascuno per sé"
4.4. La seconda sfida: una gestione più efficace del processo di trasformazione delle mansioni
4.5. La terza sfida: risolvere il problema del divario di competenze
4.6. Aggiornare e migliorare l'istruzione e la formazione per affrontare la rivoluzione delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione
4.7. La piattaforma: le nuove priorità nei programmi di convergenza
4.8. Ulteriori elementi di riflessione
5. Coesione: vivere nella società dell'informazione
5.1. Le preoccupazioni: concentrazione o coesione?
5.2. I fatti: le politiche pubbliche fanno la differenza
5.3. La prima sfida: ottimizzare il quadro normativo
5.4. La seconda sfida: la base di risorse umane
5.5. La terza sfida: attribuzione di responsabilità e poteri a livello locale e integrazione
5.6. Consolidare i progressi
5.7. Ulteriori elementi di riflessione
6. La società dell'informazione - la via europea

Contents

1. People first in the Information Society - executive summary
1.1. Working in the Information Society (Chapter 3)
1.2. Employment in the Information Society (Chapter 4)
1.3. Cohesion: Living in the Information Society (Chapter 5)
1.4. Guiding principles for the Information Society (Chapter 6)

2. Why a Green Paper? - invitation to a political, social and civil dialogue

3. Working in the Information Society
3.1. The concerns: skill revolution and job insecurity
3.2. The facts: a new world of work
3.3. The first challenge: to build knowledge and raise awareness of new forms of work organisation
3.4. The second challenge: to ensure that SMEs take full advantage of the IS
3.5. The third challenge: to modernise the institutions of working life
3.6. A new concept for security
3.7. A new culture of anticipation
3.8. Questions for further reflection

4. Employment in the Information Society
4.1. The concerns: jobless growth and the end of work?
4.2 The facts: steady employment growth since 1960
4.3. The first challenge: prevent beggar-thy-neighbour policies
4.4. The second challenge : more effective management of the job transformation process
4.5. The third challenge: to overcome the skill gap
4.6. Overhauling education and training to match the ICT-revolution
4.7. The platform: the new priorities in the convergence programmes
4.8. Questions for further reflection

5. Cohesion: Living in the Information Society
5.1. The concerns: concentration or cohesion?
5.2. The facts: public policies make the difference
5.3. The first challenge: to make the best of the new regulatory framework
5.4. The second challenge: the human resource base
5.5. The third challenge: empowerment and integration
5.6. Consolidating progress
5.7. Questions for further reflection

6. The Information Society - the European way

[Indice] 1. Priorità alla dimensione umana nella società dell'informazione - sommario

1. Stiamo vivendo un periodo storico di trasformazioni tecnologiche, generate dallo sviluppo e dalla sempre più vasta applicazione delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione (TIC). Questo processo è diverso e più rapido di tutti quelli cui abbiamo sinora assistito. Esso reca con sé un notevole potenziale di creazione di ricchezza, di più elevati standard di vita e di migliori servizi.
2. Le TIC formano già parte integrante della nostra vita, fornendoci strumenti e servizi utili nelle nostre case, nei posti di lavoro e in molte altre circostanze. La società dell'informazione non è una società lontana nel futuro ma è ormai una realtà della vita quotidiana che aggiunge una nuova e sempre più importante dimensione alla società come noi la conosciamo. La produzione di beni e servizi si basa sempre più sulla conoscenza.
3. Ma la velocità di introduzione delle TIC varia tra paesi, regioni, settori, industrie e imprese. I vantaggi, sotto forma di prosperità, e i costi, sotto forma di oneri della trasformazione, sono distribuiti in modo ineguale tra le varie parti dell'Unione e tra i cittadini. E' comprensibile che questi ultimi siano preoccupati e chiedano risposte agli interrogativi sull'impatto delle TIC. Le preoccupazioni possono essere cosí riassunte:
• la prima riguarda l'occupazione: queste tecnologie non distruggeranno più posti di lavoro di quanti ne creano? Saremmo capaci di adeguarci alle trasformazioni nei modi di lavoro?
• la seconda preoccupazione riguarda la democrazia e l'eguaglianza: la complessità e i costi delle nuove tecnologie non approfondiranno il divario tra zone industrializzate e meno sviluppate, tra giovani e vecchi, tra coloro che sono in possesso delle conoscenze e coloro che ne sono privi?
4. Per rispondere a tali preoccupazioni, sono necessarie politiche pubbliche che contribuiscano a tesaurizzare i vantaggi del progresso tecnologico, garantendo parità di accesso alla società dell'informazione e un'equa distribuzione del potenziale di prosperità. Il presente Libro verde intende stimolare la discussione sullo sviluppo della società europea dell'informazione, concentrandosi sui temi chiave dell'organizzazione del lavoro, dell'occupazione e della coesione sociale.
1.1. Lavorare nella società dell'informazione (capitolo 3)
5. Le TIC hanno portato a un'enorme riduzione dei costi di memorizzazione e di elaborazione delle informazioni negli ultimi 50 anni. Stiamo attualmente sperimentando un'analoga riduzione nei costi di trasmissione delle informazioni: è l'inizio della rivoluzione nella distribuzione delle informazioni. In questo modo le TIC stanno dando nuova forma alla vita lavorativa, all'organizzazione delle imprese e all'intera società. Le imprese si trasformano aa organizzazioni gerarchiche e complesse con mansioni semplici in organizzazioni più decentrate e strutturate a rete, con mansioni più complesse. Le imprese di maggiore successo sono in grado di combinare le TIC con l'istruzione e la formazione e con trasformazioni organizzative in base a una strategia integrata. Attuare tale strategia porta ad affrontare un certo numero di sfide:
• una prima sfida consiste nello sviluppare la conoscenza e la consapevolezza relative al potenziale di sviluppo della nuova organizzazione del lavoro, per ottenere un aumento della produttività e una maggiore gratificazione nello svolgimento delle attività lavorative;
• una seconda sfida consiste nell'aiutare le PMI, da cui deriva il maggior numero di nuovi posti di lavoro nell'Unione europea, a massimizzare il potenziale di tale trasformazione divenendo più competitive;
• la terza sfida consiste nel modernizzare il quadro contrattuale della vita lavorativa per trovare le modalità e gli strumenti in grado di conciliare la flessibilità e la sicurezza.
1.2. L'occupazione nella società dell'informazione (capitolo 4)
6. Per alcuni decenni l'Europa ha visto crescere stabilmente ma lentamente la propria occupazione. L'introduzione delle TIC non sembra avere influenzato sensibilmente il tasso di creazione di posti di lavoro. Sembra anzi che la crescita sia divenuta a intensità di lavoro leggermente maggiore, non minore. L'introduzione delle TIC ha notevoli effetti sui requisiti in termini di competenze, per cui le politiche dell'occupazione debbono concentrarsi ulteriormente sugli investimenti e le risorse umane. Tale esigenza è sottolineata dall'attuale divario tra l'offerta delle competenze tradizionali e la domanda di nuove competenze - il mercato del lavoro a due velocità.
• L'Europa ha bisogno di una generale ristrutturazione dell'istruzione e della formazione, in modo tale da affrontare la rivoluzione delle TIC e mantenere il passo con i continui sviluppi tecnologici futuri;
• il sistema di istruzione deve essere trasformato privilegiando l'apprendimento sull'insegnamento. Le imprese devono creare maggiori possibilità di apprendimento pratico. Ai disoccupati dovrà essere offerta la riqualificazione, invece della disoccupazione di lunga durata e la dequalificazione.
1.3. Coesione: vivere nella società dell'informazione (capitolo 5)
7. Rafforzare la coesione economica e sociale rimane un obiettivo fondamentale dell'Unione. I progressi verso una convergenza dei redditi pro capite nei vari Stati membri sono stati positivi ma lenti; peraltro, sono cresciute col tempo le disparità tra le regioni all'interno dei singoli Stati. Le TIC possono svolgere un ruolo importante nel sostenere lo sviluppo regionale e locale, promuovendo l'integrazione e l'attribuzione di responsabilità e poteri a livello locale; il problema è come massimizzare le opportunità e minimizzare i rischi per la coesione:
• una prima sfida è garantire che la liberalizzazione delle telecomunicazioni si realizzi in modo pieno e rapido in tutta l'Unione e che i nuovi quadri normativi sostengano gli obiettivi di coesione;
• una seconda sfida riguarda una più stretta integrazione tra fondi strutturali e politiche della società dell'informazione, in modo tale da stimolare l'accesso e l'utilizzazione delle moderne TIC. Il processo di maggiore coinvolgimento locale tramite patti per l'occupazione a livello locale e regionale potrebbe costituire un importante strumento di una politica di coesione a maggiore intensità di occupazione e orientata sulle risorse umane;
• una terza sfida consiste nel garantire che la società dell'informazione divenga uno strumento per creare una società ad alto livello di integrazione. La società dell'informazione dovrà riguardare tutti i cittadini e dovrà essere utilizzata per tutti e da tutti, distribuendo in modo equo i poteri dell'informazione e non generando diseguaglianze tra ricchi e poveri in termini di informazione.
1.4. Principi guida della società dell'informazione (capitolo 6)
8. Il modo in cui realizzeremo la società dell'informazione, la più rivoluzionaria trasformazione dei nostri tempi, dovrà riflettere le idee e i valori su cui si basa l'Unione europea. Tali idee e valori dovranno essere trasparenti per meritare ed ottenere l'ampio sostegno dei cittadini europei. A tal fine la Commissione invita tutte le parti interessate a riflettere sulla possibilità di elaborare un insieme di principi comuni a livello comunitario per lo sviluppo della società europea dell'informazione.

1. PEOPLE FIRST IN THE INFORMATION SOCIETY - EXECUTIVE SUMMARY

1. We are living through a historic period of technological change, brought about by the development and the widening application of information and communication technologies (ICTs). This process is both different from, and faster than, anything we have seen before. It has a huge potential for wealth creation, higher standards of living and better services.

2. ICTs are already an integral part of our daily life, providing us with useful tools and services in our homes, at our workplaces, everywhere. The Information Society is not a society far away in the future, but a reality in daily life. It is adding a new dimension to society as we know it, a dimension of growing importance.The production of goods as well as services is becoming more and more knowledge based.

3. However, the speed of introduction of ICTs varies between countries, regions, sectors, industries and enterprises. The benefits, in the form of prosperity, and the costs, in the form of burden of change, are unevenly distributed between different parts of the Union and between citizens. Understandably, people are worried and demand answers to questions about the impact of ICTs. Their concerns can be summarised in two main questions:

  • the first has to do with employment. Will these technologies not destroy more jobs than they create? Will people be able to adapt to the changes in the way we work?
  • the second question has to do with democracy and equality. Will the complexity and the cost of the new technologies not widen the gaps between industrialised and less developed areas, between the young and the old, between those in the know and those who are not?

4. To meet these concerns we need public policies which can help us reap the benefits of technological progress, and which can ensure equitable access to the Information Society and a fair distribution of the potential for prosperity. This Green Paper aims to stimulate the debate on the development of the European Information Society, and focuses on the key issues of the organisation of work, employment and social cohesion.

1.1. Working in the Information Society (Chapter 3)

5. ICTs have led to an enormous reduction in the cost of storing and processing of information over the last 50 years. We are now witnessing a similar reduction in the cost of transmitting information. This is the beginning of the information distribution revolution. In this way ICTs are reshaping working life, the organisation of enterprises and the whole of society. Enterprises are being transformed away from hierarchical and complex organisations with simple jobs to more decentralised and network-oriented organisations with more complex jobs. The most successful enterprises are combining ICTs with education and training and with organisational transformation in an integrated approach. Fostering this approach presents a number of challenges.

  • a first challenge is to build knowledge and raise awareness of the potential of the new paradigm of work organisation to deliver both productivity growth and job satisfaction.
  • a second challenge is to help SMEs, the job generators in the EU, maximise the potential of this change to become more competitive.
  • a third challenge is to modernise the contractual framework for working life to find ways and means to reconcile flexibility and security.

1.2. Employment in the Information Society (Chapter 4)

6. Europe has had steady but low employment growth for several decades. The introduction of ICTs does not seem to have changed the rate of job creation. If anything, growth has become slightly more, not less, job-intensive. The introduction of ICTs has huge effects on skill requirements and employment policy must become more focused on human resource investment. This is underlined by the already existing mismatch between skill supply and the demand for new skills - the two-speed labour market.

  • what Europe needs is a substantial overhaul of education and training that can match the ICT revolution and keep pace with continuing technological development during the years to come.
  • the education system must be transformed from teaching to learning. Enterprises must offer more learning by doing. The unemployed must be offered retraining instead of long term unemployment and de-skilling.

1.3. Cohesion: Living in the Information Society (Chapter 5)

7. Strengthening economic and social cohesion remains a key objective of the Union. Progress towards convergence in income per head between Member States has been positive but slow, but disparities between regions within the same Member States have tended to widen over time. ICTs can play an important role in supporting regional and local development and promoting integration and empowerment, and the key issue is how to maximise the opportunities and minimise the risks of new ICTs for cohesion.

  • a first challenge is to ensure that the liberalisation of telecommunications proceeds fully and rapidly across the Union and that the new regulatory framework supports cohesion objectives.
  • a second challenge is to integrate more closely the Structural Funds and Information Society policies, so as to stimulate the access and use of modern ICTs. The process of stronger local involvement through local and regional employment pacts could be an important vehicle for a new, more employment intensive and human resource oriented cohesion policy.
  • a third challenge is to ensure that the Information Society becomes a tool to create an inclusive society. The Information Society should be about people and it should be used for people and by people to unlock the power of information, not to create inequalities between the information rich and the information poor.

1.4. Guiding principles for the Information Society (Chapter 6)

8. The way we develop the Information Society, the most fundamental change of our time, must reflect the ideas and values upon which the European Union is shaped. These ideas and values should be transparent in order to gain and deserve the broad support of European citizens. To this end the Commission invites all interested parties to reflect on the possibilities of formulating a set of common Community principles for the development of the European Information Society.

[Indice] 2. Perchè un libro verde? - invito a un dialogo politico, sociale e civile

9. L'importanza della società dell'informazione quale forza positiva per la trasformazione è stata sottolineata nel Libro verde della Commissione, del 1993, su "Crescita, competitività e occupazione"1. Questo Libro bianco, insieme alla successiva relazione "L'Europa e la società dell'informazione globale", ha avviato - con il pieno sostegno del Consiglio europeo - un'importante serie di iniziative per contribuire alla configurazione e alla promozione della società dell'informazione in Europa.
10. Il piano di azione della Commissione del 1994 "La via europea verso la società dell'informazione"2 ha presentato un quadro generale del programma di lavoro della Commissione sulla società dell'informazione, sottolineando importanti questioni di carattere sociale. Questi temi erano stati inoltre posti in risalto nel Patto europeo della Commissione per l'occupazione. Il presente Libro verde è parte di un pacchetto di iniziative varate dalla Commissione per aggiornare e sviluppare il piano d'azione 1994.
11. Per essere in grado di sviluppare nuove prospettive relative alle sfide sociali della società dell'informazione, la Commissione si è affidata alla consulenza di alcuni dei più importanti esperti europei in materia, al fine di determinare i modi migliori per promuovere la creazione di posti di lavoro, la solidarietà sociale, la parità delle opportunità e di accesso e la conservazione della diversità culturale europea nella società dell'informazione.
12. La Commissione ha creato due gruppi principali. Un Gruppo di esperti di alto livello ha iniziato le sue attività nel maggio 1995 e ha presentato la sua relazione preliminare "Costruire la società dell'informazione per noi tutti" nel febbraio 1996. Al tempo stesso, la Commissione ha creato un Forum per la società dell'informazione composto di 128 membri provenienti da vari settori. La prima relazione annuale del Forum è stata adottata nel giugno 1996. La società dell'informazione è stata inoltre uno dei temi principali del primo Forum europeo sulla politica sociale, tenutosi a Bruxelles nel marzo 1996.
13. Le relazioni del gruppo di esperti di alto livello e del Forum si proponevano di stimolare il dibattito su temi diversi da quelli già familiari alla comunità accademica e a quella degli affari. Le relazioni sono disponibili quali complementi del presente Libro verde; alla fine del testo i lettori potranno trovare indicazioni su come ottenerne copia.
14. La Commissione ha deciso di presentare un Libro verde al fine di promuovere un'ampia discussione e sviluppare la consapevolezza sui temi sociali coinvolti. Solo con l'attiva partecipazione di tutti gli interessati le nostre società possono affrontare le nuove sfide e le nuove scelte con cui dovranno confrontarsi.
15. Ci proponiamo quindi di stimolare l'invio di commenti e temi di discussione sul Libro verde e sulle due relazioni del Gruppo di esperti di alto livello e del Forum nel corso dei prossimi mesi del 1996. Il processo sarà avviato a settembre, in collaborazione con la presidenza irlandese, nel corso di un colloquio europeo a Dublino. Alla luce delle reazioni ricevute, la Commissione presenterà proposte di azione nel 1997.
16. Tutti gli Stati membri sono in qualche modo impegnati ad affrontare le sfide sociali poste dalla nuova società dell'informazione. Il Libro verde discute temi che rientrano nella sfera di responsabilità dei governi e delle autorità regionali e locali, delle parti sociali e della società civile. Riconoscendo pienamente il principio di sussidiarietà, la Commissione esaminerà sino a che punto sarà possibile ottenere un valore aggiunto facendo confluire le varie esperienze in progetti dimostrativi o altre iniziative, sponsorizzazioni congiunte di ricerca e sistematici scambi di informazioni, quali contributi complementari e catalitici alle politiche e alle misure attuate nell'ambito degli Stati membri. I fondi strutturali dovranno svolgere un ruolo fondamentale in tale processo, in particolare nel contesto dell'Obiettivo 4 e dell'iniziativa comunitaria ADAPT-BIS.
17. Il Libro verde costituisce inoltre il complemento di un'ampia gamma di attività già in corso in altri settori di attività della Commissione, in particolare il Libro bianco sull'insegnamento e sull'apprendimento3, che si concentra sulle competenze e sulle conoscenze che saranno necessarie per garantire una piena partecipazione alla società dell'informazione, nonché la futura iniziativa "Apprendere nella società dell'informazione".
18. Nell'ambito degli attuali meccanismi di cooperazione, il presente Libro verde si propone di:
• approfondire il dialogo politico con le Istituzioni europee e gli Stati membri, in particolare sulle politiche dell'occupazione nel quadro della procedura messa a punto nel corso del vertice di Essen (la relazione unica al Consiglio europeo nel dicembre 1996 e lo sviluppo dei programmi pluriannuali per il 1997),
• concentrare il dialogo sociale tra datori di lavoro e sindacati su questi temi e stimolare iniziative congiunte a livello europeo,
• stimolare il dialogo civile in particolare con le organizzazioni non governative, sulla base delle conclusioni del Forum europeo di politica sociale del marzo 1996.
Tutti gli interessati sono invitati a inviare commenti sui temi affrontati nel presente Libro verde.

2.WHY A GREEN PAPER? - INVITATION TO A POLITICAL, SOCIAL AND CIVIL DIALOGUE

9. The importance of the Information Society (IS) as a positive force for change was highlighted in the Commission's 1993 White Paper on Growth, Competitiveness and Employment[1]. This White Paper, together with the subsequent report "Europe and the Global Information Society", launched - with the full backing of the European Council - an important series of initiatives to help shape and promote the IS in Europe.

10. The Commission's 1994 Action Plan "Europe's way to the Information Society" presented an overview of the Commission's work programme on the Information Society and placed an important emphasis on social and societal questions. These issues were also highlighted in the Commission's European Confidence Pact for Employment. This Green Paper is part of a package of initiatives being developed by the Commission to update and take forward the 1994 Action Plan.

11. To meet the task of providing new insights into the social challenges of the Information Society, the Commission has sought advice from some of the most prominent experts in Europe on how to promote job creation, social solidarity, equality of opportunity and access and the preservation of Europe's cultural diversity in the Information Society.

12. Two main groups were set up by the Commission. A High Level Group of Experts began its work in May 1995, and presented its preliminary report "Building the Information Society for us all" in February 1996. In parallel, the Commission created an Information Society Forum, which is broadly based and consists of 128 members. The Forum's first annual report was adopted in June 1996. The IS was also one of the four main topics of the First European Forum on Social Policy held in Brussels in March 1996.

13. The reports of the High Level Group and of the Forum were designed to stimulate the debate about issues beyond those business and academic communities already familiar with them. They are available as complements to this Green Paper, and details of how to obtain full copies are at the end of this text.

14. The Commission has decided to present a Green Paper in order to promote wide discussion and awareness of the social and societal issues involved. Only through active participation of a wide range of actors can our societies come to terms with the new challenges and choices with which we are confronted.

15. The objective, therefore, is to invite comments on and discussion of the Green Paper, and of the two associated reports of the High Level Group and the Forum, during the remainder of 1996. This process will be launched in September, in collaboration with the Irish Presidency, at a European Colloquium in Dublin. In the light of the reactions received, the Commission will present action proposals in 1997.

16. All Member States are engaged in one way or another in reviewing the social challenges of the emerging Information Society. The Green Paper raises issues which affect the responsibilities of governments and regional and local authorities, the social partners and civil society. Recognising fully the principle of subsidiarity, the Commission will examine the extent to which there would be added value from pooling of experience through demonstration projects or other initiatives, joint sponsorship of research, and systematic exchange of information, as a complementary and catalytic contribution to the policies and measures pursued within Member States. The Structural Funds have a key role to play in this process, in particular Objective 4 and the ADAPT-BIS Community Initiative.

17. The Green Paper also complements a range of activities already underway in other areas of Commission work, notably the White Paper on Teaching and Learning[4], which focuses on the skills and knowledge which will be necessary for people's full participation in the Information Society, as well as the forthcoming initiative "Learning in the Information Society".

18. Within the framework of existing cooperation this Green Paper is intended to:

  • deepen the political dialogue with the European Institutions and the Member States, notably on employment policies in the framework of the Essen process (the Single Report to the European Council in December 1996 and the development of the multiannual programmes 1997),
  • focus the social dialogue between employers and unions on these issues and stimulate joint initiatives at a European level,
  • stimulate civil dialogue notably with the NGOs, on the basis of the Conclusions of the European Social Policy Forum in March 1996.

All concerned are invited to comment on the issues raised in this Green Paper.

[Indice] 3. Lavorare nella societa' dell'informazione

3.1. Le preoccupazioni: la rivoluzione delle competenze e l'insicurezza del lavoro
19. Negli ultimi 20 anni, abbiamo assistito a una rivoluzione nelle tecnologie dell'informazione e della comunicazione più profonda di quanto era stato previsto. Uno dei principali effetti delle nuove TIC è stata la sensazionale riduzione dei costi e dei tempi di memorizzazione, elaborazione e trasmissione delle informazioni. Tali mutamenti dei prezzi hanno avuto effetti profondi sui modi di organizzare la produzione e la distribuzione di beni e servizi e, pertanto, le stesse attività lavorative. Tali sviluppi contribuiscono a ristrutturare il lavoro, le strutture in termini di competenze e l'organizzazione delle imprese. In tal modo, essi stanno provocando trasformazioni decisive sul mercato del lavoro e sull'intera società.
20. Il mutamento nella struttura delle competenze, degli schemi di lavoro, delle imprese e della produzione di beni e servizi è sorprendente e pone diverse e nuove domande ai lavoratori e ai datori di lavoro. Le competenze statiche, basate sulle funzioni, le tecniche e i modelli tradizionali di gestione divengono inadeguati e rigidi in posti di lavoro che richiedono l'esatto contrario ai lavoratori e ai dirigenti: lo sviluppo di una nuova cultura industriale e d'impresa caratterizzata dalla flessibilità, la fiducia, l'impegno e la capacità di prevedere e guidare le trasformazioni.
21. Il tasso di distruzione di posti di lavoro nel tardo 20° secolo non è tanto diverso da quello derivante da altre trasformazioni strutturali del passato. Più difficile è stabilire la nuova natura di tale fenomeno. I nuovi ritmi di trasformazione, e i nuovi modi di produzione che essi generano, richiedono competenze più ampie e nuovi processi produttivi per rispondere alle sempre nuove richieste del mercato. Ció provoca notevoli preoccupazioni in termini di sicurezza del lavoro, gratificazione, obsolescenza delle competenze e rapporti tra schemi di lavoro e di vita; costituisce inoltre una nuova sfida per l'obiettivo, fatto proprio dall'Unione europea, della parità di opportunità e di accesso. Questo non significa, tuttavia, che in futuro troveranno lavoro solo operatori altamente specializzati in tecnologia dell'informazione. I lavori tradizionali o manuali permarranno, ma diminuirà la loro importanza relativa.
3.2. I fatti: un nuovo mondo del lavoro
22. Le nostre economie si stanno trasformando da forme di produzione standardizzate e manuali a processi più diversificati basati sulle conoscenze. Proprio per questo motivo le TIC costituiscono un'enorme opportunità di migliorare la produttività e i salari reali, contribuendo in questo modo a rafforzare la crescita economica e a creare nuovi posti di lavoro.
23. Per molto tempo la rivoluzione tecnologica non si è riflessa in una più rapida crescita della produttività. Tale fenomeno ha provocato a sua volta un aumento limitato dei salari reali e basse aspettative dei consumatori, che hanno influenzato negativamente il desiderio dei consumatori di acquistare e quello delle imprese di investire e creare nuovi posti di lavoro. I motivi per cui le TIC non hanno portato a un aumento di produttività sono oggi ben documentati: in passato, l'introduzione di nuove tecnologie è stato ostacolato dalla mancanza di un'adeguata trasformazione organizzativa.
24. Malgrado tali problemi e frequenti affermazioni contrarie, l'economia e i mercati del lavoro dell'Unione europea sono notevolmente fluidi. Un'analisi delle ricerche empiriche effettuata dalla Commissione evidenzia un tasso generale di creazione e chiusura di imprese in Europa pari ad almeno il 10% l'anno e molto più elevato in alcuni settori, con una vita media di un posto di lavoro di 4-5 anni - comparabile con quella degli Stati Uniti.
25. In linea generale ció prova che, quali che possano essere i problemi nel garantire una corretta integrazione delle TIC, essi non sono collegati a una mancanza di flessibilità nell'occupazione e nel numero di imprese. Negli ultimi anni si sono avuti esempi sempre più frequenti di introduzione delle TIC coronato da grande successo. La principale lezione che si puó trarre da tali esempi è la necessità di una strategia integrata che colleghi l'introduzione delle TIC con l'istruzione e la formazione e con trasformazioni a livello organizzativo.
26. L'organizzazione di queste "imprese flessibili" si basa sempre più su procedimenti e sempre meno su funzioni specializzate. I lavoratori svolgono una serie di mansioni piuttosto che passare da un tipo di lavoro all'altro. Le imprese si stanno trasformando da organizzazioni gerarchiche e complesse con mansioni semplici in organizzazioni meno gerarchiche, più decentrate e strutturate a rete, con mansioni più complesse. La nuova impresa flessibile è stata descritta come una flotta di piccoli battelli che compiono lo stesso percorso, piuttosto che come una petroliera guidata da un punto centrale. E' importante comprendere che tale trasformazione non costituisce "Un nuovo modello" di organizzazione del lavoro, ma un processo verso prassi sempre migliori.
27. L'Europa ha riconosciuto la necessità di tali trasformazioni organizzative. Gli europei non mancano di idee innovative e dispongono di una forza lavoro relativamente ben qualificata. Le nostre debolezze, identificate dal Libro verde della Commissione sull'innovazione4, riguardano la combinazione delle innovazioni tecnologiche e di quelle organizzative. Le strategie di elevata qualità e ad elevate prestazioni richiedono una formazione a livello di impresa, un'attenta configurazione delle mansioni e una rapida attuazione delle innovazioni. Il gruppo consultivo sulla competitività, presieduto dal Sig. Ciampi, ha studiato nuove forme di organizzazione del lavoro. I risultati di tale ricerca confermano che le innovazioni nell'organizzazione delle imprese hanno migliorato l'efficacia economica, contribuendo a proteggere e ad arricchire le attività lavorative.
3.3. La prima sfida: incrementare le conoscenze e la consapevolezza di nuove forme di organizzazione del lavoro.
28. L'ostacolo più grave è costituito dalla scarsa consapevolezza delle nuove forme di organizzazione del lavoro e del potenziale positivo di un'organizzazione flessibile. I dirigenti hanno qualche ragione ad essere cauti a proposito di innovazioni che alterano i sistemi e le procedure che garantiscono attualmente un livello accettabile di prestazioni, entrando in un regno sconosciuto in cui vi è incertezza su come completare il processo di trasformazione e sui tempi di attuazione. Non esistono soluzioni prefabbricate. La flessibilità delle tecnologie comporta che esse debbono essere integrate nell'organizzazione sociale del posto di lavoro, al fine di ottenere una combinazione competitiva di produttività, prestazioni e qualità. Il problema fondamentale è quindi come aumentare la consapevolezza del potenziale positivo collegato alle nuove strategie di organizzazione del lavoro.
29. E' essenziale individuare il corretto equilibro tra ció che è stato realizzato a livello di impresa e ció che puó esserlo a livello nazionale ed europeo. La chiave del successo consiste nel favorire e sostenere le iniziative locali: il ruolo dei governi e delle istituzioni europee deve essere quello di catalizzatori delle nuove iniziative. Tuttavia, il ruolo delle pubbliche autorità richiede un forte impegno di azione a vari livelli. Ció implica a sua volta la comprensione delle nuove forme di organizzazione del lavoro e le loro implicazioni per le politiche pubbliche e per le imprese, sviluppando risposte efficaci in vari settori - dallo sviluppo economico alle politiche commerciali, dalle politiche di ricerca allo sviluppo di nuove competenze - integrando tali risposte con i valori della parità delle opportunità e degli accessi.
3.4. Seconda sfida: garantire che le PMI traggano tutti i possibili vantaggi dalla società dell'informazione
30. Il nuovo concetto di una strategia integrata comprendente le TIC, l'istruzione e la formazione e le trasformazioni organizzative offre un notevole potenziale per sviluppare la competitività delle imprese e creare migliori condizioni di lavoro. Le piccole e medie imprese, che sono un elemento essenziale per la crescita dell'occupazione (specialmente le "microimprese") potranno trarre particolari vantaggi da tali trasformazioni poiché la concezione si basa proprio su piccole unità, in grado di adeguarsi rapidamente alle esigenze del mercato, decentrate e basate sul lavoro di gruppo.
31. La misura in cui le PMI e lo sviluppo dell'occupazione che da esse dipende possono trarre vantaggio dalle TIC varia da caso a caso. Per le PMI orientate in modo più globale, la società dell'informazione offre notevoli vantaggi. In alcuni casi, il sorgere di microimprese è direttamente collegato alle TIC. In altri casi, le microimprese costituiscono semplicemente un ampliamento dei servizi professionali di consulenza tradizionali. Tuttavia, i vincoli che le PMI debbono affrontare e le specifiche problematiche relative all'accesso ai meccanismi di previsione e di formazione giustificano un'attenzione prioritaria. In tale contesto, la preoccupazione fondamentale dovrà essere quella di consentire alle PMI di agire in modo autonomo e responsabile in materia di adeguamento alla società dell'informazione, utilizzando gli strumenti e le tecnologie disponibili. Il nuovo programma integrato per le PMI5, recentemente presentato dalla Commissione, propone di varare un'azione pilota per valutare le priorità delle PMI e gli ostacoli che impediscono l'utilizzazione delle tecnologie dell'informazione da parte delle piccole e medie imprese.
3.5. La terza sfida: modernizzare le istituzioni della vita lavorativa
32. Oltre a sviluppare la consapevolezza del potenziale insito nelle nuove forme di organizzazione del lavoro, dobbiamo affrontare il problema della modernizzazione delle istituzioni e del quadro istituzionale della vita lavorativa. Il mondo del lavoro deve essere organizzato in modo tale da sostenere e agevolare gli sviluppi positivi, anziché ostacolarli. Ció significa anche migliorare la qualità delle competenze e quindi delle strutture di istruzione e di formazione (vedi capitolo 4).
33. Occorre inoltre mettere a punto un adeguato quadro di riferimento giuridico e contrattuale (diritto del lavoro, contratti collettivi, relazioni industriali etc.) in modo tale da migliorare la flessibilità delle imprese e degli individui non intaccando la sicurezza dei lavoratori. Il diritto del lavoro degli Stati membri, basato sul modello standard del tempo pieno e di un'occupazione indefinita vincolata al luogo di lavoro, non risponde più alle esigenze di una produzione di beni e servizi basata sulla conoscenza.
34. Le nuove prassi di organizzazione del lavoro tendono a rendere più vaghi i contorni dell'elemento centrale del classico rapporto di lavoro: la nozione di datore di lavoro sta diventando più complessa (gruppi di imprese, joint ventures, reti, subappaltatori); l'ubicazione delle attività lavorative tende a diversificarsi; gli orari di lavoro tendono a loro volta a individualizzarsi per rispondere a particolari esigenze e requisiti; le retribuzioni basate sul tempo di lavoro possono in alcuni casi essere sostituite da retribuzioni collegate con mansioni specifiche, ampliando la portata dell'autonomia dei lavoratori. In altre parole, le caratteristiche del lavoro dipendente e del lavoro autonomo tendono ad avvicinarsi, rendendo meno chiara la sfera di applicazione del diritto del lavoro e riducendo la sua efficacia in alcuni settori (contratti atipici, telelavoro e lavoro esterno).

Centri di assistenza in Europa
Il tipo di lavoro svolto dai cittadini europei sta cambiando: i settori dell'informazione e dei servizi sono stati nell'ultimo decennio le principali fonti di nuova occupazione. Cambiano anche le modalità di lavoro, con un forte aumento della ridistribuzione geografica delle attività lavorative. Ad esempio, più di 6.000 società dispongono attualmente di "servizi di assistenza" in grado di fornire informazioni ai clienti. Tali centri danno lavoro a circa 130.000 europei e si prevede che genereranno altri 100.000 posti di lavoro entro il 2.000. Il fenomeno è particolarmente evidente in Irlanda, ma anche nel Regno Unito i 4.000 centri di assistenza produrranno nel 1996 un reddito di 450 milioni di ECU. In alcuni di questi centri le attività lavorative sono altamente specializzate e richiedono la conoscenza di numerose lingue straniere. In altri l'attività è più tradizionale, ma richiede particolari capacità di relazione interpersonale e la disponibilità a lavorare in base ad orari atipici.
3.6. Un nuovo concetto di sicurezza
35. E' importante suscitare un dibattito bene informato sulle condizioni fondamentali per lo sviluppo della vita lavorativa. Spesso, tuttavia, il dibattito pubblico sulle istituzioni della vita lavorativa si limita spesso ai semplicistici temi della regolamentazione o deregolamentazione. L'emergere della società dell'informazione richiede discussioni più sofisticate e approfondite sul quadro istituzionale del nuovo mondo del lavoro.
36. Le TIC, integrate dalle strutture di istruzione e di formazione e dalle trasformazioni organizzative, offrono un enorme potenziale per migliorare la produttività e creare posti di lavoro sani, con una buona retribuzione. Le politiche pubbliche debbono basarsi su tale elemento. E' tuttavia necessario spostare il centro del dibattito dalla contrapposizione regolamentazione-deregolamentazione verso una prospettiva più fruttuosa, incentrata sul nuovo equilibrio tra flessibilità e sicurezza e sui vantaggi reciproci che da tale situazione potranno derivare ai datori di lavoro ed ai lavoratori. Si tratta di una nuova prospettiva che la Commissione ha introdotto nella consultazione delle parti sociali in materia di orari di lavoro.
37. Questo nuovo equilibrio tra flessibilità e sicurezza comprende, da un lato, l'utilizzazione del lavoro a tempo parziale, del lavoro temporaneo, dei contratti a durata determinata, del telelavoro ed eventualmente di nuove forme di rapporto di lavoro. D'altro lato, esso comprende non solamente la sicurezza contro i licenziamenti arbitrari e le discriminazioni, ma anche quella derivante dal maggiore coinvolgimento nell'ambito dell'impresa e dalla possibilità di sviluppare le competenze e le mansioni, a beneficio dell'impresa stessa e del lavoratore dipendente. In tale contesto, si pone il problema di come garantire nel modo migliore e più efficace il coinvolgimento dei lavoratori.
38. Sono questi esempi di rinnovamento necessario. Ma ancora più fondamentale è l'esigenza di ripensare radicalmente tutti i sistemi - protezione del lavoro, orario di lavoro, protezione sociale, salute e sicurezza - per adeguarli a un mondo del lavoro che sarà organizzato differentemente, in cui potranno risultare meno chiaramente definiti i confini tra lavoro e tempo libero, lavoro e apprendimento, attività dipendenti ed autonome. Il concetto di sicurezza dei lavoratori deve essere sviluppato e ampliato, privilegiando quella basata sullo sviluppo delle competenze e delle capacità e sui rapporti con il mercato del lavoro, piuttosto che sulla conservazione del singolo posto di lavoro. E' opportuno concentrarsi sulla sicurezza nel cambiamento, non contro il cambiamento. In tale contesto, è importante considerare con particolare attenzione i temi dell'eguaglianza, garantendo che il cambiamento sostenga gli sforzi volti a evitare la segregazione del mercato del lavoro, migliorando la conciliazione tra attività lavorativa e vita familiare sia per gli uomini che per le donne.
39. Alla luce di questi sviluppi la Commissione sta preparando un Libro verde sull'organizzazione del lavoro e sull'orario di lavoro che esaminerà, da un punto di vista economico, le implicazioni politiche per l'Unione europea e per gli Stati membri dei cambiamenti nell'organizzazione del lavoro e nell'orario di lavoro, al fine di favorire un dibattito, in particolare tra le parti sociali.
40. La Commissione presenterà inoltre, nella seconda metà del 1996, una Comunicazione sull'impatto del telelavoro dal punto di vista del diritto del lavoro, della salute e della sicurezza e della protezione sociale. Tale Comunicazione si propone di incoraggiare gli Stati membri e le parti sociali a individuare corrette prassi e ad attuare misure volte a migliorare le condizioni di lavoro in questo specifico settore.
41. Le TIC offrono inoltre nuove opportunità nel settore della salute e della sicurezza sul lavoro. In particolare, l'applicazione delle nuove tecnologie puó recare un notevole valore aggiunto alle attività di valutazione dei rischi, alla raccolta, all'analisi e alla diffusione delle informazioni, all'istruzione ed alla formazione nel settore della salute e della sicurezza professionali, oltre che recare notevoli vantaggi per gli utilizzatori finali, in particolare le PMI. Il Quarto programma di azione sulla salute e la sicurezza (1996-2000)6 analizza attivamente le questioni riguardanti l'impatto della società dell'informazione sulle condizioni di vita e di lavoro; nei giorni 13-15 novembre 1996 si terrà a Bruxelles una conferenza su questi temi.
3.7. Una nuova cultura della previsione
42. Gli interventi del Fondo sociale europeo nell'ambito dell'Obiettivo 4, insieme alla collegata Iniziativa comunitaria ADAPT, sono volti principalmente a migliorare la gestione delle risorse umane prevedendo le trasformazioni arrecate dalla società dell'informazione, in particolare rafforzando l'investimento in capitale umano. I cambiamenti strutturali provocano trasformazioni permanenti dell'occupazione in termini di volume, struttura e qualifiche. E' particolarmente importante sviluppare una capacità di previsione nell'ambito delle imprese, in grado di identificare e minimizzare l'impatto negativo di tali cambiamenti. Ció contribuirà inoltre a creare nuove opportunità di lavoro nel settore della formazione alle nuove competenze richieste.
43. Le conseguenti esigenze di adeguamento sono avvertite sia a livello economico, sia a livello di impresa. Uno dei principali obiettivi della strategia di previsione dovrà quindi essere quello di consentire alle imprese una più rapida identificazione delle esigenze quantitative e qualitative in termini di risorse umane, nel contesto di una migliore comprensione dei cambiamenti generali, sviluppando in tal modo la capacità interna ed esterna di adattamento.
3.8. Ulteriori elementi di riflessione
44. Lo sviluppo dei rapporti tra nuove forme di organizzazione del lavoro e quadro giuridico generano alcuni interrogativi fondamentali che dovranno essere discussi nel quadro del dialogo sociale e delle procedure di analisi dell'occupazione varate durante il vertice di Essen.
• Nel ricercare un corretto equilibrio tra flessibilità e sicurezza, è necessaria un'attività legislativa a livello europeo e nazionale sui principi fondamentali connessi ai diritti sociali fondamentali, e inoltre una maggiore attività delle parti sociali volta ad integrare tali diritti in accordi e prassi di lavoro nelle imprese e nel mercato del lavoro. L'attuale ripartizione di poteri regolativi tra legislazione e contratti collettivi è la migliore ottenibile, o è necessario individuare un nuovo equilibrio?
• In passato, molti importanti temi relativi alla vita lavorativa - come l'occupazione, la salute e la sicurezza, le implicazioni sulla vita familiare e la lotta contro l'esclusione - sono stati lasciati agli Stati. In tale contesto è necessario rivedere la portata degli accordi collettivi? La proliferazione di nuove strutture produttive puó rendere necessarie nuove strategie in materia.
• Poiché lo status giuridico dei lavoratori cambia oggi più frequentemente (tra lavoro dipendente ed autonomo, tra occupazione e apprendimento, tra professioni e posti di lavoro), come è possibile individuare una strategia coordinata comprendente il diritto del lavoro, la sicurezza sociale e la protezione sociale, tenendo conto delle trasformazioni in un contesto di giustizia sociale e di efficienza economica?
In tale contesto, è inoltre importante riflettere sui seguenti punti:
• come promuovere le migliori prassi in termini di utilizzazione delle TIC e di creazione di nuovi posti di lavoro;
• quali misure potranno aiutare le PMI a massimizzare le opportunità della società dell'informazione; e
• come massimizzare il contributo dei fondi strutturali nel promuovere le migliori prassi di utilizzazione delle nuove tecnologie, sviluppando una nuova cultura della previsione.

3. WORKING IN THE INFORMATION SOCIETY

3.1. The concerns: skill revolution and job insecurity

19. During the last 20 years, we have witnessed an ICT revolution, more far-reaching than most of us could have anticipated. One of the main effects of new ICTs has been a dramatic reduction in the cost and time of storing, processing and transmitting information. Such dramatic changes in price relations have a fundamental effect on the way we organise the production and distribution of goods and services and, thereby, on work itself. These developments are reshaping work, skill structures and the organisation of enterprises. Through this, they are bringing fundamental change to the labour market, and to society as a whole.

20. The resultant shifts in the structure of skills, work patterns, companies, and goods and services is bewildering, and makes very different and new demands on workers and employers. Static function-based skills, and traditional management models and techniques, are rendered inadequate and inflexible in a workplace which demands the opposite of workers and managers - the development of a new industrial and enterprise culture characterised by flexibility, trust, commitment and ability to anticipate and harness change.

21. The rate of job destruction in the late 20th century is not so different from that resulting from the structural changes of the past. More problematic is the new nature of job destruction. The new pace of change, and the new modes of production it engenders, require broader based skills and new production processes to respond to constantly changing market demands. This raises great concerns in terms of job security, job content, skills obsolescence, and the relationship between working and living patterns. It also creates challenges for the Union objective of equality of opportunity and access. However, this does not mean that, in the future, only highly educated IT-literate workers will find a job. Traditional or manual jobs will remain, but their relative importance will decline.

3.2. The facts: a new world of work

22. Our economies are being transformed away from standardised manual production towards a more diversified, knowledge based, production of goods and services. This is why ICTs provide tremendous opportunities for improved productivity and real wages, and thereby for strong economic growth and new jobs.

23. The technological revolution was, for a long time, not transformed into faster growth of productivity. At the same time, the slow growth of productivity led to a limited increase in real wages and low consumer expectations, which have an effect on the willingness of consumers to buy and of enterprises to invest and to create new jobs. The main reasons why ICTs have not led to increased productivity are now well documented: in the past, the introduction of new technologies has been hindered by a lack of adequate organisational transformation.

24. Despite these problems, and despite occasional claims to the contrary, the EU economy and labour market systems are remarkably fluid. A Commission review of empirical research indicates an overall rate of enterprise creation and destruction in Europe of at least 10% a year and considerably higher in some sectors, with the average 'life' of a job of 4-5 years - comparable to the U.S.

25. Overall, this evidence suggests that, whatever problems there may be in ensuring the successful integration of ICTs, they are not related to a lack of flexibility in employment at the level of firms. During recent years we have seen a growing number of examples where the introduction of ICTs has met the highest expectations. The main message from these examples is the need for an integrated approach, linking the introduction of ICTs with education and training and with organisational transformation.

26. The organisation of such successful "flexible enterprises" is becoming more and more based on processes, less and less on specialised functions. Workers perform a range of tasks, rather than pass the job on from one to another. Enterprises are being transformed from hierarchical and complex organisations with simple jobs, to less hierarchical, more decentralised and network-oriented organisations, with more complex jobs. The new flexible enterprise has been described as a fleet of small boats, moving on the same course, as opposed to an oil tanker steered from a central point. It is important to understand this change not as "A New Model" for work organisation, but as a process towards ever improving practices in work organisation.

27. Europe has recognised this sea-change in organisation. We are not short on innovative ideas and we already have a relatively well trained workforce. Our weakness, as identified by the Commission's Green Paper on Innovation [5], has been in combining technological and organisational innovation. High-quality, high-performance strategies require enterprise-level training, careful job design and rapid implementation of innovations. The Competitiveness Advisory Group chaired by Mr Ciampi has made a case study of new forms of work organisation. The findings of the Group confirm that these innovations in the organisation of enterprises lead to improved business performance, better job protection and job enrichment.

3.3. The first challenge: to build knowledge and raise awareness of new forms of work organisation.

28. The most important obstacle to this development is the lack of awareness of the new forms of work organisation and the potential of flexible organisation. Managers may also be rightly cautious about innovations which alter systems and procedures currently delivering an acceptable level of performance, compared to entering an unknown realm in which there is uncertainty about how to complete the process of change and how long it will take. There are no "turn-key" solutions. The very flexibility of the technologies means that they must be embedded in the social organisation of the workplace in order to achieve a competitive combination of productivity, performance and quality. The key question therefore is how to increase awareness of the potential of new approaches to organisation of work.

29. It is essential to find the right balance between what has to be done at enterprise level and what could be done at national and European level. The key to success is enabling and supporting local initiatives, and the role of governments and European institutions is a catalytic one, one that encourages new initiatives. But the role of public authorities requires strong commitment and action at a number of levels. This involves an understanding of new forms of work organisation and their implications for public policy and for enterprise, and responding effectively across many fields, from economic development to trade policies, from research policies to skills development, and imbuing these responses with the values of equality of opportunity and access.

3.4 The second challenge: to ensure that SMEs take full advantage of the IS

30. The new concept of an integrated approach of ICTs, education and training and organisational transformation offers enormous potential for firms to become more competitive and to create better working conditions. It has particular advantages for SMEs, the key engines of employment growth - and especially "microfirms" - since the whole concept is built on the small unit, market-driven, decentralised and based on teamworking.

31. The extent to which SMEs' job creation benefits from ICTs varies. For the more globally oriented SMEs, the IS offers important advantages. In some cases, the emergence of microbusinesses is directly linked to ICTs. In other cases, microbusinesses are just an extension of existing traditional consultancy and profession services. However, the constraints which SMEs face and their specific problems in accessing anticipation and training mechanisms justify priority attention. In this context, the prime concern should be to enable SMEs to act under their own responsibility as regards adaptation to the Information Society, and the tools and technologies of the Information Society will help them do this. The new Integrated Programme for SMEs [6] recently presented by the Commission proposes to launch a pilot action to ascertain the priorities of SMEs and the obstacles hampering the use by SMEs of information technologies.

3.5. The third challenge: to modernise the institutions of working life

32. Alongside the question of raising awareness of the potential of new forms of organisation of work, we have to address the question of the modernisation of the institutions and the institutional framework of working life. The world of work needs to be organised in ways that support and facilitate positive developments, rather than making them more difficult. This also means improving the quality of skills and therefore of education and training, (see Chapter 4).

33. It also means providing the right legal and contractual framework (labour law, collective agreements, industrial relations etc.) to allow firms and individuals more flexibility, while providing adequate security to workers. Member States' labour laws based upon the standard model of full time, workplace-based employment of indefinite duration, can no longer respond entirely to the needs of a more knowledge-based production of goods and services.

34. New work organisation practices tends to blur the central element of the classic employment relationship: the notion of employer is becoming more complex (groups of undertakings, joint ventures, networks, subcontractors); the location of work has diversified; working time practices have been individualised to respond to particular needs and requirements; time-based remunerations may in some cases be replaced by task-specific remunerations and the scope of workers' autonomy enlarged. In other words, wage employment and self-employment are tending to converge, rendering the scope of labour law unclear and reducing its effectiveness in certain fields (non-standard contracts, telework and where work is outsourced or externalised).

Call Centres in Europe
The type of work done by Europe's citizens is changing, with the information and service sectors the main source of new employment in the last decade. The way people work is also changing, with a strong growth in work relocation. For example, more than 6000 companies now have service "call centres" to provide information to customers. These already employ about 130,000 Europeans and are expected to generate another 100.000 jobs by 2000. These developments are fastest growing in Ireland, but the UK has 4000 call centres with revenues of 450 million ecu in 1996. In some of these centres the work is highly skilled and requires knowledge of several foreign languages. In others, it is more routine, but requires inter-personal skills and a willingness to work unsocial hours.

3.6. A new concept for security

35. It is important to have a well-informed debate on these basic conditions for the development of working life. However, the public debate on the institutions of working life is often confined to simplistic arguments on regulation or deregulation. The emerging Information Society requires a more sophisticated and fundamental debate on the institutional framework which can shape this new world of work.

36. ICT integrated with education and training and with organisational transformation offers great potential to improve productivity and create good jobs with good wages and salaries. Public policies must be based on this understanding. However, it is necessary to shift the focus of the debate away from regulation-deregulation and towards the more fruitful perspective of a new balance between flexibility and security and the mutual benefits for enterprises and workers of a balance between the two elements. This is the new perspective that the Commission introduced in the consultation of the social partners on working time.

37. This new balance between flexibility and security includes, on the one hand, the use of part-time work, temporary work, fixed term contracts, teleworking and new forms of employment relationship, where this is appropriate. On the other hand, it includes not only security against arbitrary dismissals and discrimination, but also the security which comes from increased involvement within the company and the possibility to develop skills and employability to the benefit of both company and employee. In this context, the question arises of how to provide the most efficient arrangements for workers' involvement in these matters.

38. These are examples of necessary renewal. More fundamentally there is a need for a radical rethink of all the relevant systems - employment protection, working time, social protection and health and safety - to adapt them to a world of work which will be organised differently, in particular one where the boundaries between work and leisure, work and learning, employee and self-employed are, or may become, less well-defined. The concept of security for workers has to be developed and broadened, focusing more on security based on employability and the labour market rather than on the security of the individual workplace. It should be focused on security in change, not security against change. Within this it is important to have particular regard to issues of equality, and how to ensure that change enhances efforts toward both desegregation of the labour market and improved reconciliation of working and family life, for both women and men.

39. In the light of these developments, the Commission is preparing a Green Paper on work organisation and working time which will examine from an economic point of view the policy implications for the European Union and the Member States, of changes in work organisation and working time, with a view to launching a debate, in particular with and between the Social Partners.

40. The Commission will also present in the second half of 1996 a Communication on the impact of telework from the point of view of labour law, health and safety and social protection. The aim of the Communication will be to encourage Member States and the Social Partners to develop good practices and implement measures to improve the working conditions of teleworkers.

41. ICTs also offer new opportunities in the field of health and safety at work. In particular, the application of new technologies can bring considerable added value to risk assessment activities, the collection, screening and dissemination of information, education and training in occupational safety and health, and for end users, particularly SMEs. The Fourth Health and Safety Action Programme [7] actively addresses questions regarding the impact of the IS on working and living conditions, and a conference on these issues will be held in Brussels on 13-15 November 1996.

3.7. A new culture of anticipation

42. The European Social Fund interventions under Objective 4, together with the related Community Initiative ADAPT, are aimed mainly at improving the management of human resources by anticipating the changes which the Information Society will bring, in particular by strengthening investment in human capital. Structural changes bring permanent changes in employment in terms of volume, structure, and qualifications. In particular, it is vital to develop a capacity for anticipation in enterprises which identifies and minimises the negative impact of these changes. This will also help tap new job opportunities through training which addresses new skill needs.

43. The resulting adaptation needs are felt at both macroeconomic and company level. For this reason, one of the main objectives of the anticipation approach should be to enable companies to identify more readily their quantitative and qualitative needs, as regards human resources in the context of a better understanding of overall change, thus enhancing the internal and external capacity for adaptation.

3.8. Questions for further reflection

44. Developments in the relationship between the new forms of organisation of work and the legal framework for work raise some fundamental questions to be discussed in the framework of the Social Dialogue and in the Essen employment process.

  • In seeking the right balance between flexibility and security, there is a need for both legislative activity at European and national level on the basic principles related to fundamental social rights, and for increased activity by the social partners to translate these rights into agreements and working practices at the workplace and in the labour market. Is the current distribution of regulatory powers between legislation and collective agreements the right one, or does a new balance have to be found?
  • In the past, many important issues concerning working life have been left to the State, such as employment, health and safety, family life implications, and the fight against exclusion. In this context should the scope of collective agreements be reviewed? The proliferation of new production structures may require new approaches to these issues.
  • As the legal status of workers changes more frequently (between wage employment and self-employment, between employment and learning, between professions and workplaces), how can a coordinated approach to labour law, social security and social protection be ensured in order to take account of these changes within a context of social justice and economic efficiency?

    In this context, it is also important to reflect upon:

    • how to promote best practice in terms of use of ICTs and job creation;
    • measures which help SMEs maximise the opportunities of the Information Society; and,
    • how to maximise the contribution of the Structural Funds to promoting best practice in using new technology and developing a new culture of anticipation.
  • [Indice] 4. L'occupazione nella società dell'informazione

    4.1. Le occupazioni: crescita senza lavoro e fine del lavoro?
    45. Attualmente il massimo problema economico, sociale e politico europeo è l'elevata e persistente disoccupazione. Vi sono 18 milioni di disoccupati, la metà dei quali non lavorano da un anno o più. Vi sono almeno 9 milioni di lavoratori particolarmente scoraggiati che cercherebbero un lavoro, se pensassero che esiste da qualche parte.
    46. Questa situazione deprimente ha fatto parlare di "fine del lavoro" e "crescita senza lavoro", soprattutto per l'effetto delle TIC sulla vita lavorativa. Negli ultimi anni molti ponderosi studi sono stati varati dall'OIL, dall'OCSE e dall'Unione europea per comprendere meglio la natura del problema dell'occupazione in Europa, concentrando l'analisi su temi specifici come il rapporto tra tecnologia e occupazione, nonché sul più generale rapporto tra politiche macroeconomiche e strutturali.
    47. La transizione verso la società dell'informazione si sta già verificando e ció provocherà inevitabilmente significativi mutamenti negli schemi di vita e di lavoro dei cittadini europei. La sfida consiste nel configurare la società dell'informazione in modo tale da non perdere le opportunità che essa offre senza indebolire la solidarietà degli europei. Vi sono tre aspetti che meritano particolare attenzione nel presente Libro verde:
    - gli effetti generali delle TIC sull'occupazione
    - una gestione più efficace del processo di trasformazione delle mansioni
    - l'effetto sui mercati del lavoro in termini di offerta e domanda di capacità e competenze.
    4.2. I fatti: una costante crescita dell'occupazione a partire dal 1960
    48. E' universalmente riconosciuto che l'Unione europea ha avuto, in media, un tasso di occupazione molto inferiore a quello degli Stati Uniti e del Giappone negli ultimi due decenni - circa il 60% rispetto al 70% o più - e che, contrariamente a quei paesi, il livello di disoccupazione nell'Unione europea si è ostinato a rimanere vicino al 10% per buona parte dell'ultimo decennio.
    49. Si puó tuttavia osservare che il tasso di crescita dell'occupazione è rimasto quasi invariato nel corso degli ultimi 35 anni in varie zone del mondo sviluppato, anche se a ritmi differenti - circa il 2% negli Stati Uniti, circa l'1% nel Giappone e lo 0,3% in Europa. E' opportuno rilevare che il tasso di crescita dell'occupazione non è diminuito in modo significativo dal 1973, anno della prima crisi petrolifera e punto di partenza del rallentamento della crescita economica.
    50. Pertanto, lungi dal riflettere una diminuzione della quantità di lavoro, l'aumento della disoccupazione europea è in larga misura collegato al fatto che la crescita dell'occupazione (0,3% l'anno in media) è stata inferiore alla crescita della forza lavoro (0,6% l'anno in media). La continuità della crescita dell'occupazione nel periodo 1960-1995 contrasta l'opinione che i posti di lavoro stiano inesorabilmente scomparendo; ma è vero che l'occupazione è cresciuta a un ritmo inferiore a quello della forza lavoro.
    51. Contrariamente ad alcune affermazioni [...] per cui il progresso tecnico puó solo attuarsi a spese del lavoro, i dati esistenti suggeriscono che la crescita si è attuata secondo processi produttivi a intensità di lavoro leggermente superiore, non inferiore; il tasso di creazione di posti di lavoro è rimasto costante malgrado il notevole rallentamento della crescita economica negli anni '70 e '80. I dati suggeriscono inoltre che le capacità relative di creare lavoro delle economie americana ed europea non sono cambiate dal 1973. Sino ad allora, era necessario un tasso di crescita del 4,3% per iniziare a creare nuovi posti di lavoro in Europa, ma solo del 2% negli Stati Uniti. Attualmente i nuovi posti di lavoro vengono creati quando la crescita raggiunge il 2% in Europa e lo 0,6% negli Stati Uniti.
    52. Questo nuovo schema di crescita e di occupazione si riflette nel rallentamento dell'incremento di produttività misurato dopo il 1973. Il tasso di crescita della produttività e del PIL sono diminuiti, malgrado l'introduzione sempre più intensa delle TIC, mentre la crescita di occupazione è continuata più o meno alla stessa velocità. Quale che sia la spiegazione di questo paradosso - e continuano in materia le discussioni e le analisi - è chiaro che i dati aggregati non confermano la tesi della "fine del lavoro" o anche l'inizio di una crescita senza nuova occupazione. Le migliori prestazioni in termini di occupazione degli Stati Uniti, del Canada e del Giappone non possono essere spiegate con una minore utilizzazione di TIC introdotte a spese del lavoro.
    53. Al contrario, lo sviluppo e l'introduzione delle TIC è stato in generale più ampio in questi paesi - ed in particolare negli Stati Uniti - piuttosto che in Europa. Inoltre, nell'ambito dell'Unione europea, gli Stati membri che sono più avanzati in termini di TIC tendono ad avere i tassi di occupazione più elevati. Come per qualunque cambiamento tecnologico, la diffusione delle TIC è un fattore di crescita e vi è un rapporto positivo tra progresso tecnologico, produttività e crescita economica, che rende possibile la crescita di [...] nuove forme di occupazione. Il progresso tecnologico genera innovazione, sviluppando in tal modo nuove opportunità imprenditoriali, specialmente per le PMI. Questo più elevato potenziale di crescita deve essere sfruttato se si vuole ridurre la disoccupazione ed evitare un arretramento delle economie europee.
    54. Il principale impatto delle TIC in rapporto all'occupazione è una radicale ristrutturazione delle mansioni e del mondo del lavoro. L'industria manifatturiera ha visto diminuire la propria importanza relativa, ma tale declino non è stato uniforme. Nell'ambito di questo settore, si sono persi posti di lavoro a basso contenuto di tecnologia, di specializzazione e di retribuzione. Per gli altri tipi di posti di lavoro si è avuta invece un'espansione.
    55. La principale fonte di crescita dell'occupazione è il settore dei servizi. Gli aumenti provengono sia dalla parte più dinamica che da quella più tradizionale. Gli aumenti di occupazione connessi con le nuove tecnologie hanno più che compensato le perdite. La crescita dell'occupazione nei servizi è infatti stata più rapida in quei paesi che hanno investito maggiormente nell'applicazione delle nuove tecnologie.

    4. EMPLOYMENT IN THE INFORMATION SOCIETY

    4.1. The concerns: Jobless growth and the end of work?
    45. The main economic, social and political problem in Europe is high and persistent unemployment. 18 million people are unemployed, half of them have been out of work for a year or more. There are at least 9 million more discouraged workers who would look for a job if they thought the work existed.
    46. This depressing situation has led to a debate on the "end of work" and of "jobless growth" linked to the effects of ICTs on working life. Several major studies have been undertaken by the ILO and OECD as well as by the EU during the last few years to gain a better understanding of the nature of the employment problem in Europe, focusing on specific issues such as the relationship between technology and employment, as well as the more general relationship between macro-economic and structural policies.
    47. The transition towards the Information Society is already taking place, and this will inevitably provoke significant changes in the living and working patterns of European citizens. The challenge is to shape the emerging Information Society so that we neither miss out in the global stakes nor weaken the solidarity of Europeans. There are three aspects that deserve special attention in this Green Paper:

  • - the overall effect of ICT on employment
  • - more effective management of the process of job transformation
  • - the effect on labour markets in terms of supply and demand of skills and competencies

    4.2. The facts: steady employment growth since 1960
    48. It is well recognised that the EU has had, on average, a much lower rate of employment than the US and Japan over the past two decades - some 60% compared with 70% or more -and that, in contrast to those countries, the EU's level of unemployment has remained stubbornly close to 10% over much of the last decade.
    49. However, it can also be observed that the rate of employment growth has remained almost unchanged over the last three-and-a-half decades across different areas of the developed world, albeit at different rates - at around 2 per cent in the USA, around 1 per cent in Japan and 0,3 per cent in Europe. It is worth noting that the rate of employment growth has not significantly slowed since 1973, the year of the first oil shock and the starting point for the slowdown of economic growth.
    50. Hence far from reflecting a decline in the amount of work provided, the rise in European unemployment is largely related to the fact that employment growth (0,3 per cent on average per year) lagged behind labour force growth (0,6 per cent on average per year). The steadiness of employment growth over the whole period from 1960 to 1995 does not support the view that jobs are inexorably disappearing, only that employment failed to grow sufficiently to keep up with the growth in the labour force.
    51. Contrary to some claims that technical progress can only be labour saving, existing data suggest growth has become slightly more rather than less job-intensive, with the pace of job creation remaining steady in the face of the sharply reduced rate of economic growth in the 70s and 80s. The data also suggest that the relative capacities of American and European economies to create employment have not changed since 1973. Until then, annual growth of 4,3 per cent was required for the economy to start creating employment in Europe, and 2 per cent was required in the United States. New jobs are now being created as soon as growth reaches 2 per cent, in Europe, and 0,6 per cent in the USA.
    52. This new growth and employment pattern is reflected in the slowdown in measured productivity growth after 1973. The rate of growth of productivity and GDP fell, even though more and more ICTs were introduced, while the growth in employment continued at much the same speed as before. Whatever the detailed explanation of this paradox - and debate and analysis continues - it is clear that the aggregate data do not support the thesis of "the end of work" or even the beginning of jobless growth. The more successful employment performance in the USA, Canada and Japan, cannot be explained by less use of labour saving ICTs.
    53. On the contrary, the development and introduction of ICTs has, in general, been more extensive in these countries - and particularly the US - than in the European countries. Moreover, within the EU the Member States which are more advanced in terms of ICTs also tend to have the highest employment rates. As with all technological change, the spread of ICTs is a growth factor, and there is a positive link between technological progress, productivity and economic growth which offers the potential for the growth of new forms of employment. Technological progress spurs innovation, thus creating the potential for new entrepreneurial opportunities, especially for SMEs. This higher growth potential must be exploited if unemployment is to be reduced and the European economies are not to fall behind in the global stakes.
    54. The main impact of ICTs in relation to employment is a radical restructuring of jobs and the world of work. Manufacturing industry has declined, but this decline has not been uniform. Within manufacturing, low-technology, low-skill and low-wage jobs have been shed. High-technology, high-skill and high-wage employment have expanded.
    55. The main source for employment growth is the service sector. Job gains are coming both from the dynamic part and from the more traditional part. Employment gains associated with new technologies have more than compensated for any labour displacement. In fact, employment growth in services has been faster in those countries which have invested most in the application of new technologies.
  • 56. Sino ad ora la crescita dell'occupazione nelle principali industrie europee TIC è stata minima, a causa del ciclo economico non favorevole. Tale circostanza nasconde tuttavia situazioni eterogenee. L'occupazione nei settori dell'elettronica di consumo, della elaborazione dati e della costruzione di attrezzature di telecomunicazione è chiaramente diminuita. Nell'industria dei componenti e nei servizi di telecomunicazione è rimasta stabile. Al contrario si è avuta una crescita costante nel software e nei servizi informatici: questi settori hanno triplicato le proprie dimensioni dal 1980 e occupano attualmente nell'Unione circa 750.000 lavoratori. Sono particolarmente elevate in questo ambito produttivo le speranze di una crescita dell'occupazione, soprattutto nei nuovi servizi ad alto livello di competenza e ad alta intensità di conoscenze, come il software multimediale e la formazione destinata agli utilizzatori finali.
    57. In linea generale, si prevede un mantenimento di tali tendenze nel breve periodo, con l'eccezione dei servizi di telecomunicazione, nei quali le perdite di posti di lavoro provocate dalla digitalizzazione e dalla liberalizzazione non saranno compensate rapidamente. Queste tendenze non tengono conto tuttavia della creazione di posti di lavoro in altri settori connessi con la società dell'informazione. I servizi audiovisivi hanno fatto rilevare una consistente crescita dell'occupazione, con un aumento del 37% nel periodo 1983-1992 e con prospettive di ulteriore crescita. Si è avuta una creazione aggiuntiva di posti di lavoro connessi con le TIC in aree come i teleservizi, i teleservizi bancari e la distribuzione al dettaglio; è tuttavia difficile fornire precise quantificazioni statistiche. L'osservazione statistica di questi nuovi sviluppi dell'economia, e specialmente nelle collegate industrie dei servizi, costituisce una sfida per il sistema statistico.
    58. Si prevede inoltre che gli effetti positivi, in termini di occupazione, della società dell'informazione non si concentreranno solo nelle TIC e in altri settori collegati. Le ricerche avviate dalla Commissione mostrano che la liberalizzazione delle comunicazioni, combinata con una rapida adozione delle TIC, porterà alla creazione di posti di lavoro e a un miglioramento generale nel resto dell'economia. Il notevole incremento degli investimenti nelle nuove telecomunicazioni e nelle attrezzature di elaborazione dei dati, collegato con la generale riduzione dei prezzi e con l'aumento dei redditi reali derivanti dalle riduzioni delle tariffe di telecomunicazioni, avranno effetti positivi in termini di occupazione e di valore aggiunto nel resto dell'economia, nel medio e lungo termine. Tali sviluppi compenseranno ampliamente le eventuali perdite che potranno verificarsi nel settore delle telecomunicazioni. Questo meccanismo non riguarda solo le telecomunicazioni ma anche la diffusione di tutte le TIC. Il problema, tuttavia, è gestire in modo corretto lo scarto temporale tra tali processi, assistendo i lavoratori nell'adeguarsi alle nuove sfide ed alle nuove opportunità del mercato del lavoro.
    59. Anche se è difficile quantificare nel lungo termine gli schemi di creazione di posti di lavoro nella società dell'informazione, le previsioni mostrano che si avranno nuovi posti di lavoro nell'intera economia: non solo nell'industria delle TIC e nei nuovi emergenti servizi multimediali, ma anche in tutti gli altri settori dei servizi e dell'industria, compresi quelli tradizionali o in declino. Vi sono numerosissimi esempi in cui l'introduzione e l'utilizzazione delle TIC nelle imprese ha avuto un effetto sostanzialmente positivo sull'occupazione.
    60. Nel periodo 1985-1994 l'occupazione nel settore dei servizi dell'Unione europea è aumentata di circa 10 milioni. Anche se l'80% di questa crescita generale ha avuto luogo nel periodo 1985-1990, nella seconda metà di questo periodo si è avuta una crescita di 2 milioni di posti di lavoro nelle imprese commerciali, negli elaboratori e nella ricerca, la stessa crescita del periodo precedente - con un'aggiunta di 600.000 ulteriori posti di lavoro nell'istruzione e 900.000 nel settore sanitario (tutti settori in cui le TIC hanno un importante impatto). La sola importante area del settore dei servizi in cui si sono avute perdite nel periodo 1990-1994 è stata quella della vendita all'ingrosso e al dettaglio, in cui il declino dell'occupazione è stato dovuto in primo luogo a una carente domanda e non a un aumento della produttività.
    61. Questi nuovi schemi di occupazione hanno effetti anche sull'equilibrio dei sessi nel mercato del lavoro. La crescita del settore dei servizi ha offerto nuove opportunità per le donne che vi si affacciavano per la prima volta. L'occupazione femminile è aumentata dalla metà degli anni '60 all'inizio degli anni '90. Le donne hanno aumentato la propria quota nella forza lavoro; una parte significativa dei nuovi posti di lavoro femminili sono a tempo parziale. Al contrario, l'occupazione maschile è diminuita dal 1965, con l'eccezione di alcuni anni alla fine del decennio 1970-1980.

    56. So far, employment growth in the European core ICT industries has been quite flat, due to the downturn in the business cycle. But this hides quite heterogeneous developments. Employment in consumer electronics, data processing and telecommunications equipment manufacturing has clearly declined. Employment levels in the components industry and telecommunications services has remained stable. By contrast, employment in software and computer services has seen steady growth, almost tripling its size since 1980 and employing nowadays around 750,000 workers in the Union. This sector remains an area in which there are particularly high hopes for employment growth, especially in new high-skill, knowledge-intensive services, such as multimedia software and end user training.

    57. Overall, these trends are expected to be maintained in the short-run, with the exception of telecommunication services, where expected jobs losses due to digitalization and liberalisation will not be compensated by the new entrants' job creation in the short term. However, these trends do not take account of job creation in other areas related to the Information Society. Audiovisual services have shown a noticeable employment growth, with a 37% increase over the period 1983-1992, and the prospects are also good for further job growth. Additional ICT-related job creation has taken place in areas such as teleservices, telebanking, and retail distribution, but precise figures are difficult to trace statistically. The statistical observation of these new developments in the economy, and especially in the related service industries is a challenge for the statistical system.

    58. In addition, the positive employment effects of the Information Society are not expected to be concentrated only in the ICT and other IS sectors. Research undertaken by the Commission is showing that liberalisation of telecommunications combined with a rapid adoption of ICTs will lead to job creation and improved welfare in the rest of the economy. The boost of investment in new telecommunication and data processing equipment, combined with the general price reductions and the real income increases resulting from the reductions in telecommunications tariffs, will yield positive effects in terms of employment and value added in the rest of the economy in the medium and long term. These job gains will largely compensate for any job loss that could take place in the telecommunication sector. This mechanism applies not only to telecommunications but also to the diffusion of all ICTs. The problem, however, is in managing the time lag between these processes, and in helping individuals adapt to the new challenges and opportunities of the labour market.

    59. Though the longer term patterns of job creation in the Information Society are difficult to quantity, forecasts show that new jobs will be created in the whole economy, not only in the ICT industry and in new and emerging multimedia services, but also in all the other services and industrial sectors, including traditional and declining ones. There is a plethora of examples where the introduction and use of ICTs in enterprises has had substantial positive impact on employment.

    60. Over the period 1985-1994 employment in the services sector in the EU grew by some 10 m. Although 80% of this overall growth in employment took place in the period 1985-1990, the second half of the period still saw a growth of 2 m jobs in business, computers and research, the same increase as in the earlier period - with 0.6 m extra jobs in education, and 0.9 m jobs in health and sanitation - all sectors where ICT has an important impact. The only significant area of service sector job loss in the 1990-1994 period was in wholesaling and retailing, where the decline in employment has been primarily due to lack of demand, not increased productivity.

    61. These new employment patterns are also affecting the gender balance of the labour market. The growth in the service sector has offered new opportunities for women entering the labour market. Employment for women has been increasing from the middle of the 1960s to the beginning of the 1990s. Women have increased their share in the work force, and a significant proportion of the new female jobs are part-time jobs. In contrast to the long run trend for female employment growth, employment for men has been decreasing ever since 1965, except for some years in the end of the 80s.

    4.3. La prima sfida: impedire le politiche del "ciascuno per sé"
    62. Una conclusione che si puó ricavare dai passati sviluppi del mercato del lavoro è che la lenta crescita dell'occupazione in Europa, circa lo 0,3% l'anno, e la concomitante elevata e persistente disoccupazione debbono essere spiegate ricorrendo a fattori diversi da quelli tecnologici. La disoccupazione in Europa ha iniziato ad aumentare alla metà degli anni '70. Sino al 1985, sono stati persi molti posti di lavoro e si è avuto parallelamente un aumento della forza lavoro particolarmente rapido. Sono stati creati 10 milioni di nuovi posti di lavoro nel corso del lungo periodo di crescita della seconda parte degli anni '80, ma la metà è stata persa negli anni 1992-1993.
    63. Numerosi fattori - anche macroeconomici - hanno svolto un ruolo importante nello sviluppo e nella portata della disoccupazione. E' tuttavia importante comprendere gli aspetti strutturali. L'elevato livello di disoccupazione è dovuto all'allungamento dei periodi di disoccupazione. La disoccupazione è divenuta prevalentemente di lunga durata e ha portato a una crescente esclusione sociale, come conseguenza della passività delle politiche del lavoro che offrivano prevalentemente aiuti in termini di reddito alla maggior parte di disoccupati, ma non nuove competenze per un nuovo avvio nel nuovo e più qualificato mercato del lavoro.
    64. Con il mercato unico, l'Europa si sta avviando a una modernizzazione dell'economia. Non si tratta solo di un notevole miglioramento strutturale: esso offre anche nuove condizioni di crescita e politiche macroeconomiche più orientate verso l'occupazione. Gli Stati membri debbono utilizzare meglio l'effetto moltiplicatore, come sottolineato dal documento della Commissione "Azione per l'occupazione in Europa - Un patto di fiducia", che sottolinea il potenziale dei processi di integrazione. Questo potenziale non è stato ancora utilizzato al meglio, soprattutto nel campo dell'occupazione.
    65. L'elevato livello di integrazione e di interdipendenza economica si è ulteriormente intensificato [...]. Di conseguenza, un'azione coordinata consente di ottenere un valore aggiunto maggiore della somma dei provvedimenti singoli e diversificati in ciascuno Stato membro. [...] PAR66. Questa strategia costituirà l'elemento principale della relazione preparata su richiesta del Consiglio europeo di Firenze, sulla capacità dell'Unione europea di attuare un'efficace politica dell'occupazione. Ció comporta l'esigenza di sostituire le strategie a somma zero del "ciascuno per sé" con strategie a saldo positivo di crescita coordinata, che sviluppino la fiducia dei consumatori e degli investitori. Tali politiche orientate sulla crescita miglioreranno considerevolmente le condizioni per lo sviluppo di posti di lavoro nella società dell'informazione.
    4.4. La seconda sfida: una gestione più efficace del processo di trasformazione delle mansioni
    66. La distruzione o la creazione di posti di lavoro costituiscono una parte integrante del processo di trasformazione strutturale derivante dall'introduzione delle TIC. Le imprese possono fare molto per assorbire tali urti sviluppando i meccanismi di pianificazione dell'occupazione e vi sono attualmente numerosi esempi di politiche particolarmente creative negoziate tra le parti sociali. Ció comporta non solo uno sviluppo dell'istruzione e della formazione, come precedentemente sottolineato, ma anche la trasformazione degli orari di lavoro, una moderazione salariale finalizzata al mantenimento dei posti di lavoro, una particolare attenzione dedicata all'equità nei processi di trasformazione e la compensazione attraverso la creazione di posti di lavoro nelle economie locali e regionali.
    67. Al fine di gestire con efficacia il processo di trasformazione, dovranno essere coinvolti tutti i protagonisti economici e istituzionali - datori di lavoro, lavoratori, autorità pubbliche a tutti i livelli, istituzioni di istruzione e di formazione e servizi di sostegno alle aziende. Un previdente comportamento imprenditoriale dovrà in molti casi essere sostenuto dall'esterno; un aiuto potrà venire dall'attuazione di partnership e accordi cooperativi, nonché da partnership privato-pubblico per migliorare le strutture di sostegno delle imprese a livello locale. Ció è particolarmente importante per le PMI, che dovranno essere sostenute e coinvolte nell'ambito di reti volte a sviluppare le loro capacità di innovare, di definire strategie commerciali e di prevedere le esigenze in termini di capacità. I fondi strutturali, e in particolare l'Obiettivo 4 e le Iniziative comunitarie ADAPT e PMI, potranno essere utilizzati per agevolare tali trasformazioni (cfr. la precedente sezione 3.7).
    68. Alla base del processo, se si vorrà che i lavoratori collaborino nel realizzare le continue trasformazioni richieste dalla società dell'informazione, dovranno essere individuati nuovi modi per gestire i processi di trasformazione delle mansioni. Ció rientra nella sfera di responsabilità dei governi e delle parti sociali.
    4.5. La terza sfida: risolvere il problema del divario di competenze
    69. La rivoluzione delle TIC svolge un importante ruolo nel funzionamento del mercato del lavoro, rimodellando le attività lavorative, le strutture di competenza e l'organizzazione del lavoro. Poiché la nuova tecnologia è una tecnologia dell'informazione, essa richiede non solo più solide basi nelle capacità di calcolo e nella alfabetizzazione, ma anche una nuova forma di competenza di base, la capacità di interagire con la nuova tecnologia, che potremmo definire "alfabetizzazione informatica".
    70. Gli sviluppi tecnologici e la concorrenza tra le imprese stanno attualmente incrementando la velocità del cambiamento strutturale. Ogni anno, in media, più del 10% di tutti i posti di lavoro scompaiono e sono sostituiti da altri nell'ambito di nuove procedure, di nuove imprese che richiedono in generale nuove, più elevate e più ampie competenze. Il ritmo di sviluppo dell'offerta nell'acquisizione delle nuove competenze è molto più lento. Ogni anno una classe di età, corrispondente al 2-3% della forza lavoro, si ritira dall'attività per motivi di età o per altre ragioni, mentre si inserisce una nuova classe, in possesso di nuova istruzione e formazione e di nuove competenze. La rapidità di trasformazione delle imprese e la limitata offerta di nuove competenze provoca gravi problemi, un "mercato del lavoro a due velocità", con l'eliminazione di vecchie competenze e "colli di bottiglia" per le nuove.
    71. La vera sfida nella trasformazione e nel miglioramento delle competenze consiste nella riqualificazione di coloro che sono già all'interno della forza lavoro, formandoli ai nuovi requisiti della società dell'informazione. Tuttavia le competenze di base di molti lavoratori sono limitate e non è particolarmente elevato il livello di "alfabetizzazione informatica". I soggetti con una formazione professionale obsoleta o inadeguata incontrano particolari difficoltà a reinserirsi nel mercato del lavoro. La maggior parte dei corsi di formazione e di riqualificazione sono organizzati per i giovani, non per coloro che occupano già i posti di lavoro o per coloro che hanno lavorato per 10, 20 o 30 anni e sono ora disoccupati.
    72. A molti di essi viene solo offerta un'integrazione di reddito in attesa del nuovo posto di lavoro o del prepensionamento. Ma vi saranno sempre meno nuovi posti di lavoro che richiedono vecchie competenze: il divario continuerà a crescere, a meno che i governi e i datori di lavoro non adottino politiche nuove e molto più radicali di riqualificazione, collegate allo sviluppo di nuove forme di organizzazione del lavoro e all'introduzione delle nuove tecnologie.
    73. Ció costituisce una grande sfida per i governi, per le parti sociali, per le imprese e per i lavoratori, la cui portata risulta evidente se consideriamo che si prevede una sempre maggiore rapidità di rinnovo tecnologico e un ulteriore invecchiamento della popolazione. Tra dieci anni, l'80% delle tecnologie attualmente in uso saranno obsolete e saranno sostituite da tecnologie nuove e più avanzate; ma l'80% della forza lavoro opererà sulla base di un'istruzione e di una formazione formali vecchie di più di un decennio. Le significative trasformazioni nel profilo demografico servono solo a sottolineare l'ampiezza della sfida. La forza lavoro sta invecchiando e la tecnologia è sempre più giovane.

    4.3. The first challenge: prevent beggar-thy-neighbour policies

    62. Across the labour market, one conclusion which must be drawn from past developments is that weak employment growth in Europe, around 0.3 per cent a year, and concomitant high and persistent unemployment, must be explained by other factors than technological ones. Unemployment in Europe started to increase in the middle of the 1970s. Until 1985, a significant number of jobs were lost, at the same time as the labour force grew faster than ever. Ten million new jobs were created during the long growth period of the second half of the 80s. However, half of the new jobs were lost during 1992-93.

    63. A number of factors - including macroeconomic developments - played a role in the emergence and scale of unemployment. However, it is important to understand the structural aspects. The high level of unemployment is due to the lengthening of unemployment spells. Unemployment has been turned into long-term unemployment and social exclusion as a consequence of the passivity of labour market policies, offering mainly income support to the majority of the unemployed, but no new skills for a re-start in the new, more skill and qualification based labour market.

    64. With the Single Market, Europe is taking a great leap forward in the modernisation of the economy. It is not only a huge structural improvement. It also offers new conditions for growth and employment-oriented macroeconomic policies. Member States must make better use of the multiplier effect, as emphasised in the Commission's "Action for Employment in Europe- A Confidence Pact". It highlights the potential of the integration process. This potential has not yet been used to optimum effect. This is especially true in the fight for jobs.

    65. The high degree of European economic integration and interdependence has intensified. Consequently, sustained co-ordinated action gives more value added than the sum of individual, disparate, measures in each Member State. This approach will be addressed in the policy report being prepared at the request of the European Council in Florence, on the capacity of the European Union as an entity for employment policy. This involves replacing the zero-sum game of beggar-thy-neighbour policies with a plus-sum game of coordinated growth policy, creating confidence among consumers and investors. Such a growth-oriented policy would substantially improve the conditions for the development of jobs in the Information Society.

    4.4. The second challenge :more effective management of the job transformation process

    66. Job destruction and job creation are an integral part of the process of structural change resulting from the introduction of ICTs. Enterprises can do much to absorb these shocks by the forward planning of employment requirements, and there are now many examples of imaginative policies negotiated between Social Partners. These involve not only education and training, as set out below, but also working time, wage moderation in order to maintain jobs, issues of equity in the process of change and compensating job creation in local and regional economies.

    67. In order to manage effectively the process of change, all economic and institutional actors - employers, workers, public authorities at all levels, education and training institutions and business support services - have to be involved. Forward looking enterprise behaviour needs in many cases to be externally supported and help for this process may come from the development of inter-firm cooperative agreements and partnerships as well as private-public partnerships to enhance local business support structures. This is particularly relevant for SMEs, which need to be supported and involved in networks to enhance their capacities to innovate, define business strategies and anticipate their skill needs. The Structural Funds, and in particular Objective 4 and the ADAPT and SME Community Initiatives, can also be used to facilitate these changes (section 3.7 above).

    68. The bottom line is that if workers are to cooperate in the process of continuing change that the Information Society requires, new ways of handling the job transformation process have to be found. This is a responsibility both for governments and Social Partners

    4.5. The third challenge: to overcome the skill gap

    69. The ICT revolution plays an important role in the functioning of the labour market, through the reshaping of work, skill structures and the organisation of work. As the new technology is an information technology, it requires not only stronger basic skills in numeracy and literacy , but also a new form of basic skill, the skill of interaction with the new technology, let us call it "informacy".

    70. Technological developments and competition between enterprises are stimulating the speed of structural change. Each year, on average, more than 10 per cent of all jobs disappear and are replaced by different jobs in new processes, in new enterprises, generally requiring new, higher or broader skills. There is a much slower pace on the supply side in the acquisition of new skills. Each year, one age cohort, 2-3 per cent of the labour force, leaves working life because of age and other reasons, and a new one enters, with new education and training, with new skills. The high speed of transformation of enterprises, and the limited supply of new skills, leads to a severe mismatch, "a two-speed labour market", with the redundancy of old skills and bottlenecks for new skills.

    71. The real challenge for the transformation and upgrading of skills lies in the readaptation of those who are already in the labour force to the new requirements of the Information Society. However, many in the workforce have limited basic skills in numeracy and literacy, skills even more necessary in the Information Society, and a great number have no education and training in informacy. People with outdated or inadequate vocational training find it difficult to re- enter the workforce. Most training and retraining is organised for the young, not for people already in the workplace, or for those who have been working for 10, 20 or 30 years and have lost their jobs.

    72. Most of them are offered only income support until a new job turns up, or while awaiting early retirement. But new jobs, demanding old skills, are not turning up. The new jobs require new skills. The gap will continue to grow, unless governments and employers embark upon a new, much more radical policy to provide people with new skills and competencies, linked to the development of new forms of work organisation and the introduction of new technologies.

    73. This poses a major challenge to governments and to the Social Partners, enterprises and workers, the scale of which can be illustrated by the forecasts of a continued high speed of technological renewal and an ageing population. Ten years on, 80 per cent of the technology we operate today will be obsolete, and replaced with new, more advanced technologies. By that time, 80 per cent of the workforce will be working on the basis of formal education and training more than 10 years old. Significant changes in the demographic profile serve only to highlight the scale of the challenge. The workforce is ageing, and the technology is getting younger.

    4.6. Aggiornare e migliorare l'istruzione e la formazione per affrontare la rivoluzione delle TIC
    74. L'Europa ha bisogno di un sostanziale aggiornamento e miglioramento dell'istruzione e della formazione per affrontare la rivoluzione delle TIC e tenere il passo con i futuri sviluppi. Sono necessarie nuove interazioni tra lavoro e formazione, che sostituiscano le vecchie interazioni tra lavoro e non lavoro, in modo tale da consentire lo sviluppo di nuove capacità e competenze sempre più indispensabili.
    75. Nel lungo periodo, l'Europa dovrà mettere a punto una nuova architettura di istruzione e formazione lungo tutto l'arco della vita e comprendente tutte le componenti dei sistemi di istruzione e di formazione, comprese le scuole e le prassi di istruzione e di apprendimento, con particolare riguardo alle esigenze di entrambi i sessi, coinvolgendo inoltre in modo più efficace gli anziani e i disabili. Tale sforzo si è concretizzato, tra l'altro, designando il 1996 Anno europeo dell'istruzione e della formazione lungo l'arco della vita pubblicando il Libro bianco su insegnamento e apprendimento. Ma è particolarmente urgente impedire la progressiva obsolescenza in termini di capacità e competenze della popolazione lavorativa adulta, utilizzando una strategia attiva nei confronti degli adeguamenti e dei cambiamenti dei processi produttivi. E' necessario essere rapidi e dotati di capacità di previsione, per evitare il circolo vizioso che riunisce in una spirale perversa la distruzione dei posti di lavoro, la disoccupazione di lunga durata e l'obsolescenza delle competenze, sempre più difficile da correggere col passare del tempo.
    76. Quattro aree sono particolarmente importanti per migliorare l'attitudine ad occupare un posto di lavoro:
    - porre le basi migliori: le basi delle nostre conoscenze e competenze sono poste nei primi anni di istruzione e i procedimenti si evolveranno in parallelo con la società dell'informazione. La qualità e l'organizzazione dell'istruzione prescolare e scolare saranno profondamento influenzate. Sarà in particolare opportuno specializzare ulteriormente gli insegnanti e i formatori, in modo tale che la qualità della loro formazione iniziale e del loro sviluppo professionale continuo consentano di trarre tutti i vantaggi possibili dalle nuove TIC. Dovranno essere messi a punto programmi e infrastrutture per collegare tra loro le scuole integrandole nella società dell'informazione, soprattutto nelle regioni più remote. Gli Stati membri, che hanno chiare responsabilità nell'organizzazione e nel contenuto delle strutture didattiche, dovranno continuare ad elaborare programmi che tengano in considerazione le esigenze della società dell'informazione; l'Unione europea potrà assisterli integrando e ponendo in contatto le varie esperienze, soprattutto per quanto riguarda le regioni meno favorite. Il Consiglio europeo di Firenze ha chiesto inoltre alla Commissione di elaborare in tempi rapidi un piano d'azione sull'"Apprendimento nella società dell'informazione", che comprenderà l'interconnessione di reti di istituti di istruzione a livello europeo, la promozione dei contenuti didattici multimediali e lo sviluppo della consapevolezza e della formazione degli insegnanti e dei formatori nell'utilizzazione dei nuovi strumenti della società dell'informazione.
    - dall'insegnamento all'apprendimento: secondo la prima relazione annuale del Forum sulla società dell'informazione, l'istruzione e la formazione dovranno essere riorientati in modo tale che le istituzioni di insegnamento reagiscano in tempi sempre più rapidi ai cambiamenti in termini di competenze che si verificano nel mondo produttivo, stimolando la creazione di nuovi posti di lavoro e la produttività. Gli istituti di istruzione superiore hanno iniziato a porre le basi delle comunità di apprendimento del futuro; i loro sforzi dovranno essere sostenuti favorendo le partnership con le industrie e i servizi locali, raccomandate nella Relazione Ciampi sulla competitività e sperimentate con successo, a livello di progetti pilota, nei programmi Comett e Leonardo da Vinci. Il sistema scolastico obbligatorio ha già visto nel suo ambito l'applicazione di importanti iniziative, molte delle quali sostenute da programmi comunitari, ma ha ancora bisogno di notevoli sostegni e risorse per stringere le necessarie alleanze con il mondo del lavoro. Devono essere affrontati problemi di capacità di investimento, di metodologia e di sviluppo dei piani di studio, con particolare riguardo alle esigenze dei discenti. In un senso più generale, poiché l'acquisizione stabile di quanto si è appreso è molto più elevata (80%) se si fa ricorso alla "pratica" piuttosto che alla lettura o all'ascolto (5-10%), il potenziale di autoapprendimento che utilizzi le TIC è immenso e, se configurato in modo corretto, puó costituire un elemento fondamentale per superare il divario delle conoscenze. I principi base dell'istruzione e della formazione dovranno ancorarsi maggiormente sulla nozione di capacità di apprendimento, piuttosto che sui procedimenti formali.
    - imparare facendo: "l'impresa che impara" deve emergere come una componente vitale della società dell'apprendimento. Coloro che operano nell'impresa utilizzeranno gli accessi elettronici alla conoscenza e all'informazione per aggiornare le proprie capacità e competenze. Ció richiede nuove forme di partnership tra imprese, altre organizzazioni, insegnanti e formatori, garantendo la disponibilità delle nuove necessarie competenze. In tale prospettiva, è facile comprendere che il rinnovo dell'istruzione nell'ambito dell'orario di lavoro sarà più importante di una semplice riduzione di quest'ultimo.

    4.6. Overhauling education and training to match the ICT-revolution

    74. What Europe needs is a substantial overhaul of education and training that can match the ICT revolution and keep pace with the continued ICT development during the years to come. We need a new interplay between work and training, instead of the old interplay between work and non-work, a new interplay which gives the individual the opportunity to develop skills and competencies and to grow in tune with the permanent revolution of skills that accompanies ICTs.

    75. In the long-term the underlying need is for Europe to develop a new architecture of life-long education and training, involving all parts of education and training systems, including schools and designed and delivered in more appropriate ways, with particular regard to gender, but also by engaging more effectively older people and those with disabilities. This effort is now being initiated by the 1996 European Year of Lifelong Learning and the White Paper on Teaching and Learning. But the urgent need is to arrest the growing skill obsolescence of the adult working population through a pro-active approach to industrial adaptation and change. Speed and foresight are of the essence, because all the evidence points to a vicious downward spiral of job destruction, long-term unemployment and skill obsolescence which is harder to correct the longer it goes on.

    76. Four areas are of great importance in enhancing employability:

    - laying the best foundations: the foundations of our knowledge and skills are laid during the first years of education, and the processes involved will evolve as the IS develops. The quality and the organisation of pre-school and school education will be profoundly affected. Teachers and trainers in particular must be targeted, and the quality of their initial training and continuing professional development secured to exploit new ICTs. The programmes and infrastructure to link schools into the full networking potential of the IS, especially in the more remote regions where infrastructure is at risk, are of special importance. Member States, which have unambiguous responsibility for the organisation and content of school education, should continue to mount suitable programmes which take the IS into account and the EU can assist in supporting pooling of experience, particularly involving the less favoured regions. In addition, the European Council in Florence asked the Commission to quickly elaborate an action plan on "Learning in the Information Society", which will include the interconnection of school networks at European level, the promotion of multimedia educational content, and the stimulation of awareness and training of teachers and trainers to the use of new Information Society tools.

    - from teaching to learning; education and training must, according to the first annual report from the Information Society Forum, be swiftly reoriented so that learning institutions are much more responsive to changes in the skill needs of business and industry. This is crucial to job creation and productivity growth. Higher education institutions have begun to lay the foundations for the learning communities of the future, and their efforts should be strengthened through the ties of partnerships with local industry and services recommended in the Ciampi report on competitiveness and piloted successfully in the Comett and Leonardo da Vinci Programmes. The compulsory school system has also seen important initiatives, many spurred by EU programmes, but still needs considerable support and resources to build the necessary alliances with the world of work. This raises issues of investment capacity, methodology and curricular development, with particular regard to learner needs. More broadly, since learning retention is much higher (80%) by "doing" rather than reading or hearing (5-10%) the potential for self learning using ICTs is immense, and if shaped correctly, could be a key tool for closing the knowledge gap itself. The basic principles of education and training have to be based more on the notion of learning capacities, rather than formal education and training.

    Utilizzare le TIC nelle scuole

    Alcuni Stati membri hanno messo a punto piani per conformare i propri sistemi di istruzione alle dinamiche della società dell'informazione. Il Ministero dell'istruzione della Germania federale ha recentemente annunciato un'iniziativa di questo tipo, "Schulen ans Netz", tramite la quale 10.000 delle 52.000 scuole tedesche, per un periodo di 3 anni, saranno collegate a reti nazionali e internazionali ed ai servizi multimediali. In alcuni Länder tedeschi è stato deciso di collegare tutte le scuole, uno scopo condiviso nel lungo periodo dallo stesso governo federale. L'iniziativa "Schulen ans Netz" è resa possibile dalla partnership innovativa tra governo e imprese private. Analoghe iniziative sono state varate in altri paesi: Regno Unito, Francia, Italia, Danimarca, Svezia, Portogallo e Finlandia.
    L'elemento essenziale di questa strategia consiste nel rafforzare continuamente l'attitudine ad occupare un impiego della forza lavoro tramite la formazione. Vi è tuttavia il rischio che le imprese, nell'utilizzare contratti di lavoro flessibili che comportano minori livelli di sicurezza dell'impiego, per adeguarsi rapidamente alle trasformazioni nella domanda di lavoro, abbiano meno motivi di investire nella formazione della propria forza lavoro. Ad esempio, la propensione delle grandi imprese giapponesi a investire nella formazione puó essere spiegata con la politica dell'impiego durante l'intero arco della vita, la quale garantisce che i vantaggi della formazione rimangono all'interno dell'impresa. E' quindi opportuno che in Europa la flessibilità non coincida necessariamente con l'insicurezza del posto di lavoro. E' vero piuttosto che la capacità delle imprese di adeguarsi costantemente al mercato e alle trasformazioni tecnologiche dipende dalla collaborazione di un nocciolo duro di forza lavoro stabile e leale. Le imprese dovranno essere incoraggiate a investire maggiormente nella formazione di questo nucleo essenziale di forza lavoro, fornendo inoltre incentivi e adottando misure per estendere l'utilizzazione di questi strumenti alle fasce periferiche di lavoratori.

    riqualificazione, non dequalificazione: il problema fondamentale è come reinserire nelle attività coloro che hanno perso il lavoro. Negli ultimi 20 anni, gli Stati membri hanno in larga misura fallito nei loro sforzi di offrire un nuovo punto di partenza ai disoccupati. Si tratta di uno dei compiti fondamentali individuati dalla strategia del reimpiego di Essen, ulteriormente sottolineata nel corso del Consiglio europeo di Madrid del 1995. Invece di avere 9 milioni di disoccupati di lunga durata sempre più gravemente dequalificati, che generano una delle più forti ed inefficenti forme di spesa pubblica, con il minore ritorno in termini economici ed individuali (con molti altri milioni di lavoratori che si avviano sulla stessa strada) gli Stati membri dovrebbero avere 9 milioni di cittadini impegnati a migliorare, mantenere e ampliare le proprie capacità. Dovrebbe essere un diritto, non un obbligo, per tutti i disoccupati mantenere e sviluppare le capacità di base necessarie per la società dell'informazione, in modo tale da consentire un approccio efficace e dinamico al mercato del lavoro. La reintegrazione dovrebbe avere inizio molto prima che si scivoli verso la disoccupazione di lunga durata e lo scoraggiamento. E' questa la principale differenza tra le politiche attive e quelle passive. In tale contesto, i governi debbono trovare i modi per trasformare le spese destinate alle politiche passive del mercato del lavoro in sostegni a politiche attive, in grado di preparare coloro che sono alla ricerca di un lavoro a schemi produttivi di beni e servizi maggiormente basati sulle conoscenze. Concentrare le risorse finanziarie sulla formazione e la riqualificazione, evitando le forme meno efficaci di assistenza, consentirà di migliorare il dinamismo del mercato del lavoro e in generale delle finanze pubbliche. E' inoltre opportuno sviluppare meccanismi di sostegno più personalizzati e basati sulle TIC.

    <>4.7.La piattaforma: le nuove priorità nei programmi di convergenza
    77. Vi è attualmente un ampio consenso in Europa sul fatto che l'istruzione e la formazione svolgono un ruolo fondamentale nella moderna politica dell'occupazione. La Commissione accoglie quindi con particolare favore la nuova enfasi attribuita nelle conclusioni del Consiglio europeo di Firenze [...] all'investimento nelle risorse umane, nelle infrastrutture e nella ricerca e sviluppo. In questo modo i ministri competenti per il lavoro e l'occupazione, l'istruzione e la formazione, la ricerca e lo sviluppo, i trasporti e le comunicazioni dispongono di una nuova piattaforma di iniziative essenziali per la crescita e per l'occupazione.
    78. Presentare l'istruzione e la formazione come elemento centrale di una nuova politica del reimpiego incontra alcune opposizioni. Si sostiene che il problema dell'occupazione in Europa ha radici talmente profonde che non puó essere risolto tramite l'istruzione e la formazione, se non vi sono posti di lavoro da occupare dopo la riqualificazione. C'è del vero in questa argomentazione, cui sfugge tuttavia il punto fondamentale. Le misure di sviluppo dell'istruzione e della formazione non sono destinate a sostituire le politiche macroeconomiche di crescita e sviluppo dell'occupazione. Il fine di una nuova politica dell'istruzione e della formazione è di incentivare la flessibilità positiva nelle imprese e nel mercato del lavoro, che consente di adottare politiche macroeconomiche maggiormente orientate sullo sviluppo. La chiave per la crescita dell'occupazione è quindi l'attuazione di una strategia integrata tra misure strutturali e macroeconomiche, come è stato sottolineato negli Orientamenti Economici Generali; l'istruzione e la formazione dovrebbero essere configurate sulle esigenze dell'apprendimento, con particolare riguardo alla lotta contro le diseguaglianze e le posizioni di svantaggio, al fine di liberare completamente il potenziale produttivo dell'intera popolazione.

    4.8. Ulteriori elementi di riflessione
    79. Queste sfide generano alcuni interrogativi, in particolare nel contesto del processo per l'occupazione di Essen (la relazione congiunta sull'occupazione presentata al vertice di Dublino ed i programmi pluriannuali per il 1997). Tali interrogativi riguardano:
    • le capacità di istruzione e di formazione; considerando le esigenze in termini di competenze della società dell'informazione, quali sono i piani degli Stati membri per i prossimi 5 anni?
    • la configurazione e la qualità dell'istruzione e della formazione; come rimodellare le strutture e i processi di istruzione e di formazione per adeguarli alle attuali e future esigenze della società dell'informazione nei prossimi 5-10 anni?
    • la capacità di riqualificare i disoccupati, che costituisce attualmente il punto debole nei nostri sistemi di istruzione e di formazione; come offrire a coloro che hanno perso il loro posto di lavoro un nuovo punto di partenza? e
    • in che misura la parità di opportunità e di accesso puó essere garantita al fine di liberare il potenziale produttivo dell'intera popolazione attiva?
    80. Vi sono anche altri interrogativi, che rientrano in ambiti di responsabilità delle parti sociali, cui è necessario dare una risposta nel quadro del dialogo sociale:
    • quali iniziative congiunte le parti sociali sono in grado di preparare nel settore delle risorse umane, al fine di garantire un continuo miglioramento delle competenze e delle capacità, in base alle esigenze dell'"impresa flessibile" nel corso dei prossimi 5-10 anni?
    • quali iniziative le parti sociali sono disposte ad adottare per offrire ai giovani che hanno portato a compimento la propria istruzione e formazione un punto di partenza nel mercato del lavoro reale e l'opportunità di mantenere e sviluppare le competenze di base richieste dalla società dell'informazione?

    Using ICTs in schools

    Some Member States have launched plans for bringing their education systems in line with the dynamics of the Information Society. The federal German Ministry of Education recently announced one such initiative, Schulen ans Netz, through which 10,000 out of Germany's 52,000 schools over a 3-year period will be connected to national and international networks and multi-media services. In some of the German Länder, it has been decide to connect all schools, a goal which in the longer term is shared by the federal government. The Schulen ans Netz initiative is made possible by an innovative partnership between government and private enterprises. Similar initiatives have been launched in other countries such as the United Kingdom, France, Italy, Denmark, Sweden, Portugal and Finland.

    learning by doing; "the learning company" must emerge as a vital component of the learning society. People who work in such a company will be using their electronic access to knowledge and information to update their skills. This requires new forms of partnership between business, other organisations, and educators, to ensure that the new and changing skills required are made available. In this perspective, it is easy to understand that renewing education within working time will be more important than reduction in working time itself. The crux of this approach is to continually reinforce the employability of the workforce through training. The risk is that as firms develop more flexible employment contracts, with lower levels of job security, so as to rapidly adjust to changes in labour demand, the rationale for investment in the training of a principal labour force may be weaker rather than stronger. For example, the propensity of large Japanese firms to invest in training may be explained by the policy of life-long employment, which means that the returns on training are kept within the firm. In Europe, therefore, it should not be assumed that flexibility and job insecurity are one and the same thing. Indeed, the capacity of enterprises to continually adjust to market and technological change depends on the cooperation of a core, stable and loyal labour force. Enterprises should be encouraged to invest more in the training of their core labour force, and special incentives and arrangements should be provided to extend these instruments to the peripheral labour force.
    - retraining instead of deskilling; the most critical question is how people who have lost their old jobs are reintegrated into working life. Member States have mostly failed, during the last 20 years, to offer restarts for the unemployed. Tackling this problem is one of the central tasks of the Essen re-employment strategy, further underlined by the Heads of State and Government at the European Council in Madrid 1995. Instead of having 9 million people in long term unemployment and de-skilling, the most expensive form of public spending, with the lowest return to the economy or the individual, and many more millions on their way to long term unemployment, the Member States should have 9 million involved in upgrading, maintaining and improving their skills in literacy, numeracy and informacy. It should be a right, and an obligation, for all unemployed to maintain and develop basic skills for the Information Society and have them imbued with relevance to the real, dynamic, labour market. Reintegration should start long before people become long term unemployed and discouraged. That is the fundamental difference between active and passive policies. In this framework, governments have to find ways to transform expenditures for passive labour market policies into active policies, preparing jobseekers for a more knowledge based pattern of production of goods and services. Focusing more of these financial resources on training grants and new skills, not merely cash assistance, will help in improving the dynamism of the labour market and of public finances overall. In this context, placement services also need to move towards the provision of more personalised ICT based support for job seekers.

    4.7. The platform: The new priorities in the convergence programmes
    77. There is now broad consensus in Europe that education and training play a fundamental role in a modern employment policy. This is why the Commission particularly welcomes the new emphasis given in the conclusions of the European Council in Florence to investment in human resources, in infrastructure, and in research and development. In this way, the Ministers of Labour and Employment, education and training, research and development, transport and communication have a new platform for initiatives which are important for growth and employment.
    78. Presenting education and training as a central element for a new re-employment policy can meet with opposition. The argument is that the deep-rooted employment problem in Europe cannot be solved through education and training if there are no new jobs to find after training. This argument is true, but misses the point. The purpose of education and training is not to replace macroeconomic policies for growth and new jobs. The purpose of a new education and training policy is to bring about a positive flexibility in enterprises and in the labour market that allows a more growth oriented macroeconomic policy to be pursued. That is why the key to employment growth is the development of an integrated approach between structural and macroeconomic measures, as outlined in the Broad Economic Guidelines and why education and training should be shaped to learner needs, with particular regard to combatting inequality and disadvantage, in order to unlock the productive potential of the whole population.

    4.8. Questions for further reflection
    79. These challenges raise a number of questions that need to be addressed, notably in the framework of the Essen employment process (the Joint Employment Report to the Dublin Summit and the 1997 Multiannual Programmes). They concern:

  • the capacity of education and training; against the perspective of the skills needs of the Information Society, what are the Member States' plans for the next 5 years?
  • the design and quality of education and training; how to reshape education and training to adjust to the existing and emerging needs of the Information Society, during the coming 5-10 years?
  • the capacity for retraining those unemployed, which presently constitutes the weakest point in our system for education and training; how to give people who have lost their jobs a new start in working life? and,
  • the degree to which equality of opportunity and access can be secured in order to ensure realisation of the productive potential of the whole active population.
    80. There are also some questions, where the social partners have a special responsibility, which need to be addressed in the framework of the social dialogue:
  • what joint initiatives are the social partners prepared to take in the field of human resources to secure a continuous upgrading of skill and competence of workers to meet the needs of "the flexible firm" during the coming 5-10 years?
  • what initiatives are the social partners prepared to take to give young people that have finished education and training a start in the real labour market, and opportunities to maintain and develop the basic skills required for the Information Society?
  • [Indice] 5. Coesione: vivere nella società dell'informazione

    5.1. Le preoccupazioni: concentrazione o coesione?
    81. Le TIC hanno un'enorme capacità di annullare le distanze e migliorare l'accesso ai servizi di informazione. Le nuove tecnologie e le nuove reti possono, se correttamente utilizzate, sviluppare il lavoro nelle aree ad elevata disoccupazione, ridurre gli svantaggi delle popolazioni meno favorite e delle regioni periferiche.
    82. Ma vi sono anche preoccupazioni, che riguardano l'impatto delle TIC sulla coesione. Molti temono che le nuove tecnologie aumenteranno anziché ridurre le diseguaglianze esistenti, portando ad una concentrazione dei posti di lavoro e della produzione in poche regioni centrali. Vi sono inoltre preoccupazioni sullo sviluppo di una società a due velocità che privilegi coloro che dispongono delle informazioni rispetto a coloro che ne sono esclusi.
    5.2. I fatti: le politiche pubbliche fanno la differenza
    83. Nelle nostre economie di mercato, vi sono potenti forze che spingono alla concentrazione. Per questo motivo sono necessarie altrettanto forti e coerenti politiche pubbliche che si pongano l'obiettivo di una corretta distribuzione e di una maggiore coesione sociale, al fine di equilibrare progresso economico e giustizia sociale. Le trasformazioni fondamentali, come la rivoluzione dell'informazione, rendono tali politiche ancora più necessarie ma offrono nuove opportunità di utilizzare le TIC per creare una società al tempo stesso coesa e produttiva.
    84. Molti Stati membri hanno compreso l'esigenza di attive politiche delle TIC e di efficaci strategie per sviluppare la società dell'informazione anche a livello regionale. In generale, tali strategie si concentrano sugli aspetti fondamentali dello sviluppo delle infrastrutture e sulla necessità di sostenere le imprese - soprattutto piccole e medie - nell'adattarsi alla società dell'informazione. Dopo aver varato gli aiuti infrastrutturali, viene incoraggiato lo sviluppo di partnership private e/o pubbliche al fine di promuovere la partecipazione alla società dell'informazione. Alcuni Stati membri hanno messo a punto politiche che riconoscono, ad esempio, l'importanza di integrare le scuole e gli altri istituti di istruzione nelle infrastrutture della società dell'informazione. Un esempio di queste strategie è il programma danese Info-Society 2000, volto a sviluppare una serie di servizi pubblici elettronici per realizzare la società dell'informazione e promuovere l'integrazione sociale.
    85. E' naturalmente difficile separare l'impatto delle TIC dai fattori più ampi che influenzano lo sviluppo sociale e regionale. In termini generali, si è avuta una lenta tendenza alla convergenza del reddito pro capite tra gli Stati membri, ma quasi non si sono avuti cambiamenti nelle disparità di reddito tra le regioni. Mentre alcune delle aree più deboli hanno notevolmente migliorato la propria situazione, le disparità tra le regioni nell'ambito di uno stesso Stato membro si sono spesso aggravate.
    86. Le politiche comunitarie svolgono un ruolo essenziale nel processo di coesione tra i vari paesi: i fondi strutturali hanno avuto successo nel ridurre le differenze socio-economiche, anche se le risorse impegnate non sono di entità tale da contrastare pienamente le tendenze generali. Le politiche regionali degli Stati membri sembrano aver avuto meno successo. Ció rappresenta una nuova sfida riguardante i vantaggi economici relativi delle regioni periferiche. Si tratta di comprendere come massimizzare le opportunità e minimizzare i rischi delle nuove TIC per la coesione dell'Unione europea.
    5.3. La prima sfida: ottimizzare il quadro normativo
    87. La prima sfida consiste nel massimizzare il potenziale implicito nella liberalizzazione delle telecomunicazioni e nello sviluppo di un nuovo quadro normativo, elementi fondamentali per il passaggio alla società dell'informazione. L'impegno alla piena liberalizzazione entro il 1° gennaio 1998 avrà un forte impatto sullo sviluppo delle TIC, sulla produttività e sulla crescita. Le TIC stanno divenendo le principali arterie per l'incremento della ricchezza e l'accesso a un'efficiente rete di telecomunicazioni è un prerequisito essenziale per trarre vantaggio dalla società dell'informazione. Rimangono tuttavia significative differenze tra gli Stati membri e le regioni per quanto riguarda il livello delle infrastrutture di base, i costi e l'affidabilità dei servizi e la disponibilità di servizi avanzati.
    88. La Commissione è impegnata a garantire che la combinazione delle nuove tecnologie e della liberalizzazione riduca anziché ampliare le attuali differenze regionali. Anche se non è stata ancora raggiunta la piena liberalizzazione, le esperienze ottenute nei mercati già liberalizzati sono incoraggianti e hanno portato a elevati livelli di penetrazione delle TIC anche nelle zone più remote. Per fare un esempio, la Finlandia ha di gran lunga il maggior numero di connessioni a Internet di tutti gli altri paesi europei in rapporto alla popolazione. La capacità di sormontare le distanze è già un importante elemento nello sviluppo delle politiche regionali.
    89. Tuttavia, la liberalizzazione non recherà automaticamente tali vantaggi a tutte le regioni della Comunità, in parte perché i livelli esistenti di infrastrutture e di servizi sono in alcune aree ancora notevolmente arretrati, e in parte a causa delle barriere istituzionali ed educative all'utilizzazione delle nuove TIC. Dovranno essere compiuti sforzi per garantire che le attuali disparità non si aggravino ulteriormente. La soluzione non potrà tuttavia essere il rallentamento della liberalizzazione delle comunicazioni e la creazione di ostacoli allo sviluppo delle TIC. Sarà invece opportuno rafforzare le politiche di accompagnamento per lo sviluppo delle infrastrutture e delle risorse umane. I fondi strutturali hanno un importante ruolo da svolgere in questo contesto.
    90. La disponibilità di servizi universali - la definizione di un insieme minimo di servizi offerti a prezzi abbordabili - costituisce un importante contributo alla coesione; la Commissione ha già discusso questo tema nella sua recente Comunicazione sul servizio universale di telecomunicazioni7. Devono tuttavia ancora essere affrontate importanti questioni riguardanti il livello e la qualità di accesso delle regioni arretrate e meno popolate, dei gruppi con particolari esigenze e delle istituzioni pubbliche (scuole, ospedali e biblioteche) all'insieme dei servizi della società dell'informazione. Questi temi e altri saranno esaminati nella prima relazione di controllo della Commissione sulla fornitura di un servizio universale nel 1988.
    5.4. La seconda sfida: la base di risorse umane
    91. La seconda sfida è il rafforzamento delle risorse umane per stimolare la formulazione di strategie attive di coesione regionale, in modo tale da trarre tutti i vantaggi possibili dalla società dell'informazione. L'importanza di questa nuova strategia integrata comprendente le TIC e il rinnovo organizzativo è stata discussa nel capitolo 3. La necessità di una politica aggiornata in materia di capacità e competenze per la società dell'informazione è stata discussa nel capitolo 4.
    92. Si puó concludere che le politiche delle risorse umane acquisiranno una sempre maggiore importanza poiché la produzione di beni e servizi sarà sempre più basata sulla conoscenza. Le attrezzature TIC possono essere acquistate e utilizzate in tutto il mondo. Uno dei fattori essenziali per il successo, nel lungo periodo, di una regione è il livello di conoscenze dei suoi abitanti e la capacità di utilizzare le TIC. E' necessario riorientare i fondi strutturali nel contesto della emergente società dell'informazione tenendo conto di tali fattori. Le politiche devono essere maggiormente orientate a stimolare l'accesso e l'utilizzazione delle moderne TIC.
    93. Le prospettive di successo nelle regioni meno favorite sembrano maggiori laddove l'innovazione comporta notevoli mutamenti nel comportamento organizzativo delle imprese e delle istituzioni pubbliche. Il nuovo concetto della impresa flessibile puó offrire notevoli opportunità di sviluppo regionale.
    94. Nella "Azione per l'occupazione in Europa - Un patto di fiducia", la Commissione ha preso l'iniziativa di sviluppare partnership locali e regionali per migliorare la crescita e l'occupazione. Ci si propone, senza creare nuove strutture, di influenzare le decisioni politiche a livello locale, concentrandosi su realistici obiettivi economici e di sviluppo dell'occupazione. L'elemento più importante è la mobilitazione di tutti coloro che sono coinvolti nel processo di riflessione politica e di elaborazione di proposte in materia di formazione e creazione di nuovi posti di lavoro. Il Consiglio europeo di Firenze ha avviato il processo selezionando regioni e città pilota pronte a partecipare a patti territoriali per l'occupazione.
    95. Il processo di maggiore coinvolgimento locale puó costituire un veicolo importante nello sviluppo di una nuova strategia delle politiche di coesione per lo sviluppo della società dell'informazione, comprendenti misure a più alta densità di manodopera e orientate sulle risorse umane. La Commissione, utilizzando l'articolo 10 del FESR e l'articolo 6 del FSE, sostiene due tipi di azioni innovative nelle regioni per trarre pieno vantaggio dalla società dell'informazione. In primo luogo, la preparazione di una Strategia Regionale per la Società dell'Informazione e piani di azione basati sul raggiungimento di un consenso regionale basato su ampie partnership a livello locale, in modo tale da individuare i modi più efficaci per integrare la società dell'informazione nelle politiche di sviluppo regionale (compresi gli aspetti riguardanti le risorse umane e il mercato del lavoro). In secondo luogo, lo sviluppo di applicazioni pilota transnazionali che dimostrino l'efficacia delle migliori prassi. I partner collaboreranno nel preparare e varare le applicazioni volte a favorire lo sviluppo regionale e la crescita dell'occupazione. Sarà attribuita particolare attenzione alle applicazioni configurate sulle esigenze degli utenti, che possano generare vantaggi sociali ed economici e siano collegate alle più ampie priorità di sviluppo regionale (comprese le applicazioni destinate a specifici gruppi sociali, ai servizi per l'occupazione, alle strutture di formazione, alla formazione aperta e a distanza, ai servizi sanitari e ai servizi di supporto commerciale). L'esperienza di questa e di altre iniziative puó fornire la base per una più ampia assistenza attraverso i fondi strutturali.
    5.5. La terza sfida: attribuzione di responsabilità e poteri a livello locale e integrazione
    96. La terza sfida è l'utilizzazione della società dell'informazione per rafforzare la coesione sociale e sviluppare le capacità e le attitudini a partecipare pienamente a tutti gli aspetti della vita sociale ed economica, impiegando gli strumenti offerti dalla società dell'informazione per creare una società integrata. E' necessario dare priorità all'elemento umano, all'uso diretto da parte dei cittadini per incrementare il potere di informazione e non per creare o rafforzare le esistenti diseguaglianze tra coloro che dispongono delle informazioni e coloro che ne sono privi.
    97. La società dell'informazione fornisce molte nuove possibilità per migliorare la qualità della vita dei cittadini europei, generando nuovi tipi di consumatori e di servizi pubblici, oltre che nuovi modi di accesso ai servizi esistenti. In particolare, molte forme di arretratezza e svantaggio potranno essere affrontate in modo nuovo.
    98. Per ottenere questi risultati è necessaria una serie di attive politiche pubbliche in molti settori, tra cui in particolare la riqualificazione della forza lavoro e l'accesso alle strutture di istruzione, l'integrazione delle TIC nelle misure destinate al mercato del lavoro e allo sviluppo e sostegno delle comunità locali. E' inoltre opportuno aiutare i cittadini a comprendere i mutamenti che le nuove tecnologie comportano in settori come la rappresentazione democratica e i servizi, l'apprendimento e il tempo libero, l'assistenza e la cultura. Sia per le politiche pubbliche che per lo sviluppo di mercati per le TIC dovranno essere incrementate le possibilità di accesso, la partecipazione e la fiducia, senza dimenticare le preoccupazioni collegate agli equilibri generazionali, ai disabili e all'assistenza sanitaria. Non puó inoltre essere trascurato il problema dei sessi in termini di accesso e di più ampi effetti delle TIC sui mercati del lavoro.
    99. Molti di questi temi sono stati affrontati in modo più particolareggiato nella relazione del Gruppo di esperti di alto livello e nella prima relazione annuale del Forum per la società dell'informazione. Negli Stati membri, le iniziative politiche sono già state adottate e le imprese e le autorità locali rispondono in modo positivo. L'accesso alla società dell'informazione sta migliorando. L'utilizzazione delle TIC è sempre più facile. L'Unione europea puó svolgere un importante ruolo di stimolo in questo processo, ad esempio mettendo in comunicazione gli elementi di forza e le esperienze, la ricerca e lo sviluppo, i progetti pilota comuni e il sostegno dei fondi strutturali.
    100. Nel perseguire tali obiettivi, il Libro verde si concentra su quattro temi principali: il primo è la democrazia e l'importanza dell'accesso; il secondo riguarda la parità di opportunità tra uomini e donne; il terzo è la promozione dell'integrazione sociale, in particolare per i gruppi con particolari esigenze; il quarto è la sanità pubblica.
    101. La democrazia non significa solo votare alle elezioni: essa implica anche la partecipazione e la rappresentazione in una serie di istanze decisionali a vari livelli. Il modello europeo si basa sul concetto di democrazia informata. La partecipazione adulta e consapevole richiede l'accesso alle informazioni attualmente disponibili sulle quali si basano le scelte e le decisioni democratiche. Affinché possa esistere una democrazia reale e coesa, l'intera popolazione deve avere parità di accesso all'informazione per effettuare scelte efficaci ed eque. La società dell'informazione puó sviluppare la democrazia garantendo un accesso paritario e pubblico alle infrastrutture TIC, ai servizi di informazione collegati in rete e alle competenze necessarie per accedere a tali servizi.
    102. E' importante comprendere il notevole potenziale di espressione e di sperimentazione pubblica implicito nella società dell'informazione, soprattutto in settori a basso costo e accessibili ai gruppi di base. Come il Forum per la società dell'informazione ha rilevato nella prima relazione annua, le nuove tecnologie potranno avere straordinarie implicazioni positive per le nostre democrazie e i diritti individuali, rafforzando il pluralismo e l'accesso alle informazioni pubbliche e consentendo ai cittadini di partecipare maggiormente al processo di adozione delle decisioni. La vitalità della discussione politica puó essere rinvigorita ricorrendo maggiormente alla democrazia diretta. Allo stesso tempo, tuttavia, è importante contrastare gli aspetti più negativi della società dell'informazione. La circolazione di materiale razzistico e pornografico su Internet, ad esempio, genera notevoli preoccupazioni.
    103. Un esempio in cui le TIC creano nuove opportunità di maggiore partecipazione pubblica nel processo di decisione politica, sviluppando inoltre la consapevolezza, è l'Infrastruttura Nazionale di Informazione del governo degli Stati Uniti, che comprende un'iniziativa di "governo online". Motivato dal desiderio di sviluppare i rapporti e il dialogo tra il governo federale e il pubblico, tale progetto costituisce un importante esempio di come le TIC possono essere utilizzate per ampliare la partecipazione democratica. Un altro esempio, questa volta europeo, è il programma del governo danese Info-Society 2000, che comprende lo sviluppo di una serie di servizi pubblici elettronici volti ad incrementare la società dell'informazione e a promuovere la coesione sociale. Esso comprende un programma per una rete sociale aperta, vale a dire una rete coerente elettronica e di telecomunicazioni il cui accesso ed utilizzazione saranno tanto semplici quanto attualmente per la rete telefonica.
    104. Questo tipo di strategia avrà un valore essenziale per l'Unione europea. Se potrà essere coordinata a livello comunitario, essa potrà notevolmente migliorare la coesione sociale nell'Unione e promuovere il sentimento di cittadinanza europea. Inserire le stesse Istituzioni europee in queste iniziative potrà recare essenziali vantaggi.
    105. E' chiaro che la società dell'informazione offre un notevole potenziale per l'ottenimento di servizi pubblici più accessibili ed efficaci. Ma il passaggio a servizi pubblici elettronici presenta sfide tecniche e organizzative. Se i servizi pubblici dovranno essere online dovrà essere garantito un certo livello di accesso alle strutture tecniche. Inoltre, molti non potranno abbonarsi ai servizi della società dell'informazione in quanto individui. Altri vivono in zone in cui le strutture della società dell'informazione sono più arretrate. I punti di accesso pubblico o i centri di informazione continua dovranno quindi essere sviluppati in modo tale da costituire un complemento allo sviluppo di attività e servizi domestici. E' inoltre importante tenere conto delle esigenze dei cittadini che incontrano difficoltà specifiche o generiche nell'utilizzazione delle TIC.
    106. La parità di opportunità tra uomini e donne puó essere sviluppata utilizzando il potenziale delle TIC nel migliorare l'equilibrio tra vita familiare e lavorativa. I cambiamenti stanno avvenendo tuttavia nell'ambito di un mercato del lavoro notevolmente segregato e l'impatto delle TIC è molto diverso sugli uomini e sulle donne. E' importante quindi essere consapevoli di questo differente impatto in settori diversi come l'istruzione e la formazione, il diritto del lavoro, gli schemi lavorativi e i profili in termini di capacità, per poter essere in grado di rispondere in modo efficace. Ad esempio, i problemi riguardanti i sessi possono essere superati nei processi di formazione facendo ricorso a materiali specificamente elaborati, garantendo che l'istruzione e la formazione possano avvenire in ambienti maggiormente configurati sulle esigenze femminili e favorendo la creazione di agenzie di telelavoro volte ad assistere in particolare la forza lavoro femminile. Potranno inoltre essere compiuti notevoli progressi coinvolgendo le donne nella elaborazione dei prodotti TIC. Una serie di attività volte a contrastare le conseguenze delle situazioni svantaggiose e di diseguaglianza sono state intraprese a livello comunitario, tra cui le attività di collaborazione con gli enti competenti in materia di parità in tutti gli Stati membri e azioni specifiche nel contesto del quarto programma di azione sulla parità delle opportunità8.
    107. In un senso più ampio, i cambiamenti dei sistemi di sviluppo dell'occupazione generati dal progresso tecnologico debbono essere integrati dalla considerazione dei temi della parità, in termini di competitività di lungo periodo e di giustizia sociale, al fine di massimizzare il potenziale contenuto, per l'attività lavorativa e la vita familiare, nella trasformazione dei ruoli femminili e maschili.
    108. L'integrazione sociale puó essere favorita grazie al fatto che le TIC possono contribuire a migliorare le possibilità di accesso e di democrazia, combattendo l'eslcusione e l'isolamento in tutte le loro forme. Le TIC consentiranno a un maggior numero di cittadini di lavorare al proprio domicilio o nei pressi, almeno per un certo tempo, consentendo a molte comunità di essere vitali anche nelle ore lavorative, facendo inoltre in modo che un numero maggiore di servizi - specialmente nei settori dell'istruzione e della vita comunitaria - siano fruibili a livello locale. Come ha rilevato il Gruppo di esperti di alto livello, tali cambiamenti consentiranno di rinvigorire intere comunità e rafforzeranno i legami sociali e il senso di appartenenza al luogo. Le TIC potranno inoltre permettere di superare alcuni degli svantaggi connessi con i problemi di mobilità e con la mancanza di accesso. La società dell'informazione puó inoltre aumentare la partecipazione, e con essa il coinvolgimento e la corresponsabilità dei cittadini, in molti ambiti, come la protezione ambientale.
    109. Allo stesso tempo, tuttavia, il passaggio alla società dell'informazione pone anche problemi di coesione sociale. Coloro che vivono in comunità rurali isolate o in zone urbane degradate, coloro che non sono inseriti in strutture lavorative o di istruzione hanno scarse possibilità di accesso alle nuove tecnologie. Ció comporta il pericolo di creare una società dell'informazione a due velocità. E' quindi opportuno sviluppare una strategia volta a favorire la partecipazione attiva nell'ambito comunitario. Rivitalizzare le comunità locali e promuovere il senso di partecipazione attiva alla società dell'informazione è importante poiché:
    - comunità più vitali sono meglio in grado di produrre occupazione e benessere nel mercato globale,
    - le trasformazioni demografiche e le tendenze dell'assistenza sociale fanno sí che un sempre maggior numero di persone hanno bisogno di assistenza di vario tipo,
    - le TIC hanno un notevole potenziale per sostenere comunità più coese e integrate e ridurre l'esclusione dei gruppi svantaggiati,
    - per molti cittadini, il rapporto tra attività lavorative e tempo libero sta cambiando, con importanti implicazioni a livello individuale, familiare e comunitario,
    - è necessario reperire nuovi modi in cui i disoccupati di lunga durata possano svolgere un ruolo sociale attivo.
    110. Promuovere l'accesso e l'utilizzazione delle TIC nelle scuole è essenziale per sviluppare una società dell'informazione integrata; questo tema sarà affrontato dal futuro piano di azione della Commissione "Apprendere nella società dell'informazione". L'apprendimento non puó più limitarsi al sistema scolastico. La società dell'informazione sarà anche una società della conoscenza, nella quale sarà costante l'esigenza di apprendimento lungo l'arco della vita - nelle scuole, a casa, sul lavoro. In questo contesto, è necessario dedicare particolare attenzione alle esigenze degli anziani e dei disabili, che sono spesso considerati meno in grado di utilizzare le TIC e incapaci di partecipare alla società dell'informazione.
    111. Ma le TIC potranno migliorare la qualità della vita degli anziani e dei disabili agevolando la vita autonoma nelle comunità e aprendo nuove possibilità di accesso, di partecipazione e di integrazione socio-economica. A tal fine, è necessario adeguare le tecnologie alle esigenze dei vari gruppi. Ad esempio, le applicazioni TIC potranno fornire modi alternativi di comunicazione e di presentazione delle informazioni, come i servizi multimediali per coloro che sono affetti da disabilità sensoriali. Esse potranno inoltre offrire la possibilità di svolgere attività dal proprio domicilio, come il telelavoro o l'apprendimento a distanza per coloro che hanno difficoltà di accedere alle strutture lavorative o di istruzione. Potrà essere inoltre agevolato l'accesso a distanza all'assistenza medica e sociale e ad altri servizi di supporto.
    112. In varie città e regioni europee, sono stati varati progetti che utilizzano le TIC in modo innovativo per assistere gli anziani e i disabili. L'importanza delle TIC come strumenti per promuovere l'integrazione degli anziani e dei disabili è stata riconosciuta in numerosi programmi comunitari. HANDYNET, ad esempio, è un sistema di informazione e documentazione elettronico a livello europeo sugli aiuti tecnici per i disabili; un altro esempio è il programma comunitario TIDE (Telematica per l'Integrazione dei Disabili e degli Anziani), nell'ambito del quale vengono realizzate attività di ricerca e sviluppo nell'utilizzazione di prodotti e applicazioni TIC volti ad assistere gli anziani e i disabili nella vita quotidiana. Occorre inoltre prendere in considerazione il modo in cui tale fine puó essere realizzato nell'ambito del Quinto programma quadro di ricerca e sviluppo tecnologico (RST). Tali temi saranno inoltre analizzati nella futura comunicazione della Commissione sui disabili.
    113. La piena attuazione del potenziale offerto da queste nuove applicazioni genera tuttavia importanti interrogativi sulla disponibilità, i costi e l'accessibilità delle TIC. Se è vero che alcune applicazioni richiedono solo una linea telefonica, altre necessitano di servizi più avanzati che non sono alla portata di tutti. Oltre alle attuali attività volte ad individuare applicazioni di facile utilizzazione, è quindi anche importante garantire che la politica sociale, il quadro normativo delle telecomunicazioni e la fornitura di un servizio universale tengano pienamente conto delle sempre nuove esigenze degli anziani e dei disabili, per consentire loro di partecipare pienamente alla società dell'informazione e di trarne tutti i possibili vantaggi. Molte di queste questioni saranno affrontate nella prima relazione di controllo della Commissione sulla fornitura di un servizio universale nel 1998.
    114. La configurazione, la disponibilità e la portata dei servizi di assistenza sanitaria sono modificati dalla società dell'informazione e vi sono grandi possibilità di innovazione. L'introduzione delle TIC nel settore sanitario - e in particolare la telematica sanitaria - incrementerà la disponibilità dei servizi sanitari, migliorerà la qualità della diagnostica e dell'assistenza in generale ed aumenterà la disponibilità dei servizi sanitari a costi ragionevoli nelle zone scarsamente popolate e periferiche.
    115. Gli sviluppi delle TIC consentono di creare e riorganizzare le attività nei servizi sanitari a tutti i livelli. L'intero sistema sanitario sarà influenzato, cosí come la fornitura dei servizi sanitari ed i relativi procedimenti. Le competenze e le capacità richieste cambieranno sostanzialmente. Saranno necessari maggiori sforzi di formazione e riqualificazione dei professionisti della sanità. I servizi di telematica sanitaria, inoltre, offriranno ai medici nuove possibilità in termini di capacità diagnostica e di informazione.
    Utilizzazione delle TIC nell'assistenza sanitaria
    L'utilizzazione degli elaboratori e delle schede elettroniche dei pazienti per l'assistenza sanitaria primaria e negli ospedali è aumentata notevolmente negli ultimi 10 anni in paesi come il Regno Unito (in cui il 90% dei medici generalisti possiedono un PC e il 79% utilizzano schede sanitarie elettroniche), la Danimarca (in cui il 65% dei medici generalisti possiedono un PC e fanno uso di schede sanitarie elettroniche), e i Paesi Bassi (in cui le percentuali sono rispettivamente 80% e 40%), mentre in altri paesi i progressi sono molto più lenti. Sin dall'inizio degli anni '90, sono stati compiuti notevoli sforzi per normalizzare le schede elettroniche dei pazienti e le tessere intelligenti nel programma di ricerca e sviluppo tecnologico di applicazioni telematiche. Di conseguenza, le comunicazioni tra ospedali, medici e laboratori sono notevolmente migliorate in termini di qualità di assistenza, efficienza e rapporto costi/efficacia.

    116. In conseguenza di questi sviluppi, la raccolta e il trasferimento di dati medici sarà molto maggiore che nel passato. Garantire un elevato livello di confidenzialità e di protezione di questi dati costituirà una priorità essenziale. Saranno necessari nuovi meccanismi di salvaguardia per garantire che i professionisti e i pazienti utilizzino con fiducia i nuovi sistemi. Come ha rilevato il Gruppo di esperti di alto livello, puó essere opportuno in alcuni casi riesaminare gli standard etici nel settore sanitario.

    117. La normalizzazione è inoltre un tema importante nell'assistenza sanitaria basata sulla telematica. E' necessaria un'adeguata normalizzazione dei sistemi telematici o di analoga natura, compreso il software, a livello europeo, nazionale, regionale e locale, se si vogliono trarre tutti i potenziali vantaggi dalle nuove tecnologie. Si tratta di un settore in cui la Commissione europea, in collaborazione con i competenti enti internazionali di normalizzazione, puó assumere un ruolo guida.

    118. Per concludere, è essenziale la valutazione degli aspetti positivi e potenzialmente negativi delle TIC a vari livelli dei sistemi sanitari. Numerosi progetti pilota sono stati varati in Europa, ma sino ad oggi sono stati compiuti pochi sforzi coerenti per valutare l'impatto delle innovazioni telematiche. Come ha rilevato il Gruppo di esperti di alto livello, le informazioni e le esperienze ricavate dovrebbero essere raccolte sistematicamente, analizzate e diffuse. Gli esperti hanno inoltre raccomandato di mettere a punto istanze di attività comuni per l'analisi e lo scambio di tali informazioni a livello comunitario.

    5.6. Consolidare i progressi

    119. Gli Stati membri stanno delineando politiche pubbliche sui temi della coesione sociale nella futura società dell'informazione. In tutti questi settori, l'Unione europea sta facendo la sua parte nel sostegno alla elaborazione delle politiche, utilizzando meccanismi come il presente Libro verde e le deliberazioni che gli hanno dato forma, attraverso la messa in comune dei punti di forza e delle esperienze su temi specifici. Tali sforzi sono inoltre significativamente sostenuti dai fondi strutturali.

    120. Un importante aspetto di queste attività è il lavoro compiuto nel contesto del Quarto programma quadro di ricerca e sviluppo tecnologico per promuovere le applicazioni sociali delle TIC. Il fine di creare una società dell'informazione in cui i servizi possano essere facilmente utilizzati da tutti - identificando ad esempio i modi per rendere più facile l'accesso all'informazione e all'istruzione lungo l'arco della vita - costituisce uno dei temi prioritari identificati nella recente comunicazione della Commissione sugli orientamenti preliminari per il Quinto programma quadro di ricerca e sviluppo tecnologico9.

    5.7. Ulteriori elementi di riflessione:

    121. Realizzare il potenziale di TIC per rafforzare la coesione ed ottenere elevati livelli di integrazione genera alcuni importanti interrogativi:
    • quali attività ulteriori dovrebbero essere compiute a livello comunitario, nazionale e regionale per massimizzare i vantaggi del processo di liberalizzazione e agevolare il passaggio alla società dell'informazione?
    • quale livello di priorità le autorità regionali e locali attribuiscono alla società dell'informazione nei rispettivi ambiti di responsabilità? quali lezioni sono già state ricavate dallo sviluppo delle strategie regionali di società dell'informazione e dalle azioni pilota, e come possono tali esperienze essere rielaborate e diffuse?
    • quali strategie possono essere messe a punto, nel contesto dei patti regionali per l'occupazione, per incrementare le capacità e le possibilità di accesso, in modo da sviluppare pienamente il potenziale di risorse umane e massimizzare l'impatto delle TIC nello sviluppo a livello locale? quali tipi di attività locali, regionali e nazionali possono essere avviate per promuovere e agevolare lo sviluppo delle applicazioni telematiche di interesse sociale conformi alle esigenze degli utenti?
    • in termini di sviluppo democratico, quali azioni possono essere intraprese per massimizzare le possibilità che i cittadini siano pienamente e attivamente coinvolti nella società?
    • come possiamo in particolare garantire che le TIC operino in modo tale da combattere le situazioni di svantaggio e diseguaglianza e, in questo contesto, come è possibile massimizzare il contributo delle azioni comunitarie?
    • come possiamo attualizzare il potenziale delle TIC per ottenere una migliore copertura e disponibilità dell'assistenza sanitaria?

    5. COHESION: LIVING IN THE INFORMATION SOCIETY

    5.1. The concerns: concentration or cohesion?

    81. ICTs have a powerful capacity to shrink distance and improve access to information and services. The new technologies and networks have the potential to bring work to areas of high unemployment, to reduce the disadvantages of less favoured and more peripheral regions.

    82. But there are also concerns about the impact of ICTs on cohesion. Many people fear that the new technologies will reinforce rather than reduce existing inequalities, leading to a concentration of jobs and production in a few core regions. There are also concerns about the development of a two tier society of information "haves" and information "have nots".

    5.2. The facts: public policies make the difference

    83. In our market economies, there are strong forces that lead to concentration. That is why strong, coherent, public policies for fair distribution and social cohesion are necessary to balance economic progress and social justice. Fundamental changes, such as the information revolution, make such policies all the more necessary, but offer also many new opportunities to use ICTs to create an inclusive, productive society.

    84. Many Member States have realised the need for active ICT-policies, and proactive strategies to develop the Information Society are evolving at the Member State and regional levels. Generally, strategies begin by focusing on the basic aspects of infrastructure development and the need to support companies - especially SMEs - in adapting to the Information Society. Once support for the infrastructure has been set in place, the development of private and/or public partnerships is encouraged to promote a broader participation in the IS. A number of Member States have developed policies, for example, which recognise the importance of integrating schools and other educational institutions into the IS infrastructures. One example of a broader strategy is Denmark's Info-Society 2000 programme, which aims to promote a range of electronic public services to develop the Information Society and to promote social inclusion within it.

    85. It is, of course, difficult to separate the impact of ICTs from the broader factors also affecting social and regional development. Generally speaking, there has been a slow trend towards convergence in income per head between Member States, but there has been virtually no change in overall income disparities between regions. While some of the weakest areas have converged strongly towards the levels of the rest, disparities between regions within the same Member State have tended to widen over time.

    86. EU policies play a major role in the progress being made by the cohesion countries to catch up with the rest, and Structural Funds have been effective in reducing socio-economic disparities, although the resources involved are not of the magnitude to fully offset general trends. Regional policies in the Member States seem to have been less successful. This presents new policy challenges concerning the relative economic advantage of non-core regions, and how best to maximise the opportunities and minimize the risks of new ICTs for cohesion in the Union.

    5.3 The first challenge: to make the best of the new regulatory framework

    87. The first challenge is the need to maximise the potential of telecommunications liberalisation and the development of the new regulatory framework, which is at the heart of the move to the IS. The commitment to full liberalisation by 1 January 1998 will have a strong impact on the development of ICTs, productivity and growth. ICTs are becoming the main arteries of wealth creation, and access to efficient telecommunications networks is an essential prerequisite to taking advantage of IS. However, there remain significant differences between Member States and regions in the level of basic infrastructure provision, the cost and reliability of services, and the availability of advanced services.

    88. The Commission is working to ensure that the combination of new technologies and liberalisation reduces rather than widens existing regional differences. While full liberalisation has not yet been achieved, experience in markets that have already liberalised is encouraging, and evidence shows high levels of ICT penetration even in remote areas. To give but one example, Finland has by far the highest connection to Internet of all countries, measured in relation to population. The capacity to shrink distances is already deployed as an important element in developing regional policies.

    89. However, liberalisation will not automatically bring such benefits to all regions of the Community, partly because the existing levels of infrastructure and services are significantly lower in some areas, and partly because of educational and institutional barriers to the use of new ICTs. Care is needed to ensure that existing disparities are not widened. However, the solution cannot be to slow down the liberalisation of telecommunications and create obstacles for the implementation of ICTs. Rather, it is to strengthen flanking policies for infrastructure and human resource development, and the Structural Funds have an important role to play in this context.

    90. The definition of a universal service provision- the definition of a minimum set of services offered at affordable prices - is an important contribution to cohesion, and the Commission has already discussed this issue in its recent Communication on universal service for telecommunications [8]. However, going beyond this there remain important questions concerning the level and quality of access of less favoured and less populated regions, groups with special needs, and public institutions such as schools, hospitals and libraries, to the full range of IS services. These and other questions will be addressed in the Commission's first Monitoring Report on universal service provision in 1998.

    5.4. The second challenge: the human resource base

    91. The second challenge is to strengthen human resource development to stimulate the formulation of proactive strategies in cohesion regions, so that they can reap the benefits of the Information Society. The importance of the new integrated approach to ICT and organisational renewal has been discussed in Chapter 3. The need for an updated policy for skills and competencies for the Information Society has been discussed in Chapter 4.

    92. One conclusion is that human resources policies will be of growing importance in the future, as the production of goods and services will be more and more knowledge based. ICT equipment can be bought and used all over the world. A crucial factor in determining the longer run success of a region is the knowledge of the people and their capacity to use ICTs. There is a need to reorient the Structural Funds within the framework of the emerging IS to take account of this. Policies must be more oriented to stimulating the access and use of modern ICTs.

    93. The prospects for success in less favoured regions appear to be strongest where innovation involves significant change in organisational behaviour in both enterprises and in public institutions. The new concept of the flexible firm could offer great opportunities for regional development.

    94. In "Action for Employment in Europe - A Confidence Pact", the Commission has taken the initiative to develop local and regional partnerships in order to improve growth and employment. The aim, without setting up new structures, is to generate and boost political momentum at the local level, focusing on realistic economic and job-creation objectives. The most important element involves mobilising all those concerned in business formation and job creation in political reflection and proposal making forums. The European Council in Florence gave the go-ahead for the process of selecting pilot regions and towns prepared to take part in territorial employment pacts.

    95. The process of stronger local involvement could be an important vehicle in developing a new, more employment intensive and human resource oriented cohesion policy approach in the Information Society. The European Commission, by means of Article 10 of the ERDF and Article 6 of the ESF, is supporting two types of innovative actions in the regions to take full advantage of the Information Society. First, the preparation of Regional Information Society Strategy and actions plans based on establishing a regional consensus based on wide local partnerships on how to integrate the Information Society into regional development policies (including human resources and labour market aspects). Second, the development of transnational pilot applications which demonstrate best practice. Partners will work together to prepare and launch applications which contribute to regional development and employment growth. Emphasis will be given to user-driven applications which can generate social and economic benefits and are related to wider regional development priorities (including applications for specific social groups, employment services, training, open and distance learning, healthcare, and business support services). The experience of these and other initiatives can provide the basis for broader assistance through the Structural Funds.

    5.5. The third challenge: empowerment and integration

    96. The third challenge is to use the Information Society to strengthen social cohesion and enhance people's ability to participate fully in every aspect of social and economic life, to make it a tool for the creation of an inclusive society. The Information Society should be about people and it should be used for people and by people to unlock the power of information, not to create new or reinforce existing inequalities between the information rich and the information poor.

    97. The Information Society provides many new possibilities to improve the quality of life of the citizens of Europe. It offers the possibility to generate new types of consumer and public service and new modes of access to existing services. In particular, many forms of disadvantage can be tackled in new ways.

    98. But to achieve this requires a range of active public policies across many fields. This includes particularly workplace skilling and classroom access, and making the mastery of ICTs integral to labour market measures and local community development and support. It requires also equipping people to understand and relate to the changes brought about by new technologies in fields as diverse as democratic representation and retail services, learning and leisure, care and culture. For both public policy, and for generation of markets for ICTs, participation, access and confidence must be fostered. Examples of concerns and how they can be addressed include those of the generational balance, the disabled, and health care more generally. They also concern the problem of gender bias in terms of both access and in terms of the broader effect of ICTs in the labour market.

    99. Many of these questions have been discussed in more detail in the High Level Expert Group report and in the first annual report of the Information Society Forum. In the Member States, political initiatives are being taken, and enterprises and local authorities are responding. Access to the Information Society is improving. ICTs are becoming more user-friendly. The European Union has an important role to play in stimulating this process, for example, through pooling of strength and experience, research and development, common pilot projects, and Structural Fund support.

    100. In pursuit of the objectives of empowerment and integration in the Information Society, this Green Paper focuses on four main issues: The first is the issue of democracy and the importance of access. The second concerns equality of opportunity between women and men. Third, there is the question of promoting social integration, particularly for groups with special needs. The fourth issue is that of public health.

    101. Democracy is not just a matter of voting in elections. It concerns participation and representation in a range of decision-making fora, at many levels. The European model is bedded in the concept of informed democracy. Real enfranchisement requires access to accurate current information on which to base democratic choices and decisions. For true, inclusive, democracy to exist, the whole population must have equal access to information to make choices effectively and equitably. The Information Society can enhance democracy by ensuring equal and public access to the ICT infrastructure, to networked information services and to the skills required to access these services.

    102. It is important that we realise the great potential for public expression and experimentation in the IS, especially in areas which are low cost and accessible to grassroots groups. As the Information Society Forum noted in its First Annual Report, the new technologies could have extraordinarily positive implications for our democracies and individual rights by strengthening pluralism and access to public information and enabling citizens to participate more in public decision making. The vitality of political debate could be reinvigorated through more use of direct democracy. At the same time, however, it is also important to counter the more negative aspects of the IS. The circulation of racist and pornographic material on the Internet, for example, give rise to considerable concern.

    103. An example of ICTs creating new opportunities for greater public participation in, and awareness of, the political process is the United States government's National Information Infrastructure, which includes an initiative for online government. Motivated by the desire to open up the relationship and dialogue between federal government and the general public, it is an important example of using ICTs to widen democratic participation. Another example, from Europe is the Danish government's Info-Society 2000 programme, which involves developing a range of electronic public services aimed at developing the Information Society and promoting social inclusion within it. It includes a programme for an Open Network of Society, which is a coherent computing and telecoms network which will be as easy for citizens to use, and as readily accessible, as the telephone system currently is.

    104. This kind of approach would have substantial value for the European Union. If co-ordinated on a EU-wide basis, it could greatly enhance social cohesion across the Union, and promote citizens' sense of European identity. In particular, the benefits of including the European institutions themselves in open government initiatives would be substantial.

    105. Clearly, the IS offers great potential for more accessible and effective public services. However the move towards electronic public service delivery presents technical and organisational challenges. If public services are to go on-line some level of access to technical facilities has to be guaranteed. Moreover, many people cannot afford to subscribe to IS services as individuals. Others live in locations where the IS infrastructural facilities are less well developed. Public access points or one-stop information centres therefore need to be established to complement the development of home based IS activities and services. In addition, it is important to take account of the needs of people who find ICT-based services difficult to use or hard to come to terms with.

    106. Equality of opportunity between women and men can be enhanced by the potential of ICTs to improve the balance between family and working life. But change is taking place within a heavily segregated labour market, and the impact of ICTs is very different on women and men. It is important, therefore, to be aware of this differential impact in areas as diverse as education and training, labour law, working patterns and skill profiles in order to respond effectively. For example, gender bias can be overcome in the training process by making course materials more 'gender aware', by ensuring that education and training can take place in environments which are more sympathetic to and comfortable for women, and by supporting the establishment of teleworking agencies which are directly aimed at supporting female workers. Further, much progress can be made by women being involved in the design and specification of ICT products. A range of work on addressing disadvantage and inequality has been undertaken at European Union level, including working on gender issues with Equality agencies in all the Member States, and specific action in the context of the Fourth Action Programme on Equal Opportunities. [9]

    107. More broadly, the changes in employment systems developing due to technological advances must be informed by the need to mainstream equality issues, both in terms of long run competitiveness and social justice, in order to maximise the potential, for both work and family life, of the changing roles of women and men.

    108. Social integration can also be enhanced by the potential offered by ICTs to achieve access and democracy, and to combat exclusion and isolation in all its forms. ICTs will permit more people to work from, or near, home for at least some of the time, opening the way for more communities to become alive during the working day, and will allow more services -  especially education and community services -  to be delivered at local level. As the High Level Expert Group noted, such changes could help to reinvigorate whole communities and lead to stronger social networks and a sense of place. ICTs could also help to overcome some of the disadvantages associated with mobility problems and a lack of access. Moreover, the IS can increase participation and therefore involvement and co-responsibility of citizens in a wide range of issues, such as environmental protection.

    109. At the same time, however, the transition to the Information Society also poses challenges to social cohesion. People living in isolated rural communities or in deprived inner city areas, people who are not in work or in education are unlikely to encounter, or have access to new technologies. This brings the danger of creating a two-tier Information Society. It must therefore be accompanied by a strategy designed to enhance active participation within our communities. Revitalising local communities and promoting a sense of proactivity in the Information Society is important because:

    • revitalised communities are better able to generate employment opportunities and wealth in the global marketplace,

    • changing demographic and social welfare trends mean increasing numbers of people require some form of care provision,

    • ICTs have an important potential to support more cohesive and integrated communities and to reduce the exclusion facing disadvantaged groups,

    • for many people, the relationship between work and leisure time is changing, and this has important implications at the individual, family and community level

    • for those who are unemployed on a long term basis, new ways of playing an active role in society need to be found

    110. Promoting access to, and use of, ICTs in schools is vital to the development of an inclusive Information Society, and this issue will be tackled by the Commission's forthcoming action plan on "Learning in the Information Society". Learning can no longer be limited to schooling. The Information Society will also be a knowledge society, in which the need for life long learning - in school, in the home, and on the job - will be paramount. In this context, particular attention needs to given to the needs of older people and disabled people who are often perceived as being less geared to the use of ICTs and unable to take part in the IS.

    111. In fact, ICTs have the potential to improve the quality of life of older people and people with disabilities by facilitating independent living in the community and helping to open up new possibilities for access, participation and socio-economic integration. Realising this potential involves adapting the technology to peoples' needs. For example, ICT applications can provide alternative modes of communication and information presentation, such as multimedia services for people with sensory impairments. Equally, they can offer the opportunity to carry out activities from the home, such as telework or distance learning for people who have difficulties accessing employment and educational opportunities. They can also facilitate remote access to medical and social care and other support services.

    112. In various cities and regions across Europe, projects have been set up which use ICTs in innovative ways to help older and disabled people. The importance of ICTs as a tool to help promote integration of older and disabled people has also been recognised in a number of EU programmes. HANDYNET, for example, is a European-wide computerised information and documentation system on technical aids for disabled people, and research and development into the use of ICT products and applications to help disabled and older people in their daily lives is currently being promoted under the EU's TIDE Programme (Telematics for the Integration of Disabled and Elderly). Consideration needs to be given to how this can be taken forward in the 5th Research and Technological Development (RTD) Framework Programme. These issues will also be covered in the Commission's forthcoming Communication on disabled people.

    113. However, realising the full potential of these new applications raises important questions about the availability, the affordability and the accessibility of ICTs. While some applications require only a basic phone line, others demand more advanced services which may not be within everybody's reach. In addition to the ongoing work to develop user-friendly applications, therefore, it is also important to ensure that both social policy and the telecommunications regulatory framework and universal service provision take full account of the evolving needs of older and disabled people, to enable them to participate fully in - and benefit from - the Information Society. Many of these questions will be addressed in the Commission's first Monitoring Report on universal service provision in 1998.

    114. Healthcare design, delivery and scope is being reshaped by the emerging IS, and there is great scope for innovation. The introduction of ICTs in the health sector - and particularly health telematics - will facilitate better coverage of health services, improve the quality of diagnostics and healthcare and help to ensure the cost effective delivery of health services to sparsely populated and remote areas.

    115. The development of ICTs allows for and creates a need to reorganise work in health services at all levels. The entire health care system will be affected as will health service provision and processes. The jobs and skills required of health service staff will change substantially. Major training and retraining of healthcare professionals will be needed. In addition, healthcare telematics systems should provide the physician with greater support in terms of diagnostic capacity and information.

    The use of ICTs in healthcare

    The use of computers and computer-based patient records for primary care and in hospitals has increased quickly over the past 10 years in countries like the UK, where 90% of general practitioners (GP) own a PC and 79% use electronic healthcare records, Denmark where 65% of GPs own PCs and use electronic health records, and the Netherlands where the numbers are 80% and 40% respectively while in other countries the progress was much slower. Great effort has been spent on standardisation of the electronic patient records and patients' smartcards in the Telematic Applications RTD Programme since the beginning of the 90s. As a result, communication between hospitals, general practitioners, laboratories has shown great improvement in quality of care, efficiency and cost effectiveness.

    116. As part of these developments, there will be greater collection and transfer of medical records than in the past. Ensuring a high level of privacy and protection of health data will therefore be a major priority. New safeguards will be needed in order to ensure that both professionals and patients have confidence in the new systems. As the High Level Expert Group has noted, there may be a need in some cases for ethical standards in the health sector to be re-examined.

    117. Standardisation is also an important issue in telematics based healthcare. Appropriate standardisation of telematics and associated systems, including software is required at the European, national, regional and community levels if the potential system-wide benefits for healthcare are to be achieved. This is an area in which the European Commission, along with the appropriate international standardisation bodies, can provide some leadership

    118. Finally, evaluation of both the positive and the potentially adverse impacts of ICTs at various levels of health systems is crucial. Numerous pilot healthcare projects have been initiated in Europe but little coherent evaluation of the impact of telematics innovations has been undertaken to date. As the High Level Expert Group has noted the information and experience gained should be systematically collected, analyzed and distributed. They also recommended that clearing house activities for the analysis and exchange of such information should be established within the European Union framework.

    5.6. Consolidating progress

    119. Member States are developing public policies across the issues related to achieving social cohesion in the emerging Information Society. In all of these areas, the European Union is also playing its part, in terms of support of policy development, using mechanisms such as this Green Paper and the deliberations which have shaped it, through to pooling of strength and experience on specific issues. There is also significant Structural Fund support to all of these efforts.

    120. An important aspect of this range of activity is the work which has been done in the context of the Fourth RTD Framework Programme to promote the social applications of ICTs. The aim of creating a user-friendly Information Society - for example, through work on the identification of ways of giving people easier access to information and education throughout their lives - is one of the priority themes identified in the Commission's recent Communication on preliminary guidelines for the Fifth RTD Framework Programme. [10]

    5.7. Questions for further reflection:

    121. Harnessing the potential of ICTs to strengthen cohesion and achieve integration raises a number of important questions:

    • what more should be done at Community, national and regional level to maximise the benefits of the liberalisation process and smooth the transition to the IS?
    • what degree of priority are regional and local authorities giving to the IS within the scope of their responsibilities? What lessons have already been learned from the development of regional IS strategies and pilot actions, and how can this experience be built on and disseminated?
    • what strategies can be developed, in the context of regional employment pacts, to provide the capacity and the access to unlock human resources potential to maximise the development impact of ICTs at local level? What kind of local, regional and national activities can be launched to promote and facilitate the development of telematics applications of societal interest which will respond to the needs of users?
    • in terms of enhancing the democratic process, what actions need to be taken to maximise the potential for people to engage fully in active society?
    • how can we, in particular, ensure that ICTs work to combat disadvantages and inequality and, in this context, how can the contribution of ommunity actions be maximised ?
    • how can we facilitate the great potential of ICTs for developing better coverage and delivery of healthcare?

    [Indice] 6. La società dell'informazione - la via europea

    122. L'Unione europea si basa su una forte tradizione di diversità culturale, democrazia politica ed economia di mercato. Gli Stati membri hanno sviluppato modelli sociali con molte caratteristiche comuni, comprendenti forti diritti sociali e parti sociali indipendenti, in grado di assumersi responsabilità in merito alle condizioni di lavoro e ad un'equa distribuzione. Nel quadro dell'Unione europea gli Stati membri hanno creato un mercato unico comprendente 370 milioni di consumatori con circa 16 milioni di imprese - la più ampia entità economica del mondo.
    123. Il modello sociale europeo si basa sulla concorrenza tra le imprese e la solidarietà tra i cittadini e gli Stati membri. La società europea dell'informazione deve fare costante riferimento a questi punti di forza economici, sociali e culturali, collegando gli aspetti socio-economici nella creazione di nuove opportunità per tutti i cittadini.
    124. La società dell'informazione rappresenta il più fondamentale cambiamento del nostro tempo, con enormi opportunità per la società nel suo insieme, ma anche rischi per gruppi e regioni. I modi in cui la realizzeremo dovranno riflettere le idee e i valori sui quali è stata costruita l'Unione europea. Tali idee e valori dovranno essere trasparenti e coerenti con gli obiettivi di giustizia sociale, per ottenere il sostegno dei cittadini. A tal fine, la Commissione invita tutte le parti interessate a riflettere sulla possibilità di elaborare un insieme comune di principi comunitari per lo sviluppo della società europea dell'informazione.
    125. La Commissione suggerisce che le politiche pubbliche, tra l'altro:
    1. Rafforzino la capacità dell'economia comunitaria di creare nuovi posti di lavoro, raggiungano elevati livelli e tassi sostenibili di sviluppo economico e occupazione, [...] garantiscano che le PMI possano trarre pieno vantaggio dalla società dell'informazione, e [...] migliorino la coesione tra gli Stati membri e le regioni, utilizzando il potenziale offerto dalle TIC per aumentare la produttività nell'utilizzazione del lavoro, del capitale e delle risorse materiali.
    2. Migliorino la democrazia e la giustizia sociale garantendo che le possibilità offerte dalle TIC di rendere disponibili informazioni aggiornate su questioni di comune interesse e di consentire ai cittadini di partecipare alle procedure di adozione delle decisioni pubbliche, siano pienamente sostenute dai governi, con il coinvolgimento delle organizzazioni non governative.
    3. Garantiscano che gli obiettivi delle politiche di parità delle opportunità siano raggiunti, sul lavoro e nella vita privata, attribuendo particolare attenzione all'istruzione dei giovani in questo settore e integrando l'informazione e la formazione nelle TIC nelle varie politiche ed azioni volte a correggere gli squilibri tra i sessi.
    4. Contribuiscano a superare gli svantaggi subiti da particolari gruppi sociali, garantendo che coloro i quali attualmente dispongono di scarse opportunità sociali siano in grado di padroneggiare le TIC, migliorando in tal modo la loro posizione relativa, non rimanendo ulteriormente arretrati.
    5. Sostengano i gruppi di cittadini con esigenze particolari, migliorando la qualità della vita e sviluppando il loro contributo all'intera società, con l'aiuto delle TIC.
    6. Riducano la burocrazia e migliorino la qualità e l'efficienza della pubblica amministrazione a livello nazionale, regionale e locale, incrementando i vantaggi resi possibili dai servizi di assistenza sociale, come l'assistenza sanitaria e l'istruzione, sviluppando l'efficienza e andando incontro alle esigenze dei gruppi e dei singoli.
    I commenti su tutti i temi affrontati dal presente Libro verde potranno essere inviati al seguente indirizzo:
    PRIORITA' ALLA DIMENSIONE UMANA
    Commissione europea
    Direzione generale V
    Occupazione, relazioni industriali e affari sociali
    DG V/B/5
    200, rue de la Loi/Wetstraat 200
    B-1049
    BELGIO
    Entro il 31 dicembre 1996.

    I commenti potranno inoltre essere inviati per posta elettronica al seguente indirizzo: peoplefirst@fse.dg5.cec.be
    Copie del presente Libro verde, della relazione del Gruppo di esperti di alto livello e della relazione del Forum sulla società dell'informazione sono inoltre disponibili all'indirizzo sopra indicato o presso il server ISPO Web:
    URL:http://www.ispo.cec.be/infosoc/legreg/docs/peopl1st.html
    http://www.ispo.cec.be/hleg/hleg.html
    http://www.ispo.cec.be/info forum/pub.html
    Il presente Libro verde è inoltre disponibile cliccando successivamente sulle seguenti icone: "The European Institutions", "European Commission", "Directory of the European Commission", "DG V Employment, Industrial Relations and Social Affairs", presso il sito Web dell'Unione europea:
    http://europa.eu.int/
    Nel luglio 1996, la Commissione ha adottato un Libro verde dal titolo "Vivere e lavorare nella società dell'informazione: priorità alla dimensione umana" (COM (96) 389), al fine di stimolare un ampio dibattito sui temi fondamentali relativi al passaggio alla società dell'informazione.
    Il documento esamina l'organizzazione del lavoro nella società dell'informazione e identifica le sfide per le organizzazioni e per i singoli. Prende quindi in considerazione la crescita dell'occupazione e il potenziale ruolo dell'istruzione e della formazione nel creare nuove competenze e capacità. Infine, il documento discute i modi in cui la società dell'informazione puó essere configurata in modo tale da essere conforme alle esigenze dei popoli europei, dando nuova linfa vitale alle loro comunità.

    6. THE INFORMATION SOCIETY - THE EUROPEAN WAY

    123. The European Union is built on a strong tradition of cultural diversity, political democracy and market economy. The Member States have developed social models with many common features including strong social rights and independent social partners, able to take responsibility for working conditions and for fair distribution. In the framework of the European Union the Member States have created one single market of 370 million consumers with some 16 million enterprises - the largest economic entity in the world.
    124. The European social model is built both on competition between enterprises and solidarity between citizens and Member States. The European Information Society must draw strongly from this economic, social and cultural strength, linking technological, economic and social aspects together in the creation of new opportunities for all its citizens.
    125. The Information Society represents the most fundamental change in our time, with enormous opportunities for society as a whole, but with risks for individuals and regions. The way we develop it must reflect the ideas and values which have shaped the European Union. These ideas and values should be transparent and coherent with social justice in order to win the support of citizens. To this end, the Commission invites all interested parties to reflect on the possibility of formulating a set of common Community principles for the development of the European Information Society.
    126. The Commission suggests that public policies should inter alia:
    1. Strengthen the capacity of the EU economy to create jobs, achieve high levels and sustainable rates of economic growth and employment, ensure that SMEs take full advantage of the IS, and improve cohesion across the Member States and regions, using the potential of ICTs to increase productivity in the use of labour, capital and material resources.
    2. Improve democracy and social justice by ensuring that the potential of ICTs to provide relevant, up-to-date, information on matters of common interest and to enable citizens to participate in public decision making, are fully supported by governments, with the involvement of non-governmental organisations.
    3. Ensure that the objectives of equal opportunity policies are enhanced, at work and in the home, by paying particular attention to the education of young people in ICTs, and by incorporating ICT information and training in the various policies and actions designed to correct imbalances in the gender roles of adults.
    4. Overcome the disadvantages faced by disadvantaged social groups, and ensure that those who currently lack opportunities in society have the possibility to master ICTs and to thereby improve their relative position, rather than become further disadvantaged.
    5. Support people with special needs, many of whom can be helped to improve their quality of life and address their own needs, as well as to further enhance their contributions to society as a whole, with the help of ICT.
    6. Reduce bureaucracy and improve the quality and efficiency of public administration at national, regional and local level, and improve the overall benefits of welfare state services, such as health care and education, through efficiency improvements and through the better matching of provisions and individual needs.

    Comments are invited on all of the issues presented in this Green Paper. They should be sent to:


    PEOPLE FIRST
    European Commission
    Directorate General V
    Employment, Industrial Relations and Social Affairs
    DG V/B/5
    200, rue de la Loi/Wetstraat 200
    B-1049
    BELGIUM

    By 31 December 1996.

    Comments can also be sent by e.mail to: peoplefirst@fse.dg5.cec.be
    Copies of this Green Paper, the High Level Expert Group Report and the Information Society Forum Report are also available at the above address
    1.Supplemento 6/93 Boll. CE
    2.COM (94) 347 del 19.7.1994
    3.CSE (96) 1 del 5.6.1996
    4.COM (95) 590
    5.COM (95) 688 del 20.12.1995
    6.COM (96) 329
    7.COM (95) 282 del 12.7.1995
    8.COM 96 (73) def. del 13.3.1996
    9.COM (95) 381